Il 14 giugno 2026 la Solbiatese ha scritto una piccola grande pagina della propria storia calcistica mettendo il punto esclamativo ad un capitolo che aspettava di essere chiuso da 15 anni. Al termine di una stagione da incorniciare che ha visto i nerazzurri costantemente impegnati su più fronti (campionato, Coppa Italia e, in ultimo, playoff di girone e spareggi nazionali) la società di Solbiate Arno ha conquistato l’accesso in Serie D e, giunta ora all’apice del dilettantismo, la voglia non può che essere quella di consolidarsi per poi guardare ancora più in alto.

Prerogativa intrinseca dei nerazzurri che ha permesso al nuovo corso presieduto dal patron Claudio Milanese di crescere anno dopo anno, senza dimenticarsi di poggiare sempre e costantemente i propri piedi su solide fondamenta fatte di umiltà, competenza e passione. Fondamenta che il direttore generale Carmine Gorrasi ha aiutato a costruire nel tempo raccogliendo tante soddisfazioni ma anche non poche delusioni. Ed è proprio per questo che la vittoria di Soncino ha ancora un sapore così dolce. “Da tre anni puntavamo al salto di categoria e l’abbiamo fatto nella stagione più bella – esordisce Gorrasi –. Ovviamente quando vinci è tutto bello, ma questo successo è stato costruito sulle due precedenti stagioni: quando perdi una finale nazionale di Coppa Italia 1-0 e l’anno dopo perdi il campionato di un punto non è facile andare avanti. Anzi, forse c’erano i presupposti per mollare, e invece siamo stati bravi, a conservare, a ricostruire e a ripartire con ancora più voglia. Nel calcio tutto torna indietro e adesso festeggiamo”.

A che punto è del percorso di crescita la Solbiatese?
“Abbiamo raggiunto quella che oggi è a tutti gli effetti una categoria semiprofessionistica, paragonabile alla vecchia C2, quindi è un percorso che dovrà ancora svilupparsi. Siamo messi bene a livello di strutture: siamo stati tra le poche società lungimiranti a investirci fin dall’inizio, lavorando poi passo dopo passo sull’aspetto sportivo. Adesso però il salto deve essere anche societario e organizzativo, con il coinvolgimento di sempre più persone nel lavoro quotidiano, perché chiaramente il livello non si alza solo in campo. Non c’è comunque alcuna pressione particolare: sappiamo bene cosa dobbiamo fare e soprattutto come dobbiamo farlo. Continueremo a lavorare come abbiamo sempre fatto”.

Claudio Milanese ha confermato Roberto Gatti nel ruolo di allenatore: possiamo parlare di scelta scontata?
“Direi proprio di sì. Mister Gatti è un vincente nella testa, fa la differenza sotto tutti i punti di vista, anche nella gestione del gruppo. Lo ha dimostrato fin da quando è arrivato, perché non è da tutti chiudere playoff e spareggi con sole vittorie. Oltre a essere un grande allenatore è soprattutto un grande uomo, e questo fa tutta la differenza del mondo”.

E sul mercato?
“L’idea della società è quella di confermare il gruppo che ha compiuto questa grande impresa. Vincere i playoff di Eccellenza non è semplice, anche perché abbiamo disputato tantissime partite, quasi 50 match in una stagione, numeri da categoria professionistica, e questi ragazzi meritano la riconferma. Molti di loro hanno già giocato in Serie D e ora dovranno dimostrare di meritarsi questo palcoscenico. Investiremo sicuramente sugli under, perché in Serie D fanno davvero la differenza: i primi acquisti rispondono al nome di Filippo Renner (centrocampista 2007 dalla Rhodense, ndr), Giuseppe Pandullo (esterno destro 2007 dal Pavia, ndr) e Riccardo Lo Re (mezzala 2008 dalla Primavera del Renate, ndr)”.

Scapinello?
“È un giocatore che ha dato tantissimo alla nostra causa. Credo sia giusto e corretto riaprire il discorso con lui e lo abbiamo riabbracciato con gioia. Dal patron a me fino al mister, sappiamo tutti che può ancora dare molto a questa squadra”.

Quali sono le aspettative per la stagione?
“Da neopromossa, parlando di una società che da più di 15 anni non affronta questa categoria, l’obiettivo principale è restare in Serie D. Non ci sono voli pindarici, ma la volontà di giocarcela con umiltà, cuore e senso pratico. Poi l’idea è quella di crescere e arrivare il prima possibile a competere per qualcosa di più importante. Per quanto riguarda il girone in cui saremo chiamati a competere è sempre difficile fare previsioni: pensare che uno sia più difficile dell’altro è un discorso che lascia il tempo che trova e spesso risulta anche un po’ stucchevole”.

Ultimo, ma non meno importante, il salto in Serie D comporta la necessità di allestire una Juniores Nazionale. Come vi state muovendo da questo punto di vista?
“Stiamo lavorando per costruire una squadra competitiva. Abbiamo ricevuto tantissime richieste, cosa che ci fa molto piacere, e stiamo facendo una selezione accurata per allestire un buon gruppo. L’idea è quella di puntare su un blocco 2009 con alcuni 2008. In panchina ci sarà Riccardo Ceriani come allenatore, con Simone Barban come suo vice”.

Matteo Carraro

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