
Alla sua quinta stagione con la maglia del Verbano, indossata per la prima volta nel 2018 e da allora tolta solo per pochi mesi (in occasione del mini-campionato del 2021, disputato a Voghera), Davide Santagostino ha sposato fermamente la causa rossonera, diventando, così, uno dei capisaldi di un gruppo che negli ultimi mesi è stato in gran parte rinnovato.
Nonostante la sua giovane età, il difensore classe 2000 stringe con sicurezza le chiavi di una retroguardia che, fino a questo momento, è la terza più compatta del girone con solo quindici gol subiti in diciassette giornate. I ventiquattro punti conquistati sono valsi ai rossoneri l’ottavo posto in classifica, a sole tre lunghezze dalla zona playoff. Decisivo, in tal senso, il bottino pieno riscosso all’ultima giornata contro il Gavirate.
Partiamo proprio dal derby. Dopo la gara con la Virtus Binasco, è stata la vostra seconda vittoria stagionale con tre gol all’attivo. Cosa è andato meglio, secondo te?
“Sicuramente siamo stati in grado di cogliere subito le occasioni avute, senza sprecare nulla, mentre in altre partite magari non eravamo stati così cinici. In generale, siamo scesi in campo come un gruppo unito ed è anche per questo che abbiamo ottenuto un ottimo risultato. Un derby è sempre un derby e vincerlo è sempre bello, ma al di là di questo era importantissimo raccogliere tre punti dopo la sconfitta della domenica precedente, perché aver chiuso il girone di andata con una vittoria ci farà passare le vacanze molto più serenamente”.
Il vostro punto forte è sicuramente la difesa. Pensi che il modulo con tre centrali e due esterni detenga gran parte del merito?
“Assolutamente. Visto il mio ruolo, mi fa molto piacere ed è sempre un vanto che le statistiche ci presentino come una delle migliori difese. Il modulo incide molto, dato che ci aiuta ad essere più stretti e compatti, ma ovviamente dal primo giocatore all’ultimo siamo tutti in grado di capire quando è il momento di ripartire per provare a fare gol e quando invece dobbiamo arretrare per difenderci”.
Avete chiuso il campionato d’inverno con sette vittorie, sette sconfitte e tre pareggi. Qual è il tuo bilancio e a cosa punterete da qui a maggio?
“È stato un girone di andata abbastanza altalenante e ora sarà importante riordinarci e farci trovare pronti per il girone di ritorno, in cui proveremo a fare il meglio possibile. L’obiettivo principale rimane la salvezza; una volta raggiunta, potremmo ambire a qualcosa di più grande, per toglierci qualche soddisfazione anche a livello personale”.
Altro dato statistico: siete stati la seconda migliore squadra in trasferta: 16 punti su 27 conquistati fuori casa e solo 8 su 24 alla Bombonera.Pensi sia una coincidenza?
“Anche il mister ce lo ha fatto notare, ma sinceramente non sappiamo dare una spiegazione valida a questi numeri. Besozzo di solito è la nostra fortezza, ma finora non è andata così. Nel girone di ritorno staremo a vedere e andremo avanti partita dopo partita. Sicuramente non è il campo che determina la vittoria, ma ovviamente fare punti in casa è sempre piacevole”.
Parliamo di te. A soli ventidue anni sei uno dei veterani di un gruppo rivoluzionato. Senti una maggiore responsabilità rispetto alle passate stagioni?
“Innanzitutto sono contento di portare la fascia al braccio, che è stato il coronamento del percorso compiuto in questi cinque anni. Dato che siamo una squadra giovane, come lo è sempre stato il Verbano, sento sicuramente una maggiore responsabilità, ma in realtà fino a un certo punto, perché dopotutto siamo tutti dei ragazzi abbastanza svegli e intelligenti. Come ho detto prima, il gruppo è solido e unito e di conseguenza fare il capitano di una squadra così risulta più facile”.
Anche a stagione in corso, e in queste settimane di mercato invernale, ci sono stati parecchi cambiamenti. Secondo te, cosa avete perso e cosa avete guadagnato?
“Sicuramente, dato che alcuni giocatori sono andati via, abbiamo perso un po’ di esperienza, data dall’età e dai campionati che avevano disputato. D’altro lato, avendo sempre giocato in squadre abbastanza giovani, posso dire che il giovane rispetto all’anziano porta più compattezza a livello di gruppo, oltre al fatto che essendo più o meno coetanei è molto più facile andare d’accordo. Non che il gruppo precedente non fosse unito, anzi; ci siamo divertiti molto insieme, ma il giovane porta con sé una linfa diversa e ha più voglia di divertirsi. Allo stesso tempo, giustamente, bisogna restare sempre concentrati e con i piedi per terra, per continuare a lavorare come stiamo facendo”.
Silvia Alabardi