
Addio a Giannino Gallazzi. Si è spento ieri sera (sabato), all’età di 94 anni uno dei volti più familiari per chi frequenta lo “Speroni” nonché decano della tifoseria biancoblu. I funerali si celebreranno martedì 14 alle ore 14 presso la Chiesa Parrocchiale di Sant’Edoardo a Busto Arsizio. Anche la società si è unita al cordoglio:
“Aurora Pro Patria 1919 esprime il proprio profondo cordoglio per la scomparsa di Giannino Gallazzi, storico e fedelissimo tifoso tigrotto. Con Giannino, se ne va un pezzo di storia del nostro tifo, un uomo che ha seguito e amato la Pro Patria con passione autentica, presenza costante e un attaccamento ai colori che resterà d’esempio a tutti. Ai suoi cari le più sentite condoglianze”
Nello scorso mese di gennaio aveva avuto l’onore (ricambiato), di tagliare il nastro della nuova sede del Pro Patria Clubs in viale Lombardia (nella foto Filippo Kultgeneration D’Angelo). Segno di una statura tigrotta parificata alle istituzioni locali. Ma anche indice di un’inclinazione alla buona sorte che travalicava lo scaramantico. Un ricordo personale. Domenica 5 novembre 2012 la Pro Patria perde a Fano 2-1 contro la formazione allora allenata da Massimo Gadda. Il buon Giannino trascorre il pomeriggio al nosocomio marchigiano avendo assaggiato la ruvidezza dei gradoni del “Raffaele Mancini” causa tacco della scarpa galeotto. Da lì in avanti i biancoblu infilano una serie di 9 vittorie e 3 pareggi producendo l’accelerata decisiva per la successiva promozione in Prima Divisione con Aldo Firicano che arrivò a dichiarare: “Fano è stato lo spartiacque della stagione”. Quel tacco, recuperato in curva dal Folla, divenne così una sorta di reliquia. Cimelio laico di una passione lunga una vita.
Riposa in pace Giannino.
Giovanni Castiglioni

























Caro Giannino,
quando uno se ne và resta sempre il rimorso, in chi lo ha conosciuto, del non detto e del non fatto, forse perché, inconsciamente, crediamo di essere immortali o forse perché è nella natura delle cose.
Di te mi resta, quel saluto nostrano e sincero del “talchì l’butigel” che manifestavi girandoti sorpreso al mio toccar di spalla mentre ti intrattenevi nel crocchio dei tifosi durante i prepartita.
Quello era il tuo benvenuto che mi faceva sentire in famiglia pur scendendo da Vigezzo.
Poi mi trasferii in Friùli e l’occasione di vederci diradò ma due momenti son rimasti indelebili:
il primo quando ti consegnai un secondo lotto di “tigrottini” a fine partita, fuori dallo stadio, aggiungendoti la sciocca raccomandazione “mi raccomando, questi li stampava mio padre dal Pianezza e io li leggevo per primo…”, tu annuisti frugando avidamente tra le pagine per scovare i nomi del Provasi, dei Calloni, del Maltinti, del Muzzio ecc. aggiungendo in italiano, quasi per rispetto loro. “questi erano forti eh…” (rispettò la consegna e ne ebbi conferma quando lessi che li aveva portati con orgoglio al Pro Patria Museum);
il secondo e ultimo contatto, fu telefonico, per ringraziarmi della bottiglia di Prosecco che ti recapitai dal Friùli, tramite il ns. Presidente Giovanni Pellegatta presso il quale mi ero recato per rinnovare la tessera.
Dopo seppi della malattia ma non osai chiamarlo per timore di disturbare chi soffre e nella convinzione che fosse solo una delle sue battaglie.
Da qui, il rimorso.