Se sparare sentenze (senza la piena comprensione di un testo) fosse uno sport indubbiamente ci sarebbero molti campioni in questa disciplina. Con sommo stupore, la Redazione di Varese Sport si ritrova a dover scrivere un chiarimento in merito all’articolo pubblicato in mattinata relativo alla decisione del Giudice Sportivo di infliggere la sconfitta per 3-0 a tavolino all’Antoniana (unita ad un punto di penalizzazione) dopo la sospensione del match contro il Morazzone sancita dal direttore di gara al 22’.

Fin dal principio, infatti, è apparso chiaro come lo sfogo social dell’Antoniana non avesse nulla a che vedere con il Morazzone (al punto che la società rossoblù non era nemmeno citata nel testo originario del comunicato), bensì fosse un messaggio di frustrazione e condanna nei confronti della decisione del Giudice Sportivo. Purtroppo, qualcuno ha voluto leggere ben altro. Il “problema”, in tal senso, è che il Giudice, come da prassi, nelle motivazioni cita il passaggio in cui l’arbitro (appurata la volontà dell’Antoniana di non proseguire la sfida) è andato a colloquio con il capitano del Morazzone; quest’ultimo, in totale tranquillità, ha semplicemente sostenuto che la sua squadra avrebbe voluto continuare la partita. È sbagliato per dei ragazzi di 17/18 anni voler giocare? No, è la cosa più normale del mondo, così come è normale che i giocatori dell’Antoniana non se la sentissero.

L’arbitro ha semplicemente riportato l’accaduto e il Giudice Sportivo ha fatto le sue valutazioni, condivisibili o meno che siano. Fine della questione. Purtroppo, però, c’è chi è riuscito a leggere tra le righe un comportamento scorretto proprio da parte della società Morazzone, lasciandosi andare a beceri attacchi social che nulla hanno a che fare con l’accaduto (e che ci sentiamo di condannare con forza). La stessa Antoniana, pertanto, ha integrato il comunicato originario specificando: “Nulla da eccepire sull’assistenza avuta dalla società ASD MORAZZONE”. Proprio i padroni di casa, tra l’altro, si sono prodigati fin da subito per soccorrere il ragazzo in questione, far arrivare l’ambulanza e assicurarsi che il suo trasporto in ospedale procedesse per il meglio.

L’Antoniana, attraverso un commento dal proprio profilo ufficiale, ha chiarito una volta di più l’accaduto: “Il nostro sfogo sui social non vuole e non deve essere una condanna nei confronti degli avversari bensì un precedente a cui fare riferimento per le prossime occasioni. Valutare a posteriori l’accaduto e dare priorità al prosieguo della partita anziché fotografare quanto successo come un abbandono unilaterale della squadra”.

Voce anche al Morazzone, coinvolto suo malgrado nella faccenda nonostante l’evidente assenza di colpe. “Un normale, seppur grave, infortunio di gioco – spiega Marco Dallo – si è ripercosso in maniera negativa sulla nostra società perché troppo spesso alcune persone fingono di non saper leggere o capiscono quello che vogliono intendere. Mi fa piacere che la società Antoniana abbia chiarito la sua posizione, anche se non ce n’era bisogno, e mi rammarico per l’accaduto; a nome della società colgo l’occasione per fare i migliori auguri di pronta guarigione al ragazzo”.

Dallo, poi, si spinge oltre: “Trovo assurdo che qualcuno possa pensare che il nostro intento fosse quello di vincere a tavolino 3-0. Siamo in Under18: questi ragazzi vogliono solo giocare ed è loro sacrosanto diritto farlo. Il Morazzone ha allestito questa squadra proprio con l’unico obiettivo di farli giocare e farli crescere: cosa guadagniamo dal vincere 3-0 a tavolino? Tre punti di cui non ce ne facciamo nulla. Avrei preferito di gran lunga giocare e perdere. Proprio la volontà di giocare, alla prima giornata, ci aveva fatto andare incontro alle esigenze del Legnano posticipando la partita; se così non fosse stato, già allora avremmo avuto un 3-0 a tavolino. Reputo semplicemente assurdo il trambusto social che si è creato dal nulla, solo perché qualcuno vuole vedere il marcio anche dove non c’è”.

Vicenda chiusa, dunque, almeno per chi il calcio lo vive sui campi e non attraverso lo schermo di uno smartphone alla ricerca del pretesto quotidiano per fare polemica. Da una parte c’è un ragazzo a cui tutta la Redazione di Varese Sport si unisce nell’augurare una pronta e completa guarigione; dall’altra ci sono due club che hanno agito con trasparenza, soccorso e buonsenso, parlandosi chiaramente come si conviene a realtà che mettono l’educazione dei giovani al primo posto. Il resto è solo rumore di fondo, buono per la tastiera ma lontanissimo dai valori dello sport.

Matteo Carraro

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