Chiudete per un attimo gli occhi. Non pensate al mercato estivo, ai colpi supersonici messi a segno da Varese, alla BCL, alla prospettiva NBA Europe, alle rinnovate (e giustificate) ambizioni di grandezza di una piazza che dopo tanti anni finalmente vede la concreta possibilità di tornare a lottare per vincere o quantomeno, per stare in alto in classifica contendendo un posto a chi finora è stato irrangiungibile.

Ora riapriteli e leggete il tabellino finale della partita con la Virtus Bologna di ieri sera: 69-90 in favore delle V Nere, 29-47 il computo dei rimbalzi a favore degli ospiti, 7/30 al tiro da tre di Varese e una valutazione complessiva finale che recita 51 per i biancorossi e 124 per Bologna.

Ecco, leggendo così sembra esattamente che dopo essere cambiato tutto quest’estate, non sia cambiato nulla. Se poi alla lettura di questi numeri ci si mette ciò che si è visto in campo il paragone con gli errori ed i problemi di inizio stagione della passata annata diventa ancora più saldo: sofferenza a rimbalzo e nelle transizioni difensive, dipendenza quasi totale dal tiro da tre punti, approccio difensivo completamente sbagliato e di conseguenza un attacco che fatica a creare soluzioni pulite, cambi continui ed estremizzati (in parte figli anche di un sistema che segue più i dati che i momenti della partita) che non danno un senso d’identità e continuità nel gioco alla squadra e mancanza di gerarchie chiare cui affidarsi e che possano dare equilibrio e stabilità al gruppo.

Sembra di essere rimasti ad un anno fa di questi tempi, vero? Eppure in estate tutto è cambiato in casa Pallacanestro Varese e probabilmente è cambiato così tanto che per arrivare ad essere ciò che i biancorossi auspicano di tempo ce ne vuole ancora tanto, perché di scalini da fare per arrivare una potenza, seppur ridimensionata, come la Virtus, ce ne sono ancora moltissimi.

C’è un però, in tutto questo, a differenza degli altri anni questa squadra ha delle attenuanti vere e di cui, per onestà intellettuale, non si possono non valutare con il giusto peso (che non è poco): il fatto che questo gruppo, in gran parte nuovo, non si sia mai allenato e non abbia mai giocato al completo in tutto la preseason e nella prima di campionato e non lo farà ancora per un bel pò (questo porta ad una difficoltà nel trovare una propria identità di gioco e di gerarchie determinante); la perdita in una sola settimana di due totem come McDowell-White ed Amedeo Della Valle (non proprio gli ultimi due arrivati) che oltre al danno tecnico-tattico, hanno portato un peso psicologico non indifferente sul gruppo; ed infine il carico di pressioni, per una squadra nuova a cui si chiede subito di arrivare dopo per anni si è guardato solo con il cannocchiale, portando evidentemente un peso emotivo troppo elevato, ancora, per un gruppo in cerca del proprio io, lontano dall’essere trovato.

Ora aprite gli occhi e guardate la realtà, che recita questo, che chiede quindi tempo ed anche una buona dose di fortuna (cosa finora mancata a livello di infortuni) ma che chiama anche ad una rapidissima riscossa, perché dalla prossima settimana si giocherà ogni tre giorni ed il tempo per pensare, rimuginare, lavorare sui propri errori sarà sempre meno; così come quello per accorgersi che chiudendo gli occhi per un attimo sembra di essere tornati esattamente ad un anno fa, cambiando tutto ma ritrovandosi con gli stessi problemi, da risolvere nel più breve tempo possibile.

Alessandro Burin

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