Nei nostri viaggi di Aspettando il Varese, parliamo di Varese Calcio, l’ultimo ospite che abbiamo potuto intervistare di persona prima delle restrizioni ‘coronavirus’ è Cristian Bertani. Abita qui in zona, attualmente è tesserato per il Milano City e ha vestito la maglia del Varese in una breve parentesi al Varese nel 2004. Lo abbiamo incontrato a metà marzo, quando il mondo era ancora… ‘normale’.
Di questa situazione di allenamenti e campionati sospesi cosa ci dici?
“Fino a settimana scorsa potevamo allenarci ma dall’8 marzo hanno interrotto qualsiasi attività e purtroppo non possiamo allenarci fino al 3 aprile. Riguardo a questa vicenda credo sia giusto che il governo attui delle misure importanti perché non è una semplice influenza come si vuole far credere”.

Venendo al Varese Calcio che ricordo hai?
“Ogni esperienza mi ha lasciato qualcosa. Quel Varese era tormentato, c’era una situazione critica sia nello spogliatoio sia a livello di società e alla lunga questo ha pesato. Abbiamo perso i play-out con la Reggiana, siamo retrocessi e poi è finito tutto. Nonostante il mio passato calcistico non sia proprio di quelli che lasciano il segno, sono ancora legato alla città di Varese”.

cristian-bertani aulaCristian si è poi aperto raccontandoci del delicato periodo in cui era stato squalificato per la vicenda del calcioscommesse nel 2012. “Sono stato 17 giorni in prigione e questo è stato il vero schifo di questa vicenda. Ci sono persone che fanno reati molto gravi e magari non passano nemmeno un giorno in carcere, io sono stato trattato peggio di loro. Mi hanno preso una mattina all’alba e mi hanno messo in una cella dove eravamo in tre: uno aveva commesso una rapina a mano armata e un altro un’omicidio. È stata un grande esperienza che sono riuscito a vivere bene perché sapevo della mia estraneità ai fatti.  Ci sono state ripercussioni sia in famiglia sia a livello economico, l’aspetto familiare è quello che mi preoccupava di più in quei momenti. Oggi sono sereno, ormai è passato e il tempo aiuta a guarire le ferite. Avevo fatto tanto per arrivare dove ero arrivato e perdere tutto senza che poi alla fine venisse provato fa male, è dura da digerire. Oggi posso dire di essere felice per come mi sono comportato in quegli anni e ancora oggi cerco di capire come hanno fatto a venire proprio da me…”.

Di questo Varese di oggi, che milita in Terza Categoria, cosa ne pensi?
“Vedo che è lì davanti, ma adesso parlare di calcio è dura, il problema grosso, a causa del Coronavirus, è capire quanti campionati a livello dilettantistico potranno terminare, c’è tanta insicurezza. Il calcio è stata la mia vita per 40 anni ma oggi dobbiamo guardare in primis alla salute e arginare questa epidemia che si sta allargando a macchia d’olio, poi vedremo. Certo che fa male pensare ad una piazza come quella biancorossa senza calcio di un certo livello, lo stadio vuoto. Che tristezza!”.

Michele Marocco & Mavillo Gheller
Testo a cura di Roberta Sgarriglia

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