Manca sempre meno alla gara cerchiata in rosso sul calendario per la Pallacanestro Varese che, domenica 30 marzo alle ore 16:30, sfiderà sul parquet dell’Itelyum Arena di Varese la Givova Scafati, in un vero e proprio scontro salvezza. Per i biancorossi, che hanno da poco accolto l’arrivo di Ethan Esposito da Verona, l’obiettivo sarà in primis vincere, per fermare l’emorragia di 8 ko consecutivi e poi magari farlo, ribaltando il – 9 dell’andata (94-85 in favore dei campani) per portarsi avanti anche in un eventuale arrivo alla pari.

Un match nel quale, ancora una volta, i biancorossi si affideranno all’estro e al talento di Jaylen Hands, pronto a guidare Varese contro i gialloblu, sperando che possa ripetere la prova da 27 punti messa a segno contro un’altra campana sul parquet di Masnago, Napoli, nella vittoria di qualche mese fa.

Mi racconti qualcosa del suo periodo al College…
“E’ stato un periodo bellissimo, vissuto con tanti amici, che mi ha permesso di crescere molto. Ritengo, ad oggi, sia stato il periodo più felice della mia vita”.

Al College cresce molto come giocatore, viaggiando a quasi 30 punti di media. Chi l’ha aiutata in questo sviluppo?
“Ho avuto molti allenatori ottimi al College che mi hanno permesso di conoscere e sviluppare le mie caratteristiche al meglio, tutto passando tramite un lavoro costante in palestra”.

Dopo il College arriva il periodo dell’Università a UCLA. Come ha vissuto quell’esperienza di campo ma anche e soprattutto di vita?
“E’ stata un’esperienza speciale, anche perché la vivi in un età molto particolare come quella tra i 18 ed i 22/23 anni. Ho fatto tutto quello che amavo: giocavo a basket, studiavo e si facevano davvero tante feste. Mi ha permesso di crescere molto come giocatore e come persona”.

Arriva poi la chiamata dell’NBA, se la sarebbe mai aspettata?
“Nell’ultimo periodo dell’Università la squadra non aveva fatto benissimo, mentre io ero riuscito a distinguermi e chiaramente l’ambizione era quella di una chiamata. Uno non se l’aspetta mai, poi quando arriva è davvero bellissimo, anche se poi non ho mai esordito”.

Ecco, come nasce allora poi la scelta di giocare in Europa?
“Come dicevo, dopo la scelta di Sacramento passo in G-League dove gioco bene, però la voglia di provare un’esperienza diversa era tanta, così decido di fare il salto grande oltreoceano e sbarcare in Europa. All’inizio non è stato assolutamente facile perché cambiano tutte le abitudini, la lingua, gli usi e i costumi. Esci dalla comfort zone ma è un passo che ti fa crescere molto”.

Dal punto di vista cestistico, com’è stato l’approccio con il basket europeo?
“All’inizio molto complicato anche questo. Un basket molto più fisico, intenso e tattico rispetto a quello americano,. Ho dovuto imparare molto, cercando di adattare le mie caratteristiche ad un sistema di basket completamente diverso da quello dal quale provenivo. Però, con il passare dei mesi, mi sono sentito sempre più cresciuto fino ad arrivare a costruirmi tanti anni di carriera qui”.

L’esperienza più importante prima di Varese in Europa?
“Sicuramente la prima, quella all’FMP Belgrado. Il campionato è molto tosto, l’impatto è stato fortissimo, mi sono scontrato subito con un livello altissimo di basket e questo mi ha messo nelle condizioni di non poter stare tanto a pensare ma ho subito dovuto fare e crescere in breve tempo. Poi sicuramente l’esperienza in ACB dell’anno scorso è stata molto formativa in un campionato di altissimo livello, così come quella in Grecia dove mi sono espresso molto bene”.

Quest’anno, a livello personale, sta facendo una bella stagione,è soddisfatto?
“In questo momento no. Sono felice se la squadra fa bene, il mio risultato personale viene sempre dopo quello della squadra. Cerco ogni giorno ed ogni partita di lavorare per aiutare la squadra a vincere e spero che, in queste ultime partite, i risultati inizino ad arrivare per raggiungere il nostro obiettivo”.

Dal momento dell’arrivo di coach Kastritis ha alzato sensibilmente il suo impatto difensivo. Cos’è cambiato rispetto a prima?
“Il coach ci fa lavorare duramente in difesa, mette il lavoro nella nostra metà campo alla base del nostro gioco e penso che abbia ragione. Se difendiamo forte abbiamo molte più chance di poter correre in transizione e prendere i tiri che vogliamo in attacco, tenendo alto il ritmo. Se difendendo posso aiutare la squadra, lo faccio molto volentieri. Con me il coach è stato chiaro su quello che vuole che faccia e cerco ogni giorno di farlo al meglio”.

Ma a lei piace difendere?
“Assolutamente sì (sorride, ndr). Faccio tutto quello che serve per aiutare la squadra a vicnere”.

E’ un momento molto complicato per voi. E’ preoccupato dalla situazione?
“No, non sono preoccupato. So come lavoriamo ogni giorno in palestra e sono certo che continuando così raggiungeremo il nostro obiettivo. E’ chiaro che, in questo momento, tutti siamo ben consapevoli della situazione e del peso che ha ogni giocata, ogni pallone e ogni minuto in campo e faremo di tutto per far sì di rendere fiera di noi la gente di Varese”.

Arriva la gara cruciale con Scafati, che sfida si aspetta?
“Tosta. Loro sono una squadra forte, piena di giocatori di grande talento. Dovremo imporre il nostro gioco, soprattutto in difesa, tenere un’alta intensità e cercare di accendere il pubblico sugli spalti: il loro calore per noi è fondamentale”.

Alessandro Burin

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