
Ciò che conta, più di tutto, diventa il risultato. E’ il prezzo da pagare quando si vuole diventare una grande squadra: non conta più la prestazione, non contano più le variabili esterne o interne, conta solo quello che dice il tabellone dei punti a fine partita. Un’arma a doppio taglio per questa Pallacanestro Varese che grande vuole diventare ma che è oggi ancora lontana dall’esserlo ma che nella forza del risultato trova la spinta per guardare con fiducia in avanti.
La vittoria per 77-85 contro Scafati ha messo ancora una volta in luce tutte le difficoltà del momento della squadra biancorossa, alla ricerca di un vero io ancora lontana dall’essere trovato per un gruppo capace di approcciare bene al match (scappando fino al 17-30) e poi di perdersi contro una Scafati tutt’altro che irresistibile, portando così la partita a rimanere viva fino alla fine (cosa questa da evitare il più possibile quando poi devi giocare tre giorni).
Una Varese che soffre terribilmente la mancanza di un vero trattatore di palla in campo, così come soffre l’incapacità di riuscire a tenere per buona parte della gara alto il ritmo della propria difesa, recuperando pochi palloni e correndo poche volte in transizione, trovandosi per il più delle volte a giocare contro la difesa avversaria schierata e legandosi in maniera vitale alle giocate dei singoli. E’ stato così con la Virtus ed andata male, soprattutto considerando il 4/22 dal campo con cui Hale aveva chiuso il match; è andata bene con Scafati, tenuto conto che l’americano stavolta ha messo a referto 25 punti ed è riuscito a creare con Renfro un asse inedito sul gioco pick’n’roll che ha permesso a Varese di scardinare il match e conquistare i due punti ma una squadra che vuole puntare a recitare un ruolo da protagonista in Italia ed in Europa non può legarsi alle sole giocate individuali di uno o due interpreti, quanto deve poter contare su in sistema che ad oggi non c’è.
E’ chiaro così che se una vittoria tale sarebbe stata accettata senza problemi negli anni passati, quest’anno più che mettere in luce i segnali di crescita sottolinea ancora tutte le difficoltà della squadra di coach Kastritis, che poco ancora regge al meglio le ampie rotazioni obbligate per poter competere ogni tre giorni, come sottolineato dall’allenatore greco nel post partita, e che è ancora in cerca di gerarchie chiare in un gruppo in cui l’assenza dei due tenori McDowell-White e Amedeo Della Valle sta pesando moltissimo e continuerà a farlo almeno fino a Trieste (quando l’ex Brescia dovrebbe rientrare, forse…), sapendo però che soprattutto in Basketball Champions League più di tutto conterà il risultato, arma a doppio taglio di una squadra che vuole provare a diventare grande.
Alessandro Burin






















