L’1-0 sull’Arsaghese ha certificato un momento d’oro per la Pro Juventute: cinque gol fatti, zero subiti e nove punti nelle ultime tre. Un bottino che ha proiettato i biancoazzurri al quinto posto del Girone V di Seconda Categoria, alimentando la fiducia del progetto uboldese. Progetto di cui Marco Colombo è sempre stato parte integrante.

L’attaccante classe ’94, capitano della squadra, è in maglia Pro da tutta la vita. Leader in campo e fuori, non poteva che essere lui ad analizzare il momento: “Nelle ultime giornate abbiamo raccolto i frutti che avevamo lasciato per strada nelle precedenti uscite: le prestazioni ci sono sempre state ma, pagando a caro prezzo alcuni episodi, i risultati ci davano torto. Ci siamo parlati, abbiamo trovato solidità e compattezza, specialmente nei primi minuti di gioco, e iniziato a concretizzare l’enorme mole di occasioni che costruiamo ad ogni partita”.

Quindi il vero limite delle prime uscite è stata la gestione degli episodi?
“Assolutamente sì. Abbiamo pagato la gestione della gara in determinati frangenti. A volte la troppa voglia di offendere per indirizzare subito il risultato ci portava a commettere ingenuità di squadra: errori di lettura, disattenzioni sui piazzati e la mancata spesa di qualche fallo tattico intelligente. Episodi che hanno finito per complicarci la vita dando fiducia agli avversari. Il nostro spartito però non è mai cambiato e ora stiamo finalmente raccogliendo ciò che meritiamo”.

In estate la società ha dato fiducia al blocco storico, al netto degli innesti, per responsabilizzarvi dopo la scorsa annata. Con che testa siete ripartiti?
“Carichi a mille. La scorsa stagione ha lasciato il segno in chi è rimasto: chiudere ai playout è frustrante, anche se nel finale eravamo comunque in crescendo dopo il cambio di guida tecnica a dicembre. In estate il direttore Matteo Panaia si è mosso alla perfezione sul mercato: sono arrivati innesti mirati in ruoli chiave e la squadra ha dimostrato fin da subito di essere viva e competitiva. Dove possiamo arrivare? Non ci poniamo limiti: l’appetito vien mangiando, pensiamo a una partita per volta”.

Presto per guardare la classifica?
“Fino al termine del girone d’andata la classifica non si guarda: lì tireremo una prima riga e capiremo come approcciare il ritorno. Chiaramente più sei in alto e più giochi con spensieratezza. Il nostro traguardo dichiarato non è vincere il campionato, ma se dovessimo ritrovarci lì davanti a giocarcela… chissà”.

Cosa ti rende più orgoglioso di questo gruppo?
“Indosso questa maglia da quindici anni e ho sposato il progetto al mille per mille. La forza di questa squadra è proprio il gruppo: unito, affamato e compatto sia in settimana che la domenica. Non esistono malumori o primedonne, nemmeno dopo una sconfitta: siamo una famiglia allargata insieme a mister, ds e dirigenza. Nelle famiglie si attraversano momenti facili e momenti duri, ma il legame resta indissolubile. Per una realtà oratoriale come la nostra questo spirito fa tutta la differenza del mondo”.

Cosa rappresenta la Pro Juventute come ambiente e società?
“Una realtà sana, solida e con valori ferrei trasmessi da presidenza e consiglio. Qui giochiamo tutti a rimborso zero, per pura passione e per il bene del club. In queste condizioni sarebbe facile trovare scuse per restare a casa quando si ha la luna storta; invece veniamo al campo col sorriso anche dopo una giornata pesante di lavoro perché sappiamo che qui ci si diverte facendo le cose con serietà. È il nostro valore aggiunto”.

Fascia al braccio: per te che sei uboldese è una responsabilità speciale?
“Un onore immenso. Negli anni scorsi facevo il vice dello storico capitano; quest’anno lui ha appeso gli scarpini al chiodo per diventare il nostro direttore sportivo e ho ereditato la fascia a pieno titolo. Io vivo Uboldo a 360° e rappresentare quella che oggi è l’unica realtà calcistica attiva in paese è motivo di grandissimo vanto”.

Hai un sogno o un traguardo che vorresti raggiungere prima di smettere?
“A livello personale mi mancano 13 reti per tagliare il traguardo dei 200 gol con la Pro Juventute: finché non raggiungo questa quota non smetto (ride, ndr)! Sul piano collettivo sappiamo che primeggiare richiede budget spesso fuori portata per noi, quindi il mio vero obiettivo è tramandare ai più giovani cosa significhi vestire questa maglia e lottare per questi colori, formando il capitano del futuro”.

Che impatto avete avuto con il Girone V?
“È un campionato estremamente equilibrato e di livello medio-alto: ogni domenica i risultati sorprendono e chiunque può battere chiunque. Con l’Arsaghese abbiamo vinto uno scontro diretto, mentre resta il rammarico per aver lasciato per strada punti contro squadre più attardate. Rispetto a un anno fa siamo cresciuti molto e abbiamo tutte le carte in regola per dire la nostra”.

Domenica vi attende il faccia a faccia con l’Amor Sportiva.
“Per noi è un vero e proprio derby, c’è una rivalità sportiva accesa e sentita. Dieci anni fa, nella stagione 2014/15, andammo a vincere il campionato di Terza Categoria proprio a casa loro alla penultima giornata. Loro sono a 14 punti e noi a 13: andremo lì determinati a imporre il nostro gioco per continuare a correre”.

Quella cavalcata del 2014/15 è il ricordo più bello dei tuoi 15 anni in biancoazzurro?
“Senza dubbio. Ricostruimmo quel gruppo radunando tanti ragazzi del circondario con il desiderio di compiere qualcosa di speciale insieme, e centrammo la promozione al primo tentativo. Vincere non è mai scontato: il primo trionfo non si scorda mai, anche se le annate chiuse ai playoff restano altrettanto speciali”.

Matteo Carraro

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