
Solitamente quando si parla di centro si indica il punto nevralgico di un qualcosa, che essa sia un’organizzazione, una città o, insomma, metteci voi quello che volete.
Anche nella pallacanestro, non a caso, il centro definisce un ruolo portante nella struttura di una squadra: la figura che con la sua fisicità, presenza e imponenza regge l’architrave del gruppo nella doppia fase di gioco.
A Varese, negli ultimi anni, la figura del centro, nel senso stretto del termine, è stata abbastanza accantonata, preferendo giocatori più atletici che statici ma ovviamente meno fisici e prestanti a livello di imponenza fisica sotto le plance. Una scelta, legittima, che ha visto però un’inversione di tendenza nell’ultima campagna acquisti, con la decisione del club di tornare a puntare su un lungo grande, grosso e forte, sia fisicamente che tecnicamente, come Ismael Kamagate.
Come tutti i lunghi, però, Kamagate ha un fisiologico bisogno di qualcuno che lo sappia innestare e proprio qui sta uno dei nodi centrali da risolvere al momento in casa biancorossa. Al di là di quelle che sono le condizioni fisiche non certo ancora ottimali, e nemmeno vicine ad esserlo, del lungo ex Tortona e Besiktas, Kastritis orfano dei McDowell-White per oltre un mese ha un bisogno vitale di trovare un modo d’inserire al meglio il lungone francese nello scacchiere tattico biancorosso.
Una delle soluzioni più logiche e facili potrebbe essere quella di tenare di riformare con Della Valle quella coppia che l’ex Reggio Emilia aveva strutturato a Brescia con Bilan, peccato però che anche l’ex Germani sia ko e non si sa quando torni (Trieste ma forse anche più in là…). Ed allora serve un lavoro più di sistema che di singoli giochi pick’n’roll, con la possibilità di andare a sfruttare la preponderanza fisica del lungo, soprattutto in attacco.
Non è un caso che questo sia un esercizio che lo staff tecnico porta avanti da quest’estate: inserire giochi che prevedano il passaggio della palla dalle mani del lungo per creare spazi, aprire il campo ai compagni, tenere la difesa sottopressione non solo sugli esterni quanto in area e far sì di portare Kamagate a diventare uno dei centri (ecco che ritroviamo la parola) nevralgici al centro della manovra offensiva biancorossa.
Non è un caso che nella debacle interna con Bologna, alcune delle migliori azioni offensive varesine siano arrivate proprio quando la squadra ha coinvolto i centri all’interno della manovra (benché con Renfro il discorso, per caratteristiche dell’ex Sassari) sia diverso.
Una nuova sfida, insomma, Kastritis ed il suo staff che, in questo momento di difficoltà sugli esterni hanno bisogno di alzare il livello d’impatto del gioco nel pitturato, anche per dare un’alternativa credibile alle solite soluzioni ormai conosciute di una Varese altrimenti fin troppo prevedibile ed arignabile.
Alessandro Burin
























