
Alla fine gli Stati Uniti si prendono il titolo mondiale (previdibile), ma l’Italia torna da Düsseldorf con qualcosa che vale molto più di una semplice medaglia. Gli Azzurri sono vicecampioni del mondo di Flag Football e, soprattutto, sono ufficialmente sulla strada per Los Angeles 2028. Dopo la notte da leggenda vissuta contro il Canada, con quel 41-36 in semifinale che aveva regalato alla Nazionale maschile il primo storico pass olimpico della disciplina, l’ultimo atto del Mondiale si chiude con un 46-26 per gli americani. Un risultato che non ridimensiona minimamente quanto fatto dagli Azzurri, capaci di infilare cinque vittorie consecutive prima di arrendersi soltanto alla squadra che, da sempre, rappresenta una delle massime espressioni del Flag Football. E in mezzo a questa storia c’è anche un pezzo di Varese. A viverla da protagonista è Andrea Volonnino, atleta degli Skorpions Varese, che torna dalla Germania con una medaglia d’argento al collo e, soprattutto, con la certezza di aver scritto una pagina indelebile nella storia dello sport italiano.
USA troppo forti, ma l’Italia ci prova
La finale parte nel migliore dei modi per lo spettacolo. Gli Stati Uniti segnano subito, ma l’Italia risponde immediatamente: Luke Zahradka pesca Jordan Bouah in end zone e lo stesso Bouah completa anche la trasformazione da due punti per l’8-8. L’equilibrio, però, dura pochissimo. Gli americani alzano progressivamente il ritmo e la loro velocità diventa un problema enorme per la difesa azzurra. Un touchdown dopo l’altro, giocate spettacolari e una precisione quasi chirurgica permettono agli USA di prendere il largo fino all’8-30. Poi arrivano anche gli intercetti di Zahradka e, poco prima dell’intervallo, l’infortunio di Jared Gerbino. Il 38-8 con cui si va al riposo racconta di una finale ormai indirizzata. Ma l’Italia non smette di giocare. Nella ripresa è ancora Bouah a firmare il touchdown del 16-38, prima di essere costretto a lasciare il campo per un problema alla caviglia. Gli Stati Uniti rispondono ancora, ma gli Azzurri continuano a spingere fino alla fine: arriva la safety di Simone Alinovi, poi, a poco più di due minuti dalla sirena, anche l’ultimo touchdown italiano del Mondiale, firmato da Claudio Corrado con Henry Blackburn a completare la trasformazione da due. Finisce 46-26. Gli USA festeggiano il titolo, l’Italia sale sul secondo gradino del podio. E può farlo con orgoglio.
Cinque vittorie, una finale e il biglietto per Los Angeles
Perché per arrivare fino a qui gli Azzurri hanno costruito un percorso semplicemente straordinario. Gran Bretagna, Panama e Francia battute nella fase a gironi, con l’Italia capace di chiudere al primo posto e imbattuta. Poi la Germania, padrona di casa, spazzata via nei quarti con un netto 38-22. Infine il Canada. La semifinale contro i canadesi, già raccontata come una delle partite più importanti nella storia del football italiano, ha consegnato agli Azzurri il 41-36 che valeva contemporaneamente la finale mondiale e la qualificazione ai Giochi Olimpici. Il resto è storia.
A Düsseldorf il Flag Football italiano ha fatto il definitivo salto di qualità e, quando questa disciplina debutterà ufficialmente ai Giochi di Los Angeles 2028, ci sarà anche l’Italia. Anzi, sarà la prima Nazionale maschile nella storia del Flag Football a conquistare sul campo la qualificazione olimpica. Una rivoluzione, insomma, che coinvolge anche il movimento varesotto grazie a Volonnino.
E le Azzurre chiudono con una vittoria
Non c’è soltanto l’argento maschile, però, nel bilancio italiano di Dusseldorf. La Nazionale femminile saluta il Mondiale con una bella vittoria: 26-20 all’Australia nella finale per l’11° posto. Un successo costruito soprattutto attraverso una difesa capace di cambiare più volte l’inerzia della partita, con ben quattro turnover on downs e l’intercetto di Beatrice Galimberti. In attacco arrivano i touchdown di Margherita Germinetti, Lucia Mastellone e Alice Fimiani, oltre alla giocata decisiva di Andrea Ferro Avolese, che nel momento più delicato della partita trova personalmente la strada della end zone per il definitivo 26-20. Un finale con il sorriso per le Azzurre, che chiudono dunque all’11° posto. Nel gruppo italiano c’erano anche le due portacolori degli Skorpions Varese, Sofia Petrillo e Aleksandra Radisavljevic, entrambe protagoniste di un Mondiale importante. Proprio Radisavljevic aveva lasciato il segno nella sfida più emozionante della fase a gironi, ricevendo il touchdown che aveva riportato l’Italia sul 7-6 contro il Messico.
Un movimento che guarda già al futuro
Il risultato femminile va letto anche alla luce di un movimento internazionale che sta crescendo rapidamente. Il livello medio si è alzato, le distanze tra le Nazionali si sono accorciate e a Dusseldorf è emerso con chiarezza quanto il Flag Football sia ormai una disciplina globale e sempre più competitiva. L’Italia ne ha avuto una dimostrazione concreta proprio contro il Messico, vicecampione del mondo in carica: le Azzurre sono arrivate a un passo dall’impresa, perdendo soltanto 14-12 dopo aver messo in seria difficoltà una delle grandi potenze mondiali. E se da una parte il Mondiale femminile si chiude con un 11° posto, dall’altra lascia intravedere margini di crescita importanti.
Perché il vero risultato di Dusseldorf, in fondo, è proprio questo: il Flag Football italiano è entrato in una nuova dimensione. Gli uomini hanno conquistato una medaglia d’argento e il pass olimpico. Le ragazze hanno mostrato di poter competere anche contro formazioni di vertice. E il movimento, nel suo complesso, ha dimostrato di avere talento, entusiasmo e basi sempre più solide. Tra due anni a Los Angeles verranno assegnate per la prima volta le medaglie olimpiche del Flag Football. L’Italia ci sarà. E, se tutto andrà come deve andare, ci sarà anche un po’ di Varese.
Redazione
Foto Riccardo Foglio

























