
Se dopo Sanremo era il silenzio a regnare sui social, all’indomani del ko del Varese contro il Celle Varazze (seconda sconfitta consecutiva contro una neopromossa) è la rabbia a dominare tra i tifosi biancorossi. Una pioggia di commenti ha invaso le bacheche social, con grida di scandalo che si sono propagate a suon di “Vergogna!“, “Disonorate la maglia!“, “Andatevene tutti!“, “Fuori dalle p****!” e “Ridateci il nostro Varese!“. E, in molti casi, le parole sono sfociate in insulti.
L’ira bosina è un sentimento del tutto comprensibile perché il Varese esce con appena due punti dalle partite contro Gozzano, Sanremese, Valenzana Mado e Celle Varazze; un filotto che, a ben guardare, avrebbe dovuto fruttare almeno 10 punti alle casse biancorosse (fossero anche stati 8, il Varese sarebbe al terzo posto a +1 sul tandem Biellese-Sestri Levante). E invece la realtà dei fatti dipinge una squadra perennemente incastrata al sesto posto, paradossalmente ancora in corsa playoff visto il -2 dal Chisola (che non vince da cinque partite).
Ma che valore hanno questi playoff? Se mister e squadra battono insistentemente sulla via del voler raggiungere la post-season anche solo per orgoglio, i risultati dicono tutt’altro. Certo, la sfida di ieri è stata anche viziata dalla sfortuna (a ben guardare anche a Sanremo era stato così) e da episodi girati a sfavore (alcuni autoindotti), ma altre prestazioni ben più sottotono non sembrano dipingere una squadra “vogliosa” di proseguire la propria stagione oltre le prossime tre sfide. Allo stesso tempo, i tifosi che (per certi versi a ragione) liquidano i playoff come “inutili”, sono gli stessi che (altrettanto a ragione) pretendono dalla squadra l’impegno di raggiungerli. Se a questo “paradosso” si aggiunge il preconcetto che “Il Varese è il Varese e deve sempre vincere“, ecco allora che la frittata è fatta. Perché il Varese di oggi non è una squadra che può vincere sempre (ieri, ad esempio, mancava la spina dorsale Bruzzone-Tentoni-Barzotti); anzi, forse deve ancora imparare a vincere.
Tornando ai social, però, è chiaro che il fattore pazienza sia esaurito da tempo. Il ritornello che la stagione sia andata si ripete da ottobre e, se negli anni scorsi c’era la volontà di consolidare, proprio i tifosi reclamano a gran voce una rivoluzione totale (o quasi) della squadra. La rabbia generale si riflette anche nelle parole di Luca Aletto: “Hanno fatto la gita al mare!! Ma come si fa a perdere col Celle Varazze?? Basta, basta e basta!! Anche con lo stadio, finitela di illudere la gente: il calcio è già allo sbando in Italia, a Varese è morto e sepolto. Il resto sono tutte chiacchiere e distintivo“. Carlo Furnari aggiunge: “Mi spiace solo per i tifosi, non si meritano questa specie di squadra“. Dello stesso avviso Andrea Parisi: “Oggi abbiamo vinto in una 50ina… quelli che mettono tempo e soldi per seguire una squadra/società che non ci merita“.
Enrico Bellorini si lega ad un’analisi più ampia che guarda anche al futuro: “Già la squadra è poco più che mediocre, aggiungi le assenze, aggiungi che resti in 10 e questo è il risultato. Poi, personalmente, smetterei di mettere sempre portieri under, meglio in attacco: se sbaglia la punta si resta 0-0, se sbaglia il portiere si va sotto“. Il pensiero di Giovanni Forni si orienta alla chiusura del campionato: “Mancano 3 partite, speriamo di chiudere in bellezza la stagione evitando di scadere nel ridicolo. Alcuni giocatori sono impresentabili, meglio affidarsi agli aggregati della Juniores che vedere certi pesudo-giocatori“.
Trovare aspetti positivi anche in un periodo così nero non è comunque impossibile e forse, molto semplicemente, questa squadra ad oggi non può dare più del sesto/quinto posto (fin da inizio campionato l’avevamo collocata fra il terzo e il sesto posto). Ma se si continua a parlare di “Il Varese è il Varese e deve sempre vincere“, allora ogni altro discorso è superfluo.
Matteo Carraro
Foto Ezio Macchi























