“Ma vai! Grandissimo! Come Manè Garrincha! Vi ho uccellato come Manè!” Castello Cabiaglio ore 12.15 circa, ultima azione della partita, già pronunciato il fatidico “quando entra o quando esce”, sorta di anticipo del fischio finale, realizzo il goal della vittoria dei “bianchi” sui “colorati”-fondamentale divisione cromatica delle magliette-. Sepolto dagli abbracci dei compagni, una voce maligna inquina l’atmosfera gaudiosa… “Caccia, sei talmente pirla che ci si potrebbe scrivere un libro!”. Trattasi di Marco Cadringher detto il Dringher, luminare dell’Odontoiatria, ma, soprattutto, Convocatore/Dittatore, riconosciuta eminenza grigia delle partite della domenica mattina, nelle quali il Football si trasforma in puro cabaret. Tronfio ed altezzoso gli consegno il pallone della partita. Il mio sguardo da sopra la spalla lo incenerisce. Ho le movenze e la consapevolezza del vincitore.
Rientro a casa ed inondo le orecchie di mia moglie Chiara la Santa raccontandole per filo e per segno ogni azione del match. La povera donna mi regala uno sguardo misto di tenerezza e compassione. “Ma ti rendi conto” chioso, sorseggiando un succo di guaranà “quel pagliaccio del Dringher mi ha detto che sono così pirla che ci si potrebbe scrivere un libro!”. Mi fissa con attenzione e ribatte “Sono in disaccordo solo sulla parte relativa al libro…”. Chiara, il perno della famiglia, la ragione sul sentimento, la guida. Chiara ricorda il calcio di punizione di Zico contro la Scozia ai Mondiali di Calcio del 1982, preciso, essenziale, una bellezza. Compagna di una vita, mamma e non semplice madre di tre gioielli,  difensore centrale aggiunta a tenere a bada i miei deliri brasiliani, il Calcio, la Musica, il lavoro con i bambini. Io sono cosi, vivo di saudade e di miti. Forse infantile. A volte immaturo. Ma passionale. Manè Garrincha è il mio angelo custode, Jorge Amado e Antonio Carlos Jobim i miei “genitori verdeoro”. Vivo in simbiosi con la Seleçao ed il mio Brasile. Nasce tutto dalla passione per le percussioni. Ho 13 anni, mi diverto a suonare i bonghetti, ho un certo senso del ritmo. Un amico di famiglia mi consiglia di ascoltare musica brasiliana ed in particolare Antonio Carlos Jobim. Mi regala il disco Wave. Una folgorazione! Come Paolo sulla via di Damasco, subisco una mutazione quasi genetica. La Bossa Nova mi entra nel DNA, ascolto e riascolto il disco, suono continuamente, perfeziono il mio stile e approfondisco il discorso musicale. Da Jobim passo a Vinicius De Moraes, Elis Regina, Joao Gilberto, insomma, tutti i grandi! La mia passione per la terra del Samba e del Pandeiro si trasforma in religione. Al Liceo Classico scopro lo scrittore che influenzerà definitivamente il mio modo di pensare e vedere la vita, Jorge Amado. Tra le continue lamentele di filosofi, pensatori, poeti crepuscolari, il menestrello di Bahia mi aiuta a combattere la noia mortale di autori sepolcrali stile Goethe e Foscolo. La vita è Vadinho, è Dona Flor, è Caporal Martim, è Vasco Moscoso De Arragao capitano di lungo corso, sono i capelli di Yemanja sullo specchio del mare, i saveiros e i pastores da noite. Musica, letteratura e poi il Calcio. Mi innamoro del Futebol Bailado, Manè Garrincha diventa il mio anjo da guarda, un doppio passo di Ronaldinho non ha nulla da invidiare ad una composizione di Villa Lobos, una giocata a centro campo di Dunga è precisa ed efficace come una descrizione di Guimaraes Rosa. Nel Calcio rivedo i miei eroi musicali e letterari. Tifare Brasile è un modo di essere. Sono italiano sino al midollo, ma mi sento verdeoro per carattere, passione, emozione, intensità. Nasco nel 1959, anno in cui Jobim scrive la colonna sonora del film Orfeu Negro, premiato al Festival di Cannes. Un segno… E poi gli assoli di chitarra di Josè Neto, il pandeiro di Airto, le poesie di Vinicius, le prime 10 righe del romanzo di Dona Flor. Il mio cuore batte al ritmo del bongo. La mia vita è sport e bambini, musica ed amici, attività motoria ed educazione. Mi sento come un sambista, un essere umano nel quale l’anima è più evidente del corpo, lo spirito più riconoscibile della materia. Da 10 anni in campo con la Scuola Calcio A.S.Varese 1910, un crogiuolo di sensazioni ed emozioni. Cosi come i Mondiali di Calcio. E non in un Paese qualunque. Stavolta sono in Brasile. Ove tutto ebbe inizio. Ho deciso di condividerle, come va di moda al giorno d’oggi. Uno spaccato di vita con il Calcio ed il Brasile  assoluti protagonisti. Forza, usciamo dagli spogliatoi, la partita sta per cominciare…

Marco Caccianiga