Caterina Cialfi è tornata a vestire la maglia della UYBA in estate dopo l’esperienza di due stagioni in quel di Vicenza dove è maturata e ha avuto un ruolo da protagonista nella promozione in A1 dell’Obiettivo Risarcimento. Seconda palleggiatrice delle farfalle, si fa trovare sempre pronta dimostrandosi bravissima nello sfruttare al meglio lo spazio che le concede coach Mencarelli. Il futuro che la ventenne milanese ha davanti sembra proprio radioso.

Cialfi 3 medauCiao Caterina, bentornata in serie A1! Come ci si sente?
“Bello, anche se è una parola molto riduttiva. Tornare nel luogo dove hai esordito, anche se non dal punto di vista dei minuti di gioco, è davvero un’esperienza molto positiva”.

Qual è il ricordo più bello che ti porti dei due anni a Vicenza?
“La finale dei playoff a Monza quando abbiamo vinto il quinto set”.

Come è stato tornare alla Unendo Yamamay? È cambiata più la squadra o Caterina?
“Tutte e due, Caterina spero che appaia un po’ più matura, cresciuta e con più esperienza; la squadra ha un progetto nuovo, 2.0, quindi ci sono stati grossi cambiamenti anche lì”.

La stagione della UYBA è stata contraddistinta da alti e bassi? Cosa vi manca per essere più costanti?
“Alla fine quello che dicono e noi stesse diciamo è che ci manca è l’esperienza: facciamo tanti errori, abbiamo troppi alti e bassi, spesso ci perdiamo in un bicchiere d’acqua”.

Tocchi ancora per terra prima di cominciare la partita come gesto scaramantico?
“No, non lo faccio più dall’anno scorso, quando ho visto che mi aveva portato un po’ di sfortuna. Però indosso sempre le mutande da partita che sono arancioni”.

Quest’anno ti sei alternata il regia con il capitano Hugglund. Lei predilige palla spinta, tu palla alta, cosa prenderesti in prestito da lei e cosa le regaleresti in un gesto di generosità?
“Prenderei in prestito il feeling che ha con Karsta e le donerei un po’ più di gestione sulla palla alta: in situazioni molto critiche forse è meglio palla alta che palla spinta per dare una mano all’attaccante”.

Girano voci che il tuo soprannome sia quello di piccola Lloyd, cosa ne pensi? Ti piace?
“Sì, mi piace tantissimo. Lloyd è il mio idolo, io ho iniziato a palleggiare quando qui c’era lei e vedere un palleggiatore così è stato importantissimo”.

E allegro chirurgo, lo hai scelto tu o lo ha scelto Adriano? E in che modo ti assomiglia?
“In verità l’ha scelto Angelina, come io ho scelto il suo “piccola clava”. E riguarda il fatto che studio Medicina all’università”.

Cialfi 1 medauSo che tifi il Milan: meglio la UYBA o il Milan quest’anno?
“Direi che è una bella gara – sorride -. Il Milan è venuto fuori nelle ultime gare, quindi mi auguro che succeda lo stesso alla UYBA”.

Come concili lo sport a livello professionistico con lo studio? A abbiamo scoperto che tutte le giocatrici della squadra vanno all’università.
“Ho la frequenza obbligatoria e dunque le mie giornate tipo sono: sveglia alle 6.30, università, cinque ore di lezione, torno a casa, mangio, mi alleno e la sera studio. Ho davvero poco tempo per me. In periodo di esami sono un po’ sotto pressione, ma nell’ultima sessione sono riuscita a darne tre e sono soddisfatta. Coach Mencarelli, inoltre, ci dà la possibilità di seguire le lezioni quando serve e questo mi e ci è di grande aiuto”.

So che la tua vicina di casa è Silvia Fondriest, compagna anche di Bomberos. Qual è il segreto del vostro sodalizio?
“In verità all’inizio non mi stava tanto simpatica ma solo perchè a Roma lei voleva visitare tutto ed io invece ero molto stanca. Poi però ci siamo avvicinate perchè siamo molto simili: amiamo la solitudine e la compagnia a piccole dosi, e soprattutto siamo molto selettive nelle amicizie”.

So che hai ben speso il buono che lo sponsor vi ha dato per l’acquisto di biancheria intima. Come ci si sente ad essere una delle poche a poterlo fare?
“Sono stata felice di avere potuto sfruttare il buono e ho fatto dei begli acquisti – ride -”.

Qualcuno dopo la partita con Bergamo ha insinuato che il pubblico del palazzetto metta pressione in campo, sei d’accordo?
“Sinceramente io penso tutto il contrario, meno male che c’è il pubblico del palazzetto”.

E tu da chi ti senti messa sotto pressione? Allenatore, dirigenza, pubblico o Caterina?
“Forse dall’allenatore perchè Mencarelli per me è un punto di riferimento importantissimo e riuscire  a fare quello che lui mi chiede è quello a cui ambisco maggiormente”.

Cialfi 4 medauIn una precedente intervista ti sei definita competitiva e determinata. Cosa saresti disposta a fare per il posto da titolare?
“Voglio solo lavorare per guadagnarmelo, mi piace lottare. Anche a Vicenza il primo anno non sono partita titolare ma sono comunque riuscita a guadagnarmi i miei spazi e poi ho vinto una promozione. È bello fare un percorso e spero di riuscirci anche qui”.

Ritornando alla UYBA, hai ritrovato due tue vecchie compagne, Degradi e Pisani. Come ti hanno accolta?
“Pisani mi ha mandato subito un messaggino per dirmi che era contenta del mio ritorno, mentre Degradi mi ha insultata perché non glielo avevo detto prima – ride -”.

È vero che sei più sfortunata di Paperino?
“Sì, sono sfortunatissima: la settimana scorsa sono stata ben tre volte al pronto soccorso con di mezzo anche un esame dato all’università. In più di solito prendo dentro ovunque e mi taglio anche”.

Parrebbe che la tua cagnolina Vera fosse contentissima della scelta di Vicenza, dato il noto rapporto tra la città ed i gatti: confermi?
“Sì, sì, confermo, era molto contenta! Lo dico scherzando, ovviamente, perché Vera non mi ha seguita a Vicenza ma è rimasta a casa con i miei genitori che se ne sono presi cura”.

Quando eri a Vicenza è vero che l’unica compagna fedele era una gatta nera?
“A Vicenza non ero molto sfortunata, secondo me è un po’ l’aria di Busto – ride -”.

Tanto per rimanere in tema di sfortune, anche tu sei parte dei Bomberos: si vocifera che tu sia stata contraria all’ingresso di Karsta. Per te mal comune mezzo gaudio non vuol dire nulla?
“Diciamo che a metà campionato non mi sembrava una cosa molto logica”.

L’iscrizione alla facoltà di Medicina è una minaccia velata al tuo fisico per intimargli di smetterla con gli acciacchi, le malattie ecc?
“Anche, visto che ho tante “sfighe” mi curerò da sola”.

Manuel Prearo e Michela Guarino
(foto di Salvatore Medau)