So riconoscere il calciatore guardandolo in faccia, non abbocco al bluff perché lo conosco bene. Provarci con me è come tentare di rubare in casa del ladro”. Anticonformista, originale, sulfureo. Per quasi 40 anni Walter Sabatini è stato l’uomo di mercato più controcorrente del calcio italiano. Per indubbio fiuto (Javier Pastore, Marquinhos, Stephan Lichtsteiner, Aleksandar Kolarov, Abel Hernandez, Pajtim Kasami, Erik Lamela sono solo alcuni dei talenti scovati negli anni dall’ex attaccante di Marsciano), vertiginosa capacità affabulatoria, e spleen umano orgogliosamente fuori dagli schemi. A partire da un tabagismo ostentato ed incontinente.

Da ieri (lunedì 3 agosto), l’ex dirigente (tra le altre), di Palermo, Lazio, Roma e (da ultimo 2 anni fa), Salernitana, è tornato alla Pro Patria dove aveva chiuso la carriera di attaccante nell’83/84. “Ero un narciso innamorato delle mie qualità, della mia velocità, delle mie doti tecniche. Facevo il solista, pensavo che ogni partita fosse l’occasione per un successo personale e non il concerto di un’orchestra. Di testa non la prendevo, lo consideravo un gesto poco gratificante e questo è un particolare che ti illumina su un grande giocatore, e lo ero veramente, che non sapeva capire il calcio”. Un uomo che non ha mai fatto sconti, insomma. Neppure a sé stesso. Quanto alla comprensione del football, beh, lampante come sia maturata col tempo.

Quale sarà il suo ruolo nel rampante club biancoblu a trazione Luca Bassi? In fondo, ha davvero poca importanza. Perché una figura del suo spessore saprà far svoltare l’immagine della società a prescindere dall’inquadramento in organigramma. Certo (anche per qualche inciampo di salute), non sono più i tempi in cui poteva permettersi ritmi da workaholic: “Quando ho smesso di giocare al calcio questo riverbero del mio fallimento come calciatore mi ha molto motivato e devo dire che dopo sono stato bravo. Tra gli anni ’80 e gli anni ’90 ho lavorato con una fede incrollabile. Sono uno che sta dodici ore alla scrivania: è un’espiazione delle cazzate precedenti”. Quindi, più plausibile una carica istituzionale o lo spot di advisor (oggi si dice così). L’annuncio social accompagnato dalla foto in compagnia di Bassi, del DS Giovanditti e della Presidente in pectore Zema, per il momento, basta e avanza. 

A chiudere una spigolatura familiare. L’ultima volta (in realtà anche l’unica), in cui la Pro Patria è andata vicina alla Serie B negli ultimi 60 anni è stata in occasione della metafisica finale playoff con il Padova del giugno 2009. Chi sedeva sulla panca dei biancoscudati? Carlo Sabatini. Non esattamente un omonimo ma il fratello minore di Walter (oggi responsabile del Settore Giovanile euganeo). Com’era quella storia dell’espiazione?               

Giovanni Castiglioni

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