
Al Festival dello Sport sbarca Niccolò Martinenghi, lo fa con il campione del mondo compagno di specialità Simone Cerasuolo, lo fa in una sala gremita e con l’entusiasmo alle stelle. Si parla di tutto, dai recenti successi a quelli del passato, ma anche di passioni, consigli per i più giovani, programmi futuri.
“Ogni singola medaglia che raggiungi porta con sé una serie di sacrifici, alla fine cambia il palcoscenico ma il risultato è lo stesso che si tratti di Olimpiadi o di Mondiale” afferma Martinenghi.
“I miei successi passano sempre da un fatto ovvero non sono mai stato il più forte che si tuffava in acqua, ma quello che mi ripeto sempre è che io so come gestire tutto il contorno di quei momenti, so come si fa ad essere al posto giusto al momento giusto”.
È vero, però, che dopo Parigi hai anche pensato di smettere?
“Ho avuto questa sensazione, non lo nascondo, quando raggiungi qualcosa che sognavi da bambino, ti chiedi cos’altro puoi fare, sai nessuno ti può insegnare come affrontare il post successo, il post “sogno raggiunto”, sei combattuto perché da una parte vorresti vivere tutti i giorni quel momento, dall’altra ti metti in discussione, ti senti completo, ma sei davvero completo?”. E quindi cosa è successo? “Non ho mai avuto delle responsabilità sul mio passato, quando salgo su un blocco mi sento sempre una versione nuova di me stesso, questo mi ha spinto ad andare avanti”. Poi aggiunge ancora: “Io cerco sempre di ribadire che noi sportivi siamo dei privilegiati, abbiamo fatto del nostro gioco preferito il nostro lavoro, ho una casa in tutto il mondo, non per le mie ricchezze ma per le persone che conosco”.
Capitolo passioni, calcio e basket su tutte. E se Simone Cerasuolo è un super tifoso juventino che poche settimane fa si tuffato in una dichiarazione quasi “shock” “Rinuncio ad una medaglia olimpica per la Champions della Juve”, salvo ritrattare proprio oggi “Facciamo così, Juve in finale e io pure e poi vediamo”, Martinenghi non ha dubbi: “Ho vinto l’Olimpiade, la mia Inter ha vinto la Champions, io non ho di questi problemi” (ride ndr).
Mentre sul basket: “Se avessi scelto di giocare a basket nella vita probabilmente sarei a lavorare con mio papà (ride ndr), ma il basket ha qualcosa di magico, in una squadra gioisci anche per un risultato di squadra“.
Mariella Lamonica
Foto archivio ufficio stampa Provincia Autonoma di Trento

























