Nel triumvirato che comanda a braccetto il Girone V di Seconda Categoria non è certo una sorpresa trovare i nomi di San Marco e Vanzaghello: i bustocchi rappresentano ormai una garanzia consolidata dell’alta quota decisi a spiccare il definitivo salto, mentre la matricola milanese non ha mai nascosto le proprie ambizioni di vertice. Per qualche osservatore superficiale, invece, il nome dell’Amor Sportiva potrebbe suonare come quello di un’autentica outsider. La realtà del campo, invece, racconta di una compagine saronnese insediatasi lassù con pieno merito e persino con il legittimo rammarico per quel pareggio incassato a tempo ormai scaduto sul terreno dell’Azzurra Mozzate al debutto, unico neo a “rovinare” un percorso altrimenti netto.

I ragazzi di Saronno si sono però ripresi tutto con gli interessi: il perentorio 3-0 a domicilio rifilato al Calcio Olgiate nell’ultimo turno ha ribadito la caratura e la compattezza dei biancoblu, capaci di coniugare una manovra ficcante a una fase difensiva granitica. “Non guardiamo la classifica ma pensiamo a lavorare sodo partita dopo partita: la nostra vera forza è l’identità – sottolinea con orgoglio lo storico estremo difensore Alessandro Lovera, da sempre guardiano e colonna dell’ambiente saronnese – , siamo un gruppo di ragazzi cresciuti in questo settore giovanile e con un senso d’appartenenza viscerale per questi colori”.

Partiamo da domenica: è arrivata una vittoria di notevole spessore contro l’Olgiate, un 3-0 che per molti addetti ai lavori non era affatto scontato.
“Sapevamo perfettamente di affrontare una formazione insidiosa e di ottimo livello: noi scendiamo sempre in campo con il massimo rispetto per tutti, senza prendere nessuno sottogamba. È stata una prova corale splendida. Nei primi minuti abbiamo saputo soffrire e compattarci con intelligenza; poi, col passare del tempo, abbiamo preso fiducia, guadagnato metri sul terreno di gioco e sbloccato la gara. Al di là del tris, l’aspetto più gratificante è stato non aver concesso gol: blindare la porta è sempre fondamentale”.

Da portiere, anche se non da protagonista sul campo, immagino che gratifichi soprattutto il primo clean sheet stagionale in campionato.
“È una soddisfazione bellissima e i meriti sul campo vanno divisi con il mio collega Dado (Davide Chito, ndr), che ha giocato titolare disputando un’ottima gara mentre io ero seduto comodo in panchina (ride, ndr). Battute a parte, per il nostro reparto mantenere la porta inviolata è sempre il termometro del lavoro ben svolto. Non è mai merito solo del singolo estremo difensore, ma dell’applicazione di tutta la squadra: difesa, centrocampo e attaccanti che si sacrificano in ripiego”.

Una sana e proficua alternanza tra i pali, dunque?
“Assolutamente sì. Siamo abituati a ruotare, spesso facciamo due partite a testa o comunque c’è una turnazione costante voluta dal mister. Giochiamo entrambi con continuità e ci sosteniamo a vicenda, c’è un ottimo affiatamento”.

Allargando il campo a queste prime tre giornate: che bilancio tracci dell’avvio biancoblu?
“Il bilancio non può che essere positivo. Il nostro diktat è mantenere il focus esclusivamente sulla singola domenica, senza fare tabelle o fissarci traguardi a lungo termine. Il gruppo è giovane, ma i ragazzi stanno crescendo a vista d’occhio e si comportano con grande maturità sul rettangolo verde. Purtroppo settimana scorsa abbiamo dovuto fare i conti con il grave infortunio capitato a Emanuele Caldera, che si è fratturato il naso: a lui va il nostro più affettuoso augurio di pronta guarigione, dopo essere stato già sfortunato in passato. Non sono sorpreso da questi risultati perché tutti hanno spinto al massimo sin dal ritiro estivo, ma sappiamo che il cammino è lunghissimo e la testa deve restare sulle spalle”.

La classifica adesso conta poco, però già l’anno scorso avevate sfiorato la zona playoff disputando un campionato di spessore. Vi è venuta la classica “bocca buona”?
“La bocca buona viene inevitabilmente a tutti quando vedi il traguardo lì a portata di mano. La passata stagione siamo stati bravi, pur pagando a caro prezzo qualche ingenuità di troppo sui gol subiti nei minuti finali, un piccolo difetto che purtroppo si è ripresentato anche al debutto con l’Azzurra. Per ora ci scherziamo su e guardiamo la graduatoria con le pinze, ma l’ambizione non manca a nessuno”.

A proposito della scorsa stagione: siete passati dal girone a matrice legnanese a quello varesotto-bustocco. Che differenze hai notato sul campo?
“Differenze sostanziali non ne vedo. Finora abbiamo incrociato due formazioni inedite per noi, visto che la Legnanese la conoscevamo già: l’Olgiate si è dimostrata squadra di indubbia caratura tecnica, mentre l’Azzurra Mozzate era composta da giovani dinamici che correvano a mille all’ora. Il livello medio è molto simile a quello dello scorso anno e, più in generale, a quello di un paio di stagioni fa quando eravamo stati inseriti proprio in questo girone”.

Guardando quello che è il tuo storico, balza all’occhio un dato evitende: sei all’Amor Sportiva praticamente da sempre.
“Ho iniziato qui con la Scuola Calcio e non ho mai cambiato maglia. Praticamente tutta la mia carriera calcistica è stata all’Amor: per me questa società è casa a tutti gli effetti. Con gli anni, insieme a capitan Gariboldi, ho assunto con piacere il ruolo di guida per i compagni più giovani. La cosa magnifica è che quest’anno in prima squadra siamo in tantissimi ad aver fatto questo percorso: ci sono ragazzi del 2004, 2005 e 2006 che hanno completato l’intera trafila partendo dai Primi Calci per arrivare fino ai grandi. È questa la nostra vera identità, il segreto della nostra forza”.

Un senso d’appartenenza che va ben oltre la classica frase di rito “siamo una famiglia”…
“Esatto, per noi non è retorica: siamo letteralmente cresciuti insieme dentro queste mura e su questi campi”.

Guardando avanti, nel medio-lungo periodo, quale sarebbe il tuo sogno nel cassetto da coronare con questa maglia?
“Portare l’Amor Sportiva in Prima Categoria. Con lo zoccolo duro abbiamo già vissuto l’emozione della cavalcata dalla Terza alla Seconda, ma salire ancora sarebbe un traguardo eccezionale. Riuscirci con una rosa formata quasi interamente nel proprio vivaio avrebbe un valore doppio e indescrivibile: faremo di tutto per arrivarci”.

Tornando all’attualità più stringente, domenica arriverà il Torino Club: avversario partito a rilento ma che a livello di qualità e ambizione non ha nulla da invidiare a nessuno.
“È una formazione che conosciamo bene per averla affrontata due stagioni fa nel girone varesino: giocano un gran bel calcio, vantano individualità di spessore e sono sempre arrivati a ridosso delle primissime posizioni. Non possiamo assolutamente fidarci della loro partenza sottotono. Il fatto di giocare sul nostro campo in erba naturale può darci un piccolo vantaggio, considerando quanto loro siano abituati a volare sul sintetico di casa. Dovremo dare il 100% per incamerare altri punti preziosi”.

In chiusura, c’è una dedica e un pensiero che va oltre il pallone e che tocca il cuore di tutto l’ambiente saronnese…
“Ci teniamo tantissimo a ricordare Alessio, il nostro giovanissimo ragazzo del settore giovanile che è venuto tragicamente a mancare poco tempo fa e che io stesso ho avuto il privilegio di allenare. È stato un colpo durissimo, uno shock tremendo per tutti noi, per i compagni e per chi lo incrociava ogni giorno durante i camp estivi. Scendiamo in campo con lui nel cuore: il suo ricordo è la nostra spinta in più”.

Matteo Carraro

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