“A tutti piace vincere, ma la costituzione di una squadra finalizzata solo a vincere, non basta, bisogna avere alla base un’unione di carattere quasi familiare. Noi siamo una specie di grande famiglia, è per questo che molto spesso cerchiamo di organizzare eventi e situazioni al di fuori del campionato sportivo, perché miriamo a coinvolgere i ragazzi e ragazze su un piano extra pallamano e cercare di farli vivere sempre più in gruppo e imparare a confrontarsi.” risponde così Massimo Petazzi, general manager della Fiat Masera&Bacelliere e presidente della Pallamano Cassano Femminile, quando ci spiega cos’è la pallamano cassanese “Il rapporto che ho con i miei atleti mi ringiovanisce, il motivo per cui io non abbia ancora smesso deriva dal fatto che questi ragazzi mi fanno sentire sempre giovane e io credo di essere ancora un ragazzino come loro, ma evidentemente non è più così”.
Massimo Petazzi, ingegnere meccanico e imprenditore nell’azienda di famiglia che produce macchinari tessili, è impegnato nel settore sportivo della pallamano dal 1974, quando con un gruppo di amici e la sponsorizzazione del Cavalier Mario Tacca, decisero di costituire una società, in cui lui dapprima giocava, successivamente divenne allenatore di massima serie e poi dirigente.
Come ha conosciuto questo sport?
“Ho iniziato a giocare a pallamano a dieci-undici anni. Avevo conosciuto questo sport al liceo di Gallarate, guardando i tornei organizzati tra liceo classico e scientifico. Mi sono innamorato subito perché lo trovavo, e lo trovo, gratificante da tutti i punti di vista, compreso quello di poter segnare un goal. In seguito, per i giochi della Gioventù, ho deciso, insieme a degli amici, di fare una squadra qua a Cassano, mentre frequentavamo le scuole medie presso l’istituto Ismaele Orlandi. Chiedemmo al sindaco di allora di fare un campo da pallamano all’aperto, proprio nel cortile delle scuole Orlandi, e contrariamente a quanto ci aspettavamo, fummo ascoltati. Da lì iniziò l’avventura come giocatore di pallamano. In quel periodo andavamo nel posto più vicino per allenarci e disputare le partite, all’allora Cus Milano, del centro sportivo universitario milanese, fu proprio lì che movemmo i primi passi agonistici. Le prime gare sono iniziate lì: ci allenavamo due volte a settimana più la partita della domenica ed era estremamente impegnativo. Allora abbiamo convinto una serie di ex giocatori liceali, più il Cavalier Mario Tacca come sponsor e nel 1974 è nata la pallamano a Cassano Magnago”.
Il Suo ruolo in squadra?
“Io ero inizialmente un portiere, poi, devo essere sincero, gli eventi mi hanno convinto che fosse meglio giocare in un altro ruolo e ho iniziato a giocare all’ala destra, ruolo che non voleva nessuno, ma io con le mie doti acrobatiche riuscivo a sopperire ad evidenti carenze di carattere tecnico oggettivo. Con gli anni poi mi sono specializzato in questo ruolo, giocando sette-otto campionati di serie A. Tra l’altro credo di essere il giocatore di Cassano Magnago con il maggior numero di presenze in serie A di sempre, facevo mediamente dai 60-80 goal a campionato che per un’ala destra, destra di mano, è un risultato interessante. Devo dire che la metà dei goal è merito dei compagni che mi stavano a fianco perché facevano degli assist bellissimi, poi ovvio che devi tradurli in goal. Ho giocato fino a 33 anni, dopo di che ho conseguito la qualifica di allenatore di terzo livello che consente di allenare squadre di serie A e così ho fatto”.
Lei è il presidente della Pallamano Cassano Femminile, cosa si aspetta in questo campionato dalle sue atlete?
“Quest’anno tutti inizialmente pensavano a un campionato di sofferenze, ma dopo le ultime uscite che abbiamo fatto nei tornei, soprattutto quello di Casalgrande, che ci ha permesso di confrontarci con le altre formazioni italiane che saranno impegnate con noi nel girone, ritengo di poter dire che non sarà molto diverso da quello dell’anno scorso. Cercheremo di entrare sicuramente tra le prima cinque, ma se le nostre ragazzine, unite alle più esperte, risponderanno bene alle sollecitazioni della nostra allenatrice Silvia Beltrame, penso che potremmo arrivare anche tra le prime tre”.
La Sua carriera sportiva è ricca di soddisfazioni da tutti i punti di vista, ci sono ancora dei desideri che vorrebbe si avverassero?
“Sotto un profilo prettamente politico, visto che quest’anno ci saranno le elezioni a livello federale nazionale, il mio desiderio è quello di far contare sicuramente di più Cassano. Non che oggi non conti, ma abbiamo un peso rilevante a livello federale semplicemente perché siamo il miglior contribuente, il miglior fornitore di tesserati e numero di squadre che giocano in tutta Italia: con più di 200 partite e 120-130 mila km all’anno. Ora abbiamo la netta sensazione che dobbiamo contare di più a livello politico e soprattutto evitare che altre persone ci impediscano di avere i riflettori puntati. Dobbiamo contrastare chi mal tollera il nostro sviluppo reale e pratico e non ci permette di contare”.
Ci spieghi meglio.
“Parlo dell’establishment attuale, in particolare di quello lombardo, scelto in tempi passati con tutti i diritti, ma che attualmente non segue la nostra importante realtà. Soprattutto per quanto riguarda il potenziale di movimento di eventi, di situazioni che potremmo creare e non riusciamo. Veniamo quasi tenuti sotto silenzio per non far capire che Cassano deve contare di più nel mondo della pallamano italiana. Il secondo desiderio, come sogno assoluto, è quello di organizzare a Cassano Magnago una manifestazione internazionale di altissimo spessore. Non pretendo determinate attenzioni dalla federazione internazionale per le squadre seniores, perché mi rendo conto che la pallamano italiana è tagliata fuori oramai a livello agonistico, però almeno per juniores o allievi, il campionato mondiale o europeo, si potrebbe valutare, magari coinvolgendo altri impianti sportivi della provincia di Varese o della Lombardia. Sarebbe bello poter vedere una pallamano di questo calibro sul nostro territorio e far vedere a tutti questa realtà. È chiaro che parallelamente a questo sogno, desidererei avere delle squadre in pianta stabile, sia maschile che femminile, in prima Lega e perché vincere uno scudetto. Ma qui si parla di fantasia, perché ci vogliono dei capitali che purtroppo attualmente sembrano di difficile reperimento”.
Riguardo a quest’ultimo aspetto economico cosa Si augura?
“Mi piacerebbe che ci fosse più attenzione sul nostro territorio alla pallamano perché svolgiamo una funzione di aggregazione sociale rilevante. Coinvolgiamo giovani in situazioni che li mettono in discussione e li stimolano ad accettare lo spirito di sacrificio, regole, disciplina, rispetto nei confronti di dirigenti, allenatori, arbitri ed avversari. Ecco che, se la gente capisse tutto quello che noi stiamo facendo, avremmo sicuramente più facilità a reperire fondi.
Collaboriamo con le scuole cassanesi e limitrofe, ma abbiamo bisogno di risorse economiche per poter impiegare personale qualificato. Ci aspettiamo che le amministrazioni comunali, provinciali e anche regionali, vedano il nostro sforzo e ci aiutino per continuare questo percorso”.
Idee e novità per il futuro della pallamano cassanese?
“Abbiamo organizzato un corso nel mese di luglio al Palatacca, in cui abbiamo fatto conoscere questo sport a una ventina di ragazzi non udenti, dai 20 anni in su. Pare che già cinque di loro si alleneranno con la Virtus Carnago. Molti di questi ragazzi sono dotati atleticamente ed è un peccato che si siano approcciati solo ora a questo sport.
Ci sono altre idee per ragazzi con disabilità, ma stiamo ancora studiando quali possono essere condizioni migliori per far divertire e conoscere questo mondo”.
Cos’è per Lei la pallamano?
“La pallamano è una scuola di vita, è un’esperienza che mi dà e mi ha dato tanto. Mi ha fatto capire come bisogna affrontare i problemi. Sembra strano perché stiamo parlando di un gioco, ma il “non dover mollare mai”, mi è servito tantissimo quando per esempio studiavo all’università. C’erano momenti in cui sentivo di non farcela più: quando ti devi alzare alle cinque di mattina e magari tornare alle dieci di sera perché hai tante lezioni o stanno rifacendo la linea ferroviaria, io non ho mollato e mi sono laureato in ingegneria meccanica. La tenacia mi è servita anche nel lavoro, essendo la mia attività soggetta a cicli di alti e bassi, sono sempre riuscito a mantener la mia azienda stabile: vuol dire essere stati dei lottatori per far sì che, anche la mia squadra lavorativa, funzionasse, sia per le famiglie della gente che lavora e sia per il prodotto che facciamo. Quindi è una scuola di vita, poi è anche divertimento e piacere. Quando guardo una partita c’è sempre quest’adrenalina che sale, i gesti che vengono svolti nella pallamano hanno una frequenza e velocità di ripetizione tale che ti senti al settimo cielo, ti sembra di vivere in un altro mondo, ti sembra di poter toccare il cielo con un dito. Poi vedi fare tutti questi gesti spettacolari, e in un certo senso, m’immedesimo, perché anche io quando giocavo scimmiottavo le mosse dei grandi campioni”.

Federica Scutellà