Al netto del valore di un avversario palesemente in difficoltà e ancora a caccia della propria identità, a Caronno Pertusella si è visto con ogni probabilità il miglior Varese della stagione. Una prova autoritaria, feroce e cinica, dove i biancorossi hanno saputo capitalizzare ogni minima sbavatura dei padroni di casa azzannando i famosi dettagli all’interno delle due aree di rigore. Episodi favorevoli, certo, ma che la squadra di Ciceri non ha trovato per caso: se li è andati a costruire sul campo, applicando alla lettera il piano gara preparato alla vigilia ed esaltando i propri punti di forza proprio là dove l’Arconatese mostrava le crepe più evidenti. E l’1-5 finale è il giusto premio.

La fotografia del momento biancorosso sta tutta nella clamorosa inversione di tendenza delle statistiche: se la settimana nera tra Crema e Pro Patria aveva fatto registrare un passivo pesante di 8 reti incassate a fronte di 4 segnate, il doppio confronto con Oltrepò e Arconatese ha completamente ribaltato l’inerzia con ben 7 centri all’attivo e uno solo al passivo. Due bilanci diametralmente opposti dove la verità, come spesso accade nel calcio, staziona nel mezzo; eppure, in una categoria complessa ed equilibrata, cavalcare l’onda dell’entusiasmo e della fiducia è un imperativo categorico, esattamente come sottolineato con lucidità da Ciceri nel post-gara.

Sul manto sintetico di Caronno sono arrivate conferme pesantissime da tutti gli interpreti chiamati in causa. Il pacchetto under continua a rispondere presente con personalità e gamba, mentre davanti Cogliati sta trovando il feeling ideale con la porta avversaria (doppietta d’autore); Favale ha ripulito il proprio gioco riducendo i fronzoli a favore di una concretezza non indifferente, ben testimoniata dal gol (su gentile concessione di Constant, va detto) e dall’assist per il pokerissimo di Sovogui. A fare la differenza è stato soprattutto un centrocampo energico e rombante, capace di correre “bene” schermando la retroguardia e dettando i tempi della ripartenza senza giri a vuoto. In difesa la tenuta è stata solida e senza affanni, eccezion fatta per l’unica vera disattenzione della ripresa su cui Mangano non è stato impeccabile, concedendo all’Arconatese il gol della bandiera.

Vietato, però, trasformare la cinquina in un manifesto o in un punto d’arrivo. La prestazione di ieri resta una splendida vetrina di ciò che questo gruppo è in grado di esprimere se mantiene la soglia di concentrazione al massimo. La classifica al momento è positiva (settimo posto a 12 punti a +5 sulla redzone), ma la Serie D non concede pause né sconti: si vive di conferme settimanali e la continuità andrà ribadita all’interno di un cammino ancora lunghissimo.

All’orizzonte, d’altronde, si profila già il primo sentitissimo derby stagionale di campionato: domenica 25 ottobre al “Franco Ossola” arriverà la Solbiatese. Sarà il remake dell’esordio ufficiale in Coppa Italia dello scorso fine agosto, quando il Varese espugnò il “Chinetti” per 0-2 battezzando la neopromossa nel modo più amaro. Da quel pomeriggio, tuttavia, la musica è radicalmente cambiata: i nerazzurri sono intervenuti ancora sul mercato, hanno avvicendato la panchina passando da Roberto Gatti ad Andrea Aletti e hanno trovato una quadratura di spessore. Mettere insieme 5 punti contro corazzate del calibro di Pro Patria, Pro Sesto e Lentigione è un biglietto da visita di assoluto rispetto per una matricola. Prima di salire a Varese, però, la Solbiatese affronterà mercoledì pomeriggio il recupero contro il Tropical Coriano con l’opportunità di salire a quota 10: un impegno infrasettimanale che potrebbe farsi sentire sulle gambe, ma che in caso di successo regalerebbe a Scapinello e compagni un carico ulteriore di adrenalina. Per il Varese sarà l’ennesimo esame di maturità: vietato distrarsi.

Matteo Carraro

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