
Tempo, sviluppo, crescita, risultati. Sono queste le direttrici su cui si sta costruendo il progetto Pallacanestro Varese e Varese Basketball targato Luis Scola e la dimostrazione migliore di ciò non è solo quanto riguarda la Prima Squadra ma, appunto, anche il settore giovanile perché in queste 4 direttrici è racchiuso il senso del lavoro più importante ed attorno al quale ruota tutto: ossia il Player Development.
Si capisce allora come il ruolo del Responsabile di quest’area assuma una rilevanza di altissimo livello per tutto il club, il che ovviamente porta con sé una responsabilità di prim’ordine. Per questo, abbiamo deciso d’intervistare il nuovo Head of Player Development, Federico Renzetti, che di questo percorso di sviluppo è anche esempio concreto vista la crescita che ha avuto negli anni.
Che significato ha per lei essere diventato Responsabile del Player Development?
“Sono orgogliosissimo di questa nomina. Per me è una responsabilità enorme e la fiducia che il club ha riposto in me rappresenta una grandissima gratificazione”.
Come cambia il suo lavoro in questo ruolo?
“Questo è il mio quarto anno. Nella prima stagione aiutavo a sviluppare il Player Development; con la crescita che sta avendo il club, abbiamo poi separato il ruolo di Responsabile, che prima era legato all’assistente della prima squadra che si occupava dell’attacco. Ora ho più tempo per entrare nei dettagli del lavoro da fare con i giocatori e tutto il focus è concentrato su questo. Possiamo portare maggiore programmazione, attenzione, energia e vicinanza al giocatore. Tutto questo favorisce il processo e fa sì che il lavoro funzioni meglio. L’organizzazione generale sta crescendo sotto tanti aspetti e questo è uno di quelli”.
E’ soddisfatto di quanto hanno fatto i ragazzi in fase di preparazione estiva?
“Sono soddisfatto del lavoro dei giocatori, ma anche di quello che stiamo facendo come staff, e parlo di tutti: dai GM a tutti i coach che ruotano attorno alla squadra. Stiamo facendo tutti grandi passi avanti e siamo arrivati a un livello di lavoro elevatissimo. Si vede che il nuovo percorso sta portando i suoi frutti: lavoriamo ogni giorno con grandissima energia, sempre focalizzati sui dettagli. Questo ci permette di lavorare sugli errori con ancora maggiore attenzione”.
Risi, Kangur, Basualdo e Prato: frutti di un lavoro nel tempo…
“Assolutamente sì. I frutti del lavoro con i giovani si vedono dopo anni di lavoro. Siamo molto fieri di aver cresciuto ragazzi come Librizzi e Assui, ma anche Kangur, Risi, Prato e Basualdo, e vogliamo continuare su questa strada nella loro formazione e crescita.
Questa è la mentalità sulla quale abbiamo messo focus ed energia. Non voglio che tutto rimanga nelle parole, ma che si traduca in azioni: la nostra intenzione è creare giocatori per la prima squadra e i risultati si vedono”.
Quest’anno il club ha deciso di puntare molto sulla crescita dei ragazzi anche tramite esperienze internazionali. Quanto è importante questo confronto con pari età e ruolo di tutto il mondo, non solo per i giocatori quanto anche per chi fa parte dello staff?
“Il confronto con l’estero è fondamentale, perché ci dà la possibilità di condividere con i ragazzi una settimana, 24 ore su 24. Abbiamo la possibilità di stimolarli non solo in campo, ma anche al di fuori e, dopo sette giorni, si vede già la differenza. È importantissimo anche per lo staff perché bisogna prendersi cura di ogni singolo dettaglio: dal viaggio al fuso orario, dagli spostamenti al cibo, dalle ore di sonno all’allenamento, fino a come affrontarlo e a come mantenere gli standard di allenamento che abbiamo qui. In questo voglio fare una menzione speciale a Francesco Zambelli, figura centrale ed importantissima per noi che ci permette di vivere al meglio ogni singola esperienza. Tornando al discorso principale, in questi viaggio si parla tanto con i ragazzi, ci si confronta. Andiamo a creare una quantità incredibile di stimoli che loro assorbono, mettendo la pallacanestro al centro di tutto e la preparazione alla partita come obiettivo. Siamo in un momento in cui li spingiamo a essere professionisti e li abituiamo a iniziare a vivere come tali. Questo aiuta il loro sviluppo ed è ciò che poi vogliamo mantenere durante la settimana. Lo stesso vale per lo staff: tutti migliorano e torniamo con un valore che rimane nell’organizzazione del lavoro di ogni giorno”.
Alessandro Burin























