
Quel brivido sottile, quasi feroce, che chi mastica hockey riconosce all’istante: il boato di una pista piena fino all’inverosimile, dove se butti uno spillo rimbalza fuori. Quattromila anime assiepate alla Fiera Ice Arena, sciarpe tese e corde vocali a pezzi per riannodare quel filo strappato diciotto anni fa contro l’eterno rivale di sempre. Milano contro Bolzano non sarà mai una partita normale. Finisce 3-4 per gli altoatesini all’overtime con la zampata di Schneider al 62′, ma stavolta il verdetto del ghiaccio è solo metà del racconto. L’altra metà è il ruggito di un popolo che ha ritrovato la propria anima.

Dimenticatevi la squadra sfilacciata e intimorita vista (a tratti) contro Innsbruck. Contro la capolista si è vista un’altra razza: garra, sangue agli occhi e un cuore grande così. Certo, i difetti d’amalgama non evaporano in quarantotto ore: Milano paga ancora disimpegni da brividi (e, forse, un ghiaccio apparso lento, pesante, che a tratti frena il disco), ma l’approccio è stato sontuoso. Al 9′ il replay dice che il gol annullato ai Foxes per contatto su Smith sembra un regalo della terna, ma Milano azzanna il destino un minuto dopo: numero di Caamano dalla destra, diagonale secco e il palazzetto viene giù.

Nel secondo drittel, dopo il pari di Elson, i ragazzi di Shedden non spengono la luce. Chiodo devia in rete il siluro di Gios per il 2-1, volano botte, spintoni e rancori antichi, e la truppa si immola letteralmente: oltre un minuto di 3 contro 5 retto con un penalty killing commovente e uno Jacob Smith monumentale, capace di tirar giù la saracinesca su tutto. Il terzo periodo è una giostra impazzita: Ratcliffe impatta in superiorità, il nuovo arrivato Lindqvist fa esplodere i diecimila decibel della Fiera finalizzando al volo il cioccolatino di Fryclund, prima del 3-3 beffardo di van de Leest dalla distanza. Si va al supplementare ed è il pareggio più giusto, la bilancia esatta di sessanta minuti di battaglia totale, con Kostner monumentale per leadership ed equilibrio, al netto di qualche ingenuità evitabile come la penalità di Valentine.

Poi arriva l’overtime tre contro tre: gli spazi si allargano a dismisura e l’asticella tecnica schizza alle stelle. Lì Bolzano gioca a memoria da anni, fa girare il puck a occhi chiusi e Schneider inventa il colpo del ko. Fa male, inutile nasconderlo, per i cuori rossoblù. Ma se questo è lo spirito, signori, mettetevi comodi: i playoff sono ampiamente alla portata. Milano c’è, è viva, e fa paura.
Ambrogio Brambilla
Foto Matteo Canevari (Photo Sport & More)






















