Continua la nostra serie di auguri ad Andrea Meneghin per i suoi 50 anni, che compie oggi, il 20 febbraio.

GIANMARCO POZZECCO, compagno di squadra in Pallacanestro Varese e Nazionale

“Mi stai prendendo in giro? Ma davvero il Menego compie 50 anni? Faccio come Aldo: “Miiii, non ci posso credere!! e non mi sembra possibile che un “Highlander” come Andrea sia già arrivato al mezzo secolo. Parlando seriamente, inizio col dire che Meneghin jr. è il più forte giocatore con cui ho avuto l’onore e il piacere di giocare. E, aggiungo, se Andrea giocasse oggi, nel moderno sistema tecnico e mentale della pallacanestro, sarebbe considerato ancora più forte. Una stella assoluta. Di valore mondiale”.

Interessante questa tua considerazione: da dove nasce?
“Prende il via da una verità tecnica molto semplice: ai nostri tempi, quasi 30 anni fa, venivano considerati fuoriclasse quei giocatori che segnavano 30 punti per partita e occupavano le prime posizioni della classifica marcatori. Oggi invece, con una pallacanestro giocata in modo più corale e con una produzione offensiva condivisa da tante voci, uno come il Menego, che grazie ad un talento sublime sapeva fare tutto sui due lati del campo, verrebbe ancora più esaltato e apprezzato. Poi, attenzione, sottolineo un aspetto importantissimo: Andrea aveva tutte le qualità e per segnare 30 o 40 punti per partita, se solo avesse voluto farlo. Solo che non era quel tipo di giocatore, essendo soprattutto altruista, generoso di natura, sempre attento ai bisogni della squadra e, io lo so bene, più dedito al lavoro difensivo. Non so nemmeno dirti quante migliaia di volte Andrea mi ha salvato il culo con i suoi fantastici aiuti in difesa”.

E’ vero: quando il Menego in difesa inquadrava un avversario, per lui era finita
“Ti racconto un episodio capitato durante un allenamento della Nazionale. Durante un esercizio Davide Bonora, evidentemente frustrato dalla costante presenza difensiva del Menego sbotta con un eloquente: “Eh, vabbè, ma giocare con le “racchette da tennis” non vale!”

Il riferimento del “Pando” è chiarissimo: Andrea grazie alle sue mani enormi e all’incredibile velocità di piedi negli spostamenti laterali e al suo atletismo tocca, devia, intercetta, ruba tutti i palloni che capitano dalle sue parti. Quando c’è lui in difesa, per l’attacco avversario è praticamente impossibile giocare. Insomma: un giocatore completissimo che una ideale pagella stile “Gazzetta dello Sport” meriterebbe 9 o 10 in tutte le voci analizzate: fondamentali difensivi e offensivi, comprensione del gioco, talento, qualità fisiche, atletiche, carattere, leadership e così via”

Tu conosci bene anche i lati umani di Andrea: descrivili
“La persona-Menego, se possibile, è dieci volte meglio del giocatore-Menego. Migliorandone la conoscenza, ovvero con scorrere del tempo, ne ho apprezzato e amato la profondità e le qualità, ma soprattutto, mi sono reso conto della sua importanza facendo esperienza in altre squadre e altri club. In tutti gli spogliatoi frequentati dopo Varese non ho più trovato un personaggio che avesse la stessa levatura morale di Andrea. La presenza positiva del Menego bastava per ridimensionare anche i compagni più egoisti e stronzi. E ti assicuro che in carriera ne ho conosciuti veramente tanti. Eppure l’Andrea, grazie al suo modo di fare, al suo livello naturale di empatia, alla capacità di trascinare il gruppo sapeva smussare gli angoli alla perfezione e posizionare tutti sullo stesso binario. Non a caso – ricorda il Poz -, è stato bravissimo nel “domare” anche un matto senza fine come me”.

Le vostre discussioni in campo fanno parte delle leggende di Pallacanestro Varese
“Ti racconto un altro episodio che riguarda proprio i nostri frequenti ma, sottolineo, innocenti litigi da ragazzini. Stiamo giocando una delle mie partite da “fuori di testa” in cui tenendo la palla tutta per me, quando siamo in attacco chiamo sempre lo schema che prevede un doppio “pick and roll” e, di fatto, non la passo a nessuno. Questa cosa succede una, due, tre e molte volte di seguito. Ad un certo punto, dopo aver chiamato il gioco da eseguire, mi guardo intorno e non vedo più il Menego. Mi giro e vedo che Andrea è rimasto in difesa, a braccia conserte mi osserva e intanto scuote la testa. Allora, gli urlo: “Menego, che ca…volo fai? Non arrivi?” “Oooh, Poz, mi sono rotto il ca…volo di vederti giocare da solo. Se non passi sta ca…volo di palla, chiedo cambio e vado a farmi la doccia prima del tempo” Ecco, Andrea era così: tremendamente vero. Sincero. Reale. Quello che aveva da dirti, bello o brutto che fosse, te lo spiattellava in faccia. Senza comportamenti da paraculo. In questo senso, con lo spessore morale di Andrea, ne ho visti pochissimi: Basile, De Pol e Galanda. Stop. Tanti auguri, Andrea, mio carissimo “vecio toco de mona!””.

GIACOMO “GEK” GALANDA,  compagno di squadra in Pallacanestro Varese e Nazionale
“Prima di tutto – dice Galanda -, vorrei fare i miei auguri più grandi, sinceri e sentiti ad Andrea, una persona che stimo tantissimo e a cui voglio veramente tanto bene. La cosa che mi piace di più di Andrea è sentirlo così coinvolto, appassionato e dedicato alla famiglia e alle figlie che adora. Oggi, di fronte alla bellezza e all’importanza delle nostre famiglia il basket è giustamente passato in secondo piano, ma insieme al Menego che, come me, è un papà attento anche ai dettagli è bello, leggere insieme e condividere tanti pensieri che riguardano questa nuova fase della nostra vita avendo, questo è importante, lo stesso trasporto, coinvolgimento e in senso di amicizia che, ai tempi, dedicavamo alla pallacanestro. Poi, parlare di Andrea come giocatore è facile perchè è stato semplicemente straordinario perchè in grado di abbinare un incredibile talento al fisico perfetto per giocare a basket. Poteva giocare almeno quattro ruoli avendo forza fisica impressionante, velocità di mani e piedi e un atletismo superlativo. In questo senso, in Italia e in Europa, il Menego è stato a mio avviso una sorta di “profeta”, ovvero il precursore della pallacanestro super atletica che vediamo ai nostri tempi. Suo papà sicuramente ha scritto tante pagine di storia della pallacanestro italiana, aveva altre qualità, doti e caratteristiche che lo hanno portato a vincere tutto, ma Andrea, quando giocava, era bello da vedere e sapeva incantare il pubblico con la sua eleganza nei movimenti e l’estrema pulizia nei gesti tecnici. Forse, e credo sia un rammarico largamente condiviso, a causa del suo noto infortunio, Andrea ha raccolto poco in relazione alle sue immense qualità e possibilità. Però nella sua purtroppo breve carriera è stato comunque, e a lungo, un punto di riferimento perchè da “Figlio di Varese” ha saputo legarsi alla maglia, alla sua gente, alla città. Ma, posso garantire, è stato un giocatore amatissimo ovunque e chi capiva di pallacanestro apprezzava al massimo le sue doti e il suo modo di stare sul parquet.

Tutti lo avrebbero voluto in squadra per le mille ragioni tecniche che lo rendevano un giocatore inarrivabile. Il Menego era un difensore pazzesco, anzi, era la proprio la fotografia della “Difesa” con la “D” maiuscola. Poi, vogliamo parlare della sua generosità verso i compagni? Meneghin, se solo avesse voluto, avrebbe potuto dominare ogni anno la classifica marcatori segnando caterve di punti. Eppure, da giocatore dotato di profondo altruismo è sempre stato un passo indietro rispetto alle esigenze del gruppo mettendo la centro del suo gioco un aspetto fondamentale: sapeva migliorare chi giocava al suo fianco. Io stesso non posso che ringraziarlo avendo beneficiato in migliaia di occasioni dei suoi assist”.

Prosegue: “Aneddoti? Prima di tutto, mi piace ricordare la sua fantastica presenza in spogliatoio. Menego praticamente da solo sapeva come “riempire” lo stanzone con la sua allegria, l’imprevedibilità delle sue “mattane” con le quali strappava sorrisi e stemperava la tensione. Poi, nello specifico, ho un ricordo legato ai primi raduni insieme nelle Nazionali giovanili. Tutti quanti avevamo il “terrore” dei suoi scherzi che, inevitabilmente, si realizzavano di notte perchè, è storia risaputa, Andrea sempre acceso da una inesauribile energia non dormiva mai e, come i famosi predatori notturni, prima o poi ti beccava. Poi, giusto per confermare la sua energia, come non ricordare che dopo la famosa nottata dello scudetto della Stella tutti noi, sfatti e cadaverici, siamo andati a dormire per 18 ore filate. Il Menego invece, bello e pimpante come sempre, uscito dal Ristorante Montello alle 5 del mattino, rispettando il voto che aveva fatto, si è incamminato e con passo da “sherpa nepalese” nel giro di pochi minuti era in cima al Sacro Monte per vedere l’alba sulla città di Varese. E’ o non è incredibile, l’Andrea?”.

SANDRO DE POL, compagno di squadra in Pallacanestro Varese e Nazionale
“Andrea Meneghin per me è stato come un fratello e insieme abbiamo vissuto e condiviso esperienze indimenticabili e momenti bellissimi. Il Menego, per talento tecnico e qualità fisico-atletiche è stato, con molti giri di vantaggio su tutti, il giocatore italiano più forte con cui ho avuto il piacere di giocare in campo ma, più ancora, fare squadra fuori dal campo perchè, lo avranno già detto in tantissimi, Andrea è stato un formidabile “compagnone”, ovvero un ragazzo che per la sua simpatia era in grado di ravvivare anche lo spogliatoio più cupo. Per quanto riguarda la nostra comune esperienza varesina ho avuto modo di conoscere il Menego in due epoche diverse: nel biennio 1998-1999, quello connesso alla conquista dello scudetto della Stella, e successivamente al 2003 quando tutti e due torniamo a Varese dopo alcune stagioni trascorse in altri club. In entrambe le occasioni ad accogliermi, al mitico ristorante “Vela”, c’è Andrea e basta un suo sorriso, una sua smorfia e una sua battuta per farmi sentire di nuovo a casa. Non, però, una sua stretta di mano perchè Andrea, aveva allora e ha tuttora, due armi improprie al posto delle mani. Due presse da qualche tonnellata con le quali, lo sanno tutti, potrebbe facilmente stritolarti”.

Che differenze ti senti di segnalare tra Menego-1 e Menego2?
“Una sostanziale, grandissima differenza: il Menego-2, finalmente, dorme un po’ di più rispetto all’1 che, a parere unanime, era una specie di Robocop, un Cyborg creato in laboratorio fatto solo di circuiti elettronici e schede di memoria. Con Andrea in prima versione non sarei stato suo compagno di camera in trasferta nemmeno per un secondo. Col Menego-2, finalmente più rilassato, tranquillo e soprattutto dormiente, per due anni ho diviso camera e nottate nei vari alberghi “.

Dopo il basket giocato tu e Andrea avete sviluppato vite parallele: prima allenatori e, oggi, commentatori televisivi
“Segno di un evidente e ineluttabile destino – commenta ironico “Manera” -. Battute a parte, siccome parliamo di lui, ti dico che in entrambi i casi è stato, ed è bravissimo. Come allenatore di settore giovanile è stato uno dei più bravi, quotati e intelligenti. Come commentatore, basta starlo a sentire: preparato, misurato, tanto, tanto competente, preciso nei suoi interventi punteggiati da un pizzico di ironia che, però, non è mai volgare, nè offensiva. Insomma: un piacere ascoltarlo. Infine, come allenatori del livello senior, in diverse occasioni ci siamo confrontati reciprocamente con una domanda: “Ma, Sandro, noi vogliamo fare davvero questa vita qua?” Risposta all’unisono: “Mai. Nemmeno sotto tortura””.

Massimo Turconi

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