Ahh i motori, che passione. Sui kart si inizia da piccoli, per crescere, diventare grandi e sognare mirabolanti palcoscenici o… si fa esattamente l’opposto. Sì, perché Tino Donadei, autentico mito del motorsport “amatoriale” italiano, è la dimostrazione vivente che il kart non ha età: il pilota classe ’60, associato all’ASD Living Kart di Maurizio Jeropoli da un paio d’anni, ha più di qualche primavera alle spalle vissuta al volante di un kart o a cavallo di una moto da cross, ma la passione e l’entusiasmo sono sempre rimaste inalterate.

Anzi, più che passione ed entusiasmo, il termine da usare è un altro. “Amore puroesordisce con un sorriso Donadei. Amore per i motori: basta che qualcosa rombi e avrà la mia attenzione (ride, ndr), e non passa giorno che non sia lì a smanettare anche solo con decespugliatore o tagliaerba. Tutto, purché non elettrico. Del resto, vivendo attaccato alla mitica Mondial Pista non potevo non crescere così”.

A Parma, però, Donadei è conosciuto anche e soprattutto per la sua attività da fabbro. Un binomio, il lavoro e la passione sportiva, che lo ha sempre accompagnato per tutta la sua vita. “Fin da piccolo ho sempre saputo che i motori sarebbero stati la mia seconda vita al punto che da ragazzino il mio sogno era quello di fare il meccanico, anche se a Parma all’epoca ce n’erano già parecchi e non era un’attività particolarmente remunerativa all’epoca. A 18 anni, poi, ho avuto una figlia e con una famiglia da mandare avanti devi iniziare a fare determinati ragionamenti: fin da quando avevo undici anni le mie vacanze dai parenti in Puglia le dedicavo a dare una mano con lavoretti di saldatura e ho quindi deciso di indirizzarmi su quello. Ho fatto bingo sposando la figlia di un fabbro (ride ancora, ndr) e quindi mi sono buttato su ciò che sapevo fare: grazie a mio suocero ho lavorato come fresatore e tornitore per la Barilla, finché ho deciso di mettermi in proprio e, fortunatamente, le cose sono andate bene”.

Parallelamente alla crescita dell’attività lavorativa c’è stata dunque l’occasione di intensificare la carriera sportiva, un percorso iniziato con le moto da cross. Poi? “Poi dopo qualche infortunio le ginocchia non reggevano più e dal 1989 mi sono quindi orientato al kart: non pensavo potesse essere così bello, all’inizio mi sembrava un giocattolo, ma ci ho messo poco ad appassionarmi e ad ottenere buoni risultati”.

Risultati più buoni, in realtà, anche se sarebbe praticamente impossibile rivivere le oltre 500 gare in carriera coronate da tantissimi successi e soddisfazioni personali. Dagli esordi con la categoria 100 agli attuali monomarca con cui gareggia nella Rok Cup e nell’X30. Tre volte campione italiano (1993, 2002 e 2005), un campionato Europeo X30 vinto nel 2017 e due terzi posti al Mondiale tra cui una fantastica esperienza con la IAME a Las Vegas. Negli ultimi anni focus perlopiù sull’Italia, ma non sono comunque mai mancate le soddisfazioni con il duplice trionfo tra il 2021 e il 2022 nella Rok Superfinal (categoria Expert Plus) con il podio solo sfiorato nel 2023 a causa di un problemino meccanico. “Con il passare degli annispiega Donadeiil numero dei piloti è aumentato sensibilmente e, senza troppi giri di parole, con i più giovani non ce n’è: sarà l’incoscienza, sarà quello che vuoi ma vanno davvero forte! Fortunatamente, vista l’elevata presenza, è stato deciso di dividere le categorie e così facendo ho iniziato a competere con chi ha oltre i 45 anni: da quel momento ho iniziato a togliermi parecchie soddisfazioni. Tra le mie soddisfazioni più grandi, però, c’è il titolo del 2005: vincere a 45 anni un campionato italiano organizzato su tre prove contro piloti che avevano vent’anni in meno di me e che avevano fatto il mondiale è stato fantastico”.

Malgrado i trionfi con i kart, Donadei non dimentica l’adrenalina data dal motocross: “Dà sicuramente un brivido diverso perché hai una dimensione in più: oltre a curva e staccata, c’è il salto che ritengo essere la massima espressione di un pilota. Già di per sé la moto, rispetto alle quattro ruote, fa maggiormente emergere il talento: se hai un mezzo che non va puoi fare qualsiasi cosa al volante, ma gli altri andranno sempre più forte di te. Con le moto da cross è diverso perché puoi metterci qualcosa di tuo: è lo sport motoristico più completo, un po’ come lo è il rally nel mondo delle quattro ruote perché, a differenza della pista in cui può esserci l’imprevisto ma si vive più di regolarità, là fuori è un’incertezza costante ad ogni curva”.

Donadei sarà impegnato nel weekend a Lonato nella Rok Cup e il focus è solo sul momento presente, mai al futuro. Anche perché, in chiusura, il classe ’60 ci spiega cosa significhi per lui mettersi al volante: “Dopo un weekend di corsa sono stanco morto, ma il lunedì mattina non posso che sentirmi vivo: correre è la mia ricarica, non saprei cos’altro fare. È un po’ la mia vita, è un po’ una malattia, come il drogato che deve avere la sua dose… e perché mai dovrei smettere? Me lo chiedono in tanti, ma la risposta è sempre quella: finché posso vado avanti. Ormai sono in pensione, ma devo tenermi vivo in qualche modo!”.

Matteo Carraro

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