Finisce così il sogno europeo della Pallacanestro Varese.

In una serata a Istanbul il 3 aprile. Finisce con l’amarezza di chi ha solo accarezzato la possibilità di provare a tornare a vincere un trofeo dopo 25 anni. Finisce sul più bello, quando l’inerzia della partita era in mano sua. Finisce con il rammarico di aver avuto l’uomo simbolo del proprio roster nella peggior serata da quando è arrivato a Varese.

Finisce con un senso quasi di soddisfazione per aver lasciato un impegno tacciato di portare via energie fisiche e mentali per il campionato ma che in realtà, in questa stagione deludente dal punto di vista della LBA, era l’unica luce, l’unico sogno, appunto, che i biancorossi ancora stavano cullando.

Il sogno che avrebbe potuto rendere meno amara una stagione che, in caso di salvezza, rimarrà comunque senza picchi, senza grandi emozioni, ancora una volta.

Il sogno allora è finito così, nelle mani di un Nico Mannion che in 4 giorni è passato dalle stelle dei 37 punti contro Brescia alle stalle di una partita che lo ha visto sbagliare tutto quello che poteva: dalle scelte di tiro a quelle di passaggio e di giocata. Finisce così, sullo strapotere fisico di Boutsiele nel pitturato e sulla situazione falli di Spencer e Ulaneo che già nei primi minuti condanna Varese.

Finisce così, nelle giocate di un McDermott mai domo che ha dato a Varese quella speranza che tutti hanno cullato, nonostante tanti non lo dicano, sbeffeggino addirittura questa coppa, di poter tornare, finalmente a festeggiare qualcosa di più di una salvezza, seppur obiettivo vitale per questa Pallacanestro Varese, ma alzare un trofeo è tutt’altra cosa.

Ed allora è finito il sogno della coppa, la manifestazione che ha dato spesso e volentieri in questa stagione una bella faccia ad una Varese in campionato il più delle volte brutta e poco vincente. Finito il sogno si torna alla realtà, quella realtà che pone i biancorossi davanti alle ultime gare di campionato, con la consapevolezza di dover vincere, molto probabilmente, almeno due partite per salvarsi, per salvare una stagione, per dare senso ad unannata che da ieri sera non ha più l’obiettivo di tornare a essere ricordata per una vittoria, ma solo, eventualmente, per l’ennesima salvezza, che è importantissima, ma che ben rappresenta la dimensione attuale della Pallacanestro Varese.

Alessandro Burin

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