
A seguito di una stagione iniziata a fari spenti, la Vergiatese è stata capace di ribaltare completamente le aspettative, elevandosi a rivelazione totale del Girone A di Eccellenza, chiuso al quinto posto a un passo dai playoff. Un piazzamento eccezionale per una squadra giovane e propositiva, che ora si prepara a ripartire con gli stessi principi ma con un’asticella ancora più alta, come manifestato dagli innesti di qualità (Silvano, Cannizzaro e Tumino) arrivati nelle ultime settimane e dalle conferme dei pilastri della rosa, sia d’esperienza (Oldrini, Picozzi, Dervishi) sia di giovane età (Ferrari, Giamberini, Settimo, Macchi).
Ecco allora che salutato Andrea Tomasoni, artefice della splendida cavalcata dei granata nella stagione 2025/2026, il club di Vergiate ha deciso di ripartire da mister Matteo Frontini. Per il classe 1988 si tratta della prima vera e propria esperienza da capo allenatore di una Prima Squadra, dopo aver lavorato per anni nel settore giovanile della Varesina, dove ha inoltre tastato la Serie D da collaboratore tecnico, per poi spostarsi all’Ardor Lazzate in Eccellenza, ricoprendo la carica di viceallenatore. Nell’ultima stagione ha guidato la Juniores Nazionale della Castellanzese, esperienza che lo ha formato ulteriormente, permettendogli consequenzialmente di conquistarsi la chiamata della Vergiatese che non ha esitato ad accettare.
Mister, quali sensazioni si sentono a sedere sulla panchina della Vergiatese?
“Sicuramente una grande emozione, per me è un sogno che si avvera. Fin da quando il direttore mi ha contattato ho percepito subito una grande convinzione nei miei confronti, una voglia di intraprendere questo percorso insieme, a dispetto dell’età e del fatto che fosse la mia prima esperienza da capo allenatore, dunque tutto ciò mi ha motivato. Quando c’è stata l’ufficialità è stato un onore e un’emozione forte, perché non mi aspettavo di avere la prima esperienza in una categoria così prestigiosa e in una società così ambiziosa”.
Qual è stato il motivo principale che l’ha spinta ad accettare la panchina granata?
“I motivi sono sostanzialmente in primis il fatto di aver percepito da parte del direttore e della proprietà una stima nei miei confronti: hanno dimostrato di avermi seguito negli anni passati, di essere venuti a vedere le partite della mia squadra a Castellanza, per cui una scelta fatta con oculatezza. Il secondo motivo è il fatto di aver avuto subito un feeling per quanto riguarda la gestione di una squadra giovane; io sono abituato a lavorare con i giovani e soprattutto con uno staff giovane. Il fatto che sia presentata tale opportunità, in una società che dà spazio ai giovani, compreso l’allenatore, è stato un valore aggiunto. Poi ovviamente è difficile dire di no a una proposta di tale valore, per cui non è neanche stato complicato convincermi”.
Quanto la stuzzica la possibilità di allenare un gruppo con il giusto mix di figure esperte e giovani di qualità?
“La società fin dai primi colloqui mi aveva prospettato una voglia di confermare gran parte della rosa dell’anno scorso, perché pur essendo partiti a fari spenti, si sono meritati questa riconferma per aver fatto un campionato molto importante, sfiorando il traguardo clamoroso dei playoff, il cui merito è decisamente loro, del mister e dello staff tecnico precedente. Di conseguenza si è poi deciso di puntellare la rosa con due-tre acquisti mirati per alzare il livello, quindi Tumino, Silvano e Cannizzaro, andando ad ovviare quelli che l’anno scorso potevano essere stati dei piccoli incidenti di percorso dovuti all’inesperienza, perché chiaramente un giovane ha tanti lati positivi, però a volte si può perdere per qualche situazione. Ovviamente l’ambizione della società è quella di fare un campionato importante. Da parte mia, ho cominciato facendo colloqui con tutti i componenti della rosa, partendo dai più esperti e finirò con i giovani. Voglio assolutamente conoscere tutti prima della fine del mese e sarà ovviamente mio compito riuscire a fare amalgamare il più possibile questi elementi d’esperienza con i giovani, però avendoli conosciuti e avendo constatato che si tratti di ragazzi seri, uomini ancora prima di essere calciatori, non ci saranno problemi nell’unire questi due fattori, perché i giovani hanno voglia di riconfermarsi e i giocatori esperti hanno capito bene il loro ruolo che è di fondamentale importanza. Poi ovviamente sarà dal primo allenamento che si dovrà andare a costruire questo mix”.

Immagino dunque si tratti di una sfida suggestiva, dato che è stato abituato in questi anni a lavorare principalmente con i giovani.
“Assolutamente. Nella stagione appena conclusasi ho avuto la possibilità di allenare la Juniores Nazionale della Castellanzese che si trova in una categoria un po’ di mezzo fra la Prima Squadra e la Juniores. Ho voluto fortemente fare quest’esperienza per avvicinarmi al mondo dei grandi, che avevo già toccato per due anni sia alla Varesina in Serie D che all’Ardor Lazzate in Eccellenza, ma sempre come viceallenatore o collaboratore tecnico. È chiaro che sia molto stimolante avere a che fare con giocatori esperti e non nego di aver chiesto a uno per uno di darmi una mano, perché entro con grande umiltà in questa squadra. Porterò sicuramente le mie conoscenze e competenze, ma ho bisogno che il gruppo vada dalla mia parte, dunque avrò bisogno del loro aiuto e di quello dello staff. Ad ogni modo, si tratta decisamente di una sfida molto stimolante”.
Chiaramente ci sarà prima bisogno di conoscere per bene la squadra, ma quale tipo di gioco vorrebbe proporre?
“Io non sono abituato a stravolgere degli equilibri e sono un allenatore che si adatta molto alle caratteristiche ed esigenze dei giocatori, voglio mantenere questo rapporto di stima e aiuto reciproco, dunque cerco sempre di andargli incontro. A livello tattico partiremo dall’ossatura dell’anno scorso, poi ovviamente ho già intenzione di metterci qualche principio mio, quindi piano piano insieme ai ragazzi e allo staff, senza stravolgere gli equilibri, cercheremo di aggiungere dei concetti che negli anni ho appreso”.
Ancora presto per parlare di gironi, ma che tipo di campionato si aspetta? E come s’inserisce la Vergiatese in questo quadro?
“Chiaramente è ancora presto per avere il quadro completo, però essendo stato in passato nel Girone A con l’Ardor Lazzate da vice allenatore, ho già avuto modo di osservare squadre molto strutturate e la cosa che ho notato particolarmente è che non ci sono partite facili, tutte le squadre sono allenate bene. Dunque da questo punto di vista per me sarà una grande emozione sedermi in panchina e vedere dall’altra parte allenatori molto più esperti. Penso a piazze importanti, come Legnano, dove per me sarà un’emozione tornare dato che mio fratello ha giocato per qualche anno nel settore giovanile, oppure Saronno, squadra che ha fatto i playoff che sta rinforzando un’ossatura già ben consolidata. Sono tutte squadre con allenatori forti e giocatori di qualità. La Vergiatese vuole recitare un campionato da protagonista, poi è ovvio che gli obiettivi si vedranno sul campo. Devo ancora conoscere bene i giocatori, ma sicuramente dopo il buonissimo campionato dell’anno scorso, siamo convinti di poter fare bene, consapevoli del fatto che partiamo già con delle ambizioni, qualche “pressione in più” perché gli addetti ai lavori ci collocano fra i piani alti della classifica, motivo per il quale saremo chiamati a gestire queste situazioni con grande equilibrio, serenità e soprattutto con grande voglia di lavorare, che dev’essere il nostro aspetto identificativo”.
Per chiudere, vuole mandare un messaggio ai tifosi?
“So che i tifosi qui a Vergiate sono numerosi, i ragazzi mi hanno parlato del gruppo del tifo organizzato che sta sempre vicino alla squadra, dunque non vedo l’ora di conoscerli. Dal mio punto di vista posso dire che arrivo con grandissimo entusiasmo e non potrebbe essere altrimenti, perché per me è un’occasione importantissima e non ho intenzione di non sfruttarla, dunque ci sarà grande voglia di lavorare e grande serietà che contraddistinguerà sia me che lo staff che i ragazzi, con l’obiettivo di raggiungere qualcosa d’importante e di portare avanti i valori della società, del direttore e della proprietà, perché stiamo parlando di persone per bene che ambiscono a fare le cose bene e prima della vittoria ci antepongono principi come lealtà, correttezza e rispetto. Dunque da questi punto di vista vogliamo distinguerci e contemporaneamente cercare di realizzare qualcosa d’importante, tramite una squadra propositiva che dà ai giovani le opportunità anche di sbagliare, perché solo così possiamo crescere. Non vogliamo snaturarci, ma siamo convinti di poter fare qualcosa d’importante”.
Francesco Marcassa
























