«I portieri sono gli eroi solitari. Quelli che non possono sbagliare. Là, abbandonati al proprio destino sotto gli occhi dello stadio». Quando Marco Ansaldo pronunciava queste parole di certo non pensava che un domani avrebbero potuto essere usate al di fuori di un rettangolo verde, eppure questo bellissimo aforisma si sposa alla perfezione con il ruolo di Matteo Beccatelli, portierone del Città di Varese eSport.

Sì perché anche da dietro uno schermo con un joystick in mano il portiere è effettivamente abbandonato a sé stesso e per diventare un eroe non può permettersi di sbagliare. Finora Matteo di sbagli ne ha fatti davvero pochi e, al contrario, si è conquistato il titolo di eroe parando un rigore nelle battute finali dell’ultimo turno playoff contro la Luparense, permettendo al Città di Varese di approdare alle Final Eight di Gallipoli. Conosciamolo meglio. “Ho 21 anni e vivo a Firenze – ci racconta Matteo –. Lavoro in una pasticceria ma al momento sono in cassa integrazione e mi sto dedicando totalmente al mondo eSport”.

Cosa vuol dire essere un giocatore di eSport?
“Per me essere un giocatore eSport significa tanto perché mi permette di unire la passione per i videogiochi alla competitività e sono davvero contento del fatto che mi sto togliendo tantissime soddisfazioni”.

Quanto ti sei approcciato a questo mondo? E quali sono i traguardi che hai raggiunto finora?
“Vivo la realtà eSport da ormai due anni, da quando sono entrato nella squadra Mistery Team di cui faccio tuttora parte, nonostante l’impegno che ho preso con il Città di Varese. In biancorosso io e i miei compagni abbiamo raggiunto un traguardo importante, ma anche per quanto riguarda i Mistery non posso lamentarmi: siamo cresciuti pian piano tutti insieme e dalle leghe più basse siamo arrivati in Serie C di FVPA. Inoltre ci siamo uniti a VPG Italia e anche lì sto raccogliendo parecchie soddisfazioni dato che, nella nostra lega, sono il primo portiere nelle classifiche. Quest’anno ci siamo uniti anche al campionato di ESL e vincendo l’ultima partita vinceremmo il campionato”.

Come mai hai scelto il ruolo del portiere? Quando ci si mette a giocare alla PlayStation non è certo il primo ruolo che viene in mente…
“Quando giocavo a calcio ero portiere e ho scelto di mantenere quel ruolo anche alla PlayStation: conosco bene i movimenti che bisogna fare, il posizionamento e tutto ciò che serve per disimpegnarsi nella maniera migliore. Hai ragione nel dire che non è il primo ruolo scelto dai giocatori perché è un compito molto delicato e pieno di responsabilità; tuttavia è un ruolo molto ricercato nel mondo eSport”.

Immagino che sia molto più difficile controllare il portiere rispetto agli altri giocatori di movimento; cosa cambia?
“Sì, assolutamente. Controllare il portiere è molto più difficile perché devi avere riflessi da gatto e un tempismo da leone: anche se devi muovere solo due levette è molto complicato di quel che si può pensare dato che le animazioni sono fatte malissimo e se muovi la levetta un secondo prima rischi di ottenere un’animazione che non c’entra niente con la tua idea. Inoltre è anche molto più difficile impostare il gioco perché quando ricevo il pallone non ho le statistiche degli altri giocatori; in ogni caso sono riuscito ad adattarmi a tutto questo”.

Come ti approcci alle partite?
“Con tranquillità, senza avere tensioni, anche perché così facendo agevolo me stesso e la squadra. Io entro in campo con più calma possibile e sono pronto a fare del mio meglio per la squadra supportando i miei compagni o richiamando spesso le marcature dei difensori”.

Come sei arrivato al Città di Varese? Conoscevi già Guarino?
“Ci sono arrivato grazie a Manuel Amura, il capitano dei Mistery Team, che ci parlò di questo progetto tempo fa. Da lì mi ha scelto per farmi fare un provino, andato bene, e così ho conosciuto anche Guarino”.

La stagione forse non è andata come pensavate all’inizio, ma avete comunque centrato l’obiettivo delle Final Eight di Gallipoli. Ed è anche merito tuo grazie soprattutto al rigore parato contro la Luparense; che emozione è stata?
“Come hai detto tu è vero che la stagione non è andata proprio come speravamo, ma abbiamo comunque raggiunto il nostro obiettivo. Io ho il merito di aver parato quel rigore, ma il merito va anche a tutti i ragazzi che come me mettono tanto impegno in ciò che fanno. Ammetto che quando ho parato quel rigore ho fatto un balzo dalla sedia e mi sono lasciato andare ad un urlo di gioia perché sapevo che quel momento era decisivo per le nostre sorti; è stata una grandissima emozione”.

Quali sono le squadre che ti hanno maggiormente impressionato? Latina e Savoia sono davvero di un altro livello?
“Sinceramente non guardo tanto la squadra che ho di fronte perché quando gioco cerco solamente di dare il meglio di me. Credo che sostanzialmente siamo tutti alla pari: la differenza sta nel piano tattico preparato dalla squadra e come questo viene impersonato da ogni giocatore”.

Un fatto curioso è che nel primo turno playoff le prime quattro squadre qualificate sono state sconfitte dalle altre quattro. Questo cosa vuol dire? Che la classifica era bugiarda o che il mondo dell’eSport è imprevedibile?
“Ogni partita è a sé e come ho detto prima la vera differenza sta nella tattica e nella preparazione dei singoli giocatori. Poi è ovvio che tutti possono sbagliare perché non siamo robot e ci può stare anche un calo mentale magari per la troppa pressione; anche questi momenti negativi possono incidere in una partita e arrivati al turno da dentro o fuori è più facile rimanere vittime della pressione”.

Ora testa a Gallipoli: credi alla vittoria?
“Decisamente sì: siamo arrivati fin qui, non vedo perché smettere di crederci proprio ora. Anzi, è adesso, dopo esser passati per i playoff, che la mia convinzione è cresciuta più che mai”.

Delle sei squadre al momento qualificate (in attesa dei playoff del Round2) chi temi di più?
“Indipendentemente da chi ci raggiungerà nelle Final Eight credo che le squadre cui bisogna prestare maggior attenzione siano quelle arrivate lì senza fare i playoff. In ogni caso ribadisco ancora una volta che ogni partita è a sé e sono convinto che possiamo farcela contro chiunque; vogliamo arrivare fino in fondo”.

Quanto sta crescendo la realtà eSport in Italia?
“Sta crescendo a vista d’occhio ed essendo da due anni in questo mondo posso dire di averla vista crescere in prima persona. Anche solo il fatto che tante squadre di calcio si siano interessate all’eSport ne è una dimostrazione e permette di far vedere e conoscere a chiunque la nostra realtà”.

A luglio ci saranno gli Europei eSport; il sogno nazionale per te si può concretizzare o resterà solo un sogno?
“Sinceramente non saprei; io continuo a sperare fino in fondo anche perché rappresentare la mia nazionale sarebbe il massimo. Certamente con le ultime prestazioni spero che mi abbiano almeno preso in considerazione ma se il sogno non si avvererà continuerò a dare il massimo per me e per i miei compagni di squadra come ho sempre fatto”.

Quando sarà possibile, tu e i tuoi compagni verrete a vedere una partita dal vivo del Città di Varese?
“Bisognerebbe accordarsi tutti insieme e, tralasciando la situazione attuale, non è certo facile perché ci sono giocatori in squadra che vengono da tutta Italia. In ogni caso se e quando sarà possibile spero di riuscire a venire a fare il tifo per il Varese dal vivo. Nel frattempo darò il massimo per farlo trionfare nella eSerieD”.

Matteo Carraro

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