
Sette campionati vinti in carriera (a cui si aggiunge la prestigiosa Coppa Lombardia alzata con il Luino), gol a raffica timbrati a qualsiasi latitudine del calcio dilettantistico e un bagaglio d’esperienza fuori dal comune. Alessandro Asero non è mai stato un giocatore banale e, a dispetto delle primavere sul groppone, ha ancora fame da vendere. L’attaccante classe 1989 ha scelto di rimettersi in gioco sposando il progetto dell’Olimpia Tresiana, mettendo a disposizione del gruppo classe, carisma e leadership per risalire la china nel Girone Z di Seconda Categoria.
Approdato in biancoazzurro all’indomani del pesante passaggio a vuoto di Mercallo (dopo aver iniziato l’annata sportiva in Prima Categoria con la casacca della Valceresio), il bomber ha contribuito a dare una scossa emotiva immediata a tutto l’ambiente, aiutando a compattare le fila e a trovare la giusta quadra. Il successo di carattere nel derby contro il Ponte Tresa per 2-1 ha confermato la bontà del percorso intrapreso, e ora l’Olimpia punta il mirino sul match domenicale contro il fanalino di coda Varano Borghi con l’imperativo di dare continuità al momento positivo.
“Era da tre anni che Vincenzo Rinaldi mi chiamava con insistenza – esordisce sorridendo Asero –, ma nelle stagioni precedenti avevo fatto valutazioni e scelte differenti. Quest’anno si sono finalmente create le condizioni giuste: la fumata bianca è arrivata, ho abbracciato un progetto societario importante e sono davvero felice di essere qui. Ho trovato uno spogliatoio sano, coeso, con tanta voglia di lavorare e un obiettivo chiaro da raggiungere”.
Cosa c’è stato dietro l’addio repentino alla Valceresio dopo un solo scorcio di stagione?
“Nessun giallo e nessun mistero: la mia partenza è scaturita da una precisa scelta societaria che ho accettato con serenità. Io ero approdato ad Arcisate perché fortemente voluto da mister Zanetti; una volta che il club e l’allenatore hanno deciso di separare le proprie strade, per me non c’era più lo spazio idoneo per proseguire il percorso insieme”.
Che gruppo hai trovato a Ponte Tresa e che apporto puoi dare a tanti ragazzi giovani?
“Ho trovato una rosa giovane ma composta da elementi molto validi, alcuni dei quali avrebbero tranquillamente il bagaglio tecnico per calcare palcoscenici di categoria superiore. Da parte mia cerco di portare l’esperienza accumulata negli anni e tanta umiltà. Nella mia carriera ho avuto la fortuna di vincere diversi campionati, quindi il mio compito principale è trasmettere una mentalità precisa: non mollare mai un centimetro, lottare su ogni pallone e dare il cento per cento a ogni singolo allenamento”.
Come si lavora sulla psicologia di uno spogliatoio così giovane?
“Incidere sulla testa dei compagni più giovani non è mai semplice, ma il segreto sta nell’approccio quotidiano: bisogna scendere in campo sempre e solo per vincere. Io ho vinto dalla Seconda Categoria fino all’Eccellenza, e per tagliare per primi il traguardo serve quella determinazione lì, quella cattiveria agonistica che non ti fa lasciare nulla al caso. Mister Bongiolatti? È una persona estremamente preparata, animata da una voglia feroce di fare bene, di scalare posizioni e di riportare l’Olimpia Tresiana nella categoria che una piazza simile merita”.
Domenica scorsa vi siete presi il derby con il Ponte Tresa: che gara è stata vissuta da dentro?
“È stata una partita davvero sentita e splendida. Nella prima frazione siamo partiti un po’ contratti, non abbiamo espresso il nostro miglior calcio; nella ripresa, invece, la squadra è uscita alla grande, cambiando marcia e conquistando un successo pienamente meritato sul campo. Ci auguriamo che questi tre punti rappresentino la scintilla ideale per aprire un filotto di vittorie importante”.
Il calendario ora vi mette di fronte al Varano Borghi, ancora fermo a zero punti: guai a considerarla una formalità?
“Assolutamente, la trappola è dietro l’angolo se non mantieni la giusta guardia. Che l’avversario sia la capolista oppure l’ultima in classifica, la nostra mentalità non deve cambiare di una virgola: si entra sul terreno di gioco per azzannare ogni pallone. Poi, se a fine partita gli altri saranno stati più bravi di noi, saremo i primi a stringere loro la mano, ma senza aver risparmiato una goccia di sudore”.
Dove possono spingersi le ambizioni dell’Olimpia Tresiana?
“Questa squadra ha tutte le carte in regola per arrivare lassù. Il livello del Girone Z è decisamente alto, esattamente come accadeva la passata stagione quando ho vinto il campionato con la Valcuviana. La rosa dell’Olimpia è forte, competitiva e costruita per recitare un ruolo di primissimo piano: sono qui per aiutare la squadra e mi auguro con tutto il cuore di poter arricchire ulteriormente il mio palmarès”.
Matteo Carraro




























