
Ci sono presentazioni diverse dalle altre. Quella andata in scena oggi, mercoledì 23 settembre al Birrificio Angelo Poretti è sicuramente una di quelle perché pensare fino solo a maggio scorso di poter vedere Amedeo Della Valle in maglia biancorossa era qualcosa non solo d’impensabile ma perfino di folle.
Ed invece le strade del destino, o meglio del mercato, hanno fatto sì che l’ex guardia di Brescia, tra i più temuti ed “odiati” sportivamente parlando, degli avversari dal pubblico di Masnago (per le sue qualità tecniche) è già diventato il più amato da quegli stessi tifosi che con lui sognano di tornare a giocare per vincere qualcosa.
Proprio da una considerazione su questo tema parte la conferenza stampa di presentazione dell’ex Brescia: “So che fa abbastanza strano vedermi con questi colori, (dice sorridendo, ndr), ma sono contento di essere qui. Sarà una stagione ambiziosa, inutile nasconderlo: il livello si è alzato e non vedo l’ora di dare il mio contributo per aiutare la squadra a raggiungere i suoi obiettivi”.
LA MISSIONE CHE SENTE DI AVERE IN QUESTA FASE DELLA CARRIERA: “Cercherò di essere un leader, perché è una responsabilità che mi sono dovuto prendere nel momento della carriera in cui mi trovo. Dal punto di vista tecnico penso di essere negli anni migliori della mia vita cestistica, soprattutto per la possibilità di provare a vincere qualche trofeo. Vincere non è facile: i risultati arrivano quando tutte le componenti si muovono alla stessa velocità. Altrimenti si rischia di rimanere un agglomerato di giocatori singoli che da soli non vanno da nessuna parte”.
SULL’ACCOGLIENZA RICEVUTA A VARESE: “Sono fortunato perché ho avuto un’accoglienza strepitosa. Varese è una città che vive di pallacanestro e lo si percepisce in ogni angolo della stessa”.
COSA LO HA SPINTO A VENIRE A VARESE: “Quello che è successo a Brescia durante l’estate è stato uno shock emotivo per me. Avevo il desiderio di rimanere vicino a casa e in un ambiente che conoscevo già: era una delle mie priorità. Poi c’è stato il rapporto con Scola che ha pesato molto. Siamo stati compagni di squadra e in questi anni abbiamo continuato a sentirci. È una persona a cui ho scelto di dare la mia fiducia, così come lui ha fatto con me. Penso che siano stati questi i due fattori principali che mi hanno spinto a scegliere Varese”.
LA PROMESSA MANTENUTA DI SCOLA: “Tutti gli anni mi ha sempre scritto. Sul terrazzo di casa di mia madre avevo fatto un murales con una foto di quando giocavo a Milano con Luis e il Chacho Rodríguez. Quando ho visto quella scena mi è sembrato tutto abbastanza surreale, quasi fosse già scritto che ci saremmo rincontrati. Di Luis come compagno ricordo soprattutto la positività con cui affrontava le giornate, il modo in cui viveva il gioco e lo spogliatoio: con lui c’era sempre un clima fantastico”.
LA CONVIVENZA IN CAMPO CON HALE: “Quando vai in campo devi aiutarti con i tuoi compagni. Più cerchi di giocare ad alto livello, più devi essere bravo ad adattarti e a capire come funzionano le cose. Poi c’è chiaramente una componente che dipende dal coach. Noi dobbiamo scendere in campo cercando di fare il meglio possibile. Hale è un giocatore con cui posso giocare e coesistere e penso che, insieme, possiamo rappresentare un pericolo in più per gli avversari”.
QUELLO CHE È SUCCESSO A BRESCIA: “C’è un’ultima foto che avevamo fatto casualmente a un pranzo quando giocavo a Brescia. Eravamo tutti insieme e, un mese dopo, abbiamo ripreso quella foto: uno ha scritto “è come quando spacchi a biliardo”, perché nel frattempo eravamo finiti tutti in giro. Quello che è successo è stato chiaramente incontrollabile. Ho cercato di fare le valigie e andare dove mi volevano e quel posto è stato Varese. Sono molto felice di essere qui. Diamo tutti per scontato che le cose debbano andare sempre bene, ma non è così. Per questo sono felice di aver trovato questa opportunità”.
GIOCARE A MASNAGO: “È sempre stato un ambiente molto caldo, uno dei campi più difficili in cui giocare. Già vedere il clima che si è creato alla prima uscita mi ha fatto una grande impressione. È un palazzetto storico, con un tifo che non ha eguali”.
TORNARE A GIOCARE LE COPPE EUROPEE: “A me piace giocare e sono contento di avere la possibilità di disputare più partite possibili. Non è mai stata una cosa che mi ha pesato. Sicuramente molti pensavano che una parte del successo di Brescia fosse legata al fatto che non giocassimo le coppe, ma quando le abbiamo giocate abbiamo vinto la Coppa Italia. Spesso certe cose vengono dette per istinto, senza che ci sia necessariamente una relazione tra le cose. Sono felice di giocare la BCL. A 33 anni mi sento benissimo, dormo bene la notte e chiaramente l’unica cosa importante è riuscire a stare bene fisicamente”.
LA NAZIONALE: “Ho sempre sentito Banchi e spero di avere ancora l’opportunità di incontrarlo, ma dipende da tante variabili”.
L’OBIETTIVO LOS ANGELES E LE OLIMPIADI 3X3: “C’era l’idea, ma dopo l’infortunio di questa estate è diventato tutto più complicato. Essere un giocatore di 3×3 è bellissimo, ma fare il professionista è un’altra cosa e in questo momento sono troppo concentrato sul 5 contro 5”.
IL CAMBIO DI VITA A VARESE: “Sicuramente l’addio a Brescia ha cambiato completamente i miei piani di vita e ancora oggi, quando sono sul divano, faccio fatica a capire fino in fondo cosa sia successo. Sono una persona semplice, non ho bisogno di chissà cosa per stare bene. Di Varese tante persone mi avevano parlato bene: c’è il verde, c’è una dimensione che mi piace. A me basta poco per essere felice”.
Alessandro Burin























