
Uno 0-0 che sa di conferma per entrambe e in cui il bicchiere mezzo pieno supera di gran lunga (più o meno) le recriminazioni. Parlare di sfortuna, nel calcio, rischia spesso di suonare come un comodo alibi; dopo novanta minuti come quelli dell’Ossola, tuttavia, diventa un semplice esercizio di oggettività. Il Varese ha fatto la partita dal primo all’ultimo minuto, ha preso in mano le redini del gioco con personalità e a tratti ha dominato, costruendo presupposti in serie per sbloccarla. Sarebbe servito solo il gol, ampiamente meritato sul campo: forse era arrivato davvero con la sassata di Berbenni rimbalzata tra traversa e riga di porta, ma la dinamica resta di quelle impossibili da decifrare senza tecnologia e l’episodio fa parte del gioco. Senza quel doppio legno e senza un Chironi in formato superman a sbarrare la strada a ripetizione, oggi staremmo commentando un’altra storia. Con i se e con i ma, però, la realtà non si scrive, e il campo dice che al triplice fischio è parità.
Al netto del rammarico per aver lasciato per strada due punti, le sensazioni della domenica biancorossa restano estremamente rassicuranti. La squadra di Ciceri continua ad acquisire consapevolezza tattica e padronanza: la retroguardia ha registrato i sincronismi concedendo il minimo sindacale (provvidenziale il salvataggio di Bruzzone sull’unica sortita ospite), mentre la manovra offensiva produce con continuità e fluidità. C’è gamba, c’è identità e la via della rete, già trovata a valanga sette giorni fa, tornerà a essere percorsa. La vera nota stonata del pomeriggio riguarda semmai l’infermeria: l’uscita anticipata di Cogliati per una torsione al ginocchio tiene tutti col fiato sospeso con la speranza che si tratti “soltanto” di una semplice distorsione, mentre il risentimento muscolare accusato da Beretta nel finale andrà monitorato con attenzione nel corso della settimana.
Segnali incoraggianti continuano ad arrivare anche dalla linea verde, che viaggia a braccetto con la maturazione del collettivo. Se Salera a destra è ormai una garanzia e Piantoni in mezzo ha sempre più personalità, la prestazione offerta là davanti da Gallotti conferma la bontà delle rotazioni offensive e la tenuta caratteriale dei giovani; all’appello mancano ancora gli acuti di Ndagijimana e Sovogui, non ancora al top della condizione atletica ma chiamati a compiere l’ultimo step di crescita per diventare incisivi e spaccare le gare, a gara in corso o dal primo minuto. All’orizzonte non c’è tempo per rifiatare: domenica prossima il calendario propone un altro derby ravvicinato a Venegono Superiore contro una Varesina ferita ma in ripresa. Una sfida da preparare con cura certosina per dare continuità alla striscia utile e tenere a debita distanza le sabbie mobili della classifica, evitando di fare da rianimatore a chi cerca riscatto.
Sponda nerazzurra, d’altra parte, il pareggio dell’Ossola certifica l’efficacia della cura Aletti: cinque gare sulla panchina della Solbiatese, due vittorie e tre pareggi, strappando cinque punti complessivi tra Pro Patria, Pro Sesto e Varese. Un cammino di enorme sostanza per una matricola che ha dimostrato il pregio più prezioso: sapersi piegare senza spezzarsi. Il Varese ha stravolto il piano gara iniziale preparato dalla Solbiatese, costringendo i nerazzurri a rintanarsi e a soffrire con le unghie; la sorte ha dato una mano, certo, ma la fortuna premia chi ha la fame necessaria per andarsela a cercare. Se la produzione offensiva latita ancora e richiederà tempo e lavoro, l’abnegazione difensiva anche da parte degli attaccanti è stata encomiabile. Il divario visto in Coppa Italia a fine agosto si è notevolmente assottigliato, ma il campo ha ribadito la caratura (ad oggi) superiore del Varese. Il verdetto, alla fine, spartisce la posta: un punto dal peso specifico diverso per le due realtà, ma carico di ottimismo e prospettiva per entrambe.
Matteo Carraro
























