
Oggi pomeriggio le porte del Centro Sportivo delle Bustecche si riapriranno per il primo giorno di raduno della stagione 2026/27 del Varese Football Club. Suona il primo campanello di un’altra annata che, come da prassi, porta con sé la consueta dote di aspettative, bisbigli, analisi da bar e una dose mai sopita di cronico scetticismo.
Varese è una piazza bella e difficile. Esigente, sognatrice e talvolta spietata. Lo diciamo con il massimo rispetto: vivere con la costante sensazione che “non sia mai abbastanza” rischia di trasformare la passione in una cambiale che nessuno riesce più a saldare. È comprensibile, per carità. Il professionismo manca dalla stagione 2014/15, la sequenza di ripartenze è stata estenuante e guardarsi intorno non aiuta. Ma il paragone costante con chi, a pochi chilometri di distanza, calca palcoscenici internazionali non fa altro che avvelenare il pozzo. Varese non è Como, questa proprietà non ha le risorse della Premier League né la bacchetta magica, ed essere intellettualmente onesti verso sé stessi è il primo passo per non restare costantemente delusi.
IL PARADOSSO DELLA CONTINUITÀ
Negli ultimi anni, la critica principale mossa al club era sempre la stessa: “Manca la programmazione, ad ogni estate si azzera tutto e si ricomincia da capo”. La storia recente parla chiaro: nelle ultime stagioni la panchina biancorossa è stata un carosello continuo che ha visto susseguirsi ben otto allenatori. Soltanto Corrado Cotta (2023/24) e Andrea Ciceri (2025/26) sono riusciti nell’impresa di iniziare e finire un campionato. E l’unica volta in cui la guida tecnica è stata confermata da un anno all’altro andò a finire nel peggiore dei modi con la retrocessione sul campo (poi riassorbita dal ripescaggio) dopo un’annata condizionata da dissidi e scelte sbagliate (il Varese 2022/23 di Gianluca Porro era condannato a non decollare fin dal principio e la piega presa della stagione portò più danni della grandine).
Oggi, per la prima volta con un’ossatura ben più solida e un blocco spogliatoio confermato come raramente si è visto in passato, la società ha fatto esattamente ciò che la piazza ha sempre auspicato: ha dato continuità. Alessio Battaglino in direzione sportiva, Andrea Ciceri in panchina (piacciano o non piacciano). E cosa succede? Che gran parte dell’ambiente storce il naso, guardando con diffidenza la conferma della coppia. Un paradosso tutto varesino: si chiedeva stabilità e, ora che c’è, più di qualcuno desiderava il ribaltone.
LO STORICO DEL VARESE
STAGIONE 2020/21
Allenatore: David Sassarini – Ezio Rossi
DS: Gianni Califano/Andrea Scandola
STAGIONE 2021/22
Allenatore: Ezio Rossi – Gianluca Porro
DS: Alessandro Merlin
STAGIONE 2022/23
Allenatore: Gianluca Porro – Luciano De Paola – Gianluca Porro
DS: Alessandro Merlin
STAGIONE 2023/24
Allenatore: Corrado Cotta
DS: Claudio Ranieri
STAGIONE 2024/25
Allenatore: Roberto Floris – Alessandro Unghero
DS: Antonio Montanaro
STAGIONE 2025/26
Allenatore: Andrea Ciceri
DS: Alessio Battaglino
STAGIONE 2026/27
Allenatore: Andrea Ciceri
DS: Alessio Battaglino
UN PROGETTO CHE NON PUÒ VINCERE (MA…)
Parliamoci chiaro, senza filtri e senza prendere in giro nessuno: questo Varese non parte per vincere il campionato. Inutile girarci intorno o vendere fumo per compiacere la tifoseria. Anche quest’anno ai nastri di partenza (in attesa di conoscere i gironi) ci saranno squadre attrezzate per il salto diretto, società con budget ben diversi e corazzate costruite con un solo obiettivo. La stagione che si apre oggi deve essere intesa, per quello che è, come un’annata di consolidamento e transizione.
Ma il bello del calcio risiede proprio nel margine dell’imprevisto. Nessuno parte battuto, e le stagioni partono tutte da zero a zero. Se la squadra dovesse trovare subito la quadra, se l’ambiente dovesse compattarsi spingendo il gruppo oltre i propri limiti, se le “favorite” dovessero incepparsi… chissà. La speranza fa parte del gioco. Ma la partenza deve basarsi sui piedi per terra, non sulle illusioni.
OLTRE IL CAMPO: STRUTTURE E NODI DA SCIOGLIERE
Mentre il tifoso guarda giustamente alla palla che entra o esce (ed è sacrosanto che sia così) va riconosciuto alla società il merito di star lavorando per costruire basi che vadano oltre la domenica pomeriggio. La crescita del settore giovanile e le sinergie virtuose sul territorio (come il lavoro intrapreso con il Gavirate) sono le fondamenta senza le quali qualsiasi vittoria in Serie D resta una cattedrale nel deserto.
Resta, indelebile e fastidioso, il nodo stadio. L’impasse tra la società e il Comune per il “Franco Ossola” è ormai un tira e molla stancante che non fa bene a nessuno. Un clima di reciproca diffidenza che frena qualsiasi velleità di sviluppo infrastrutturale a lungo termine e che meriterebbe, una volta per tutte, una stretta di mano chiara o una presa di posizione definitiva per il bene della città.
PROSPETTIVE E PROGETTUALITÀ
I “puri e duri” della Curva ci saranno sempre, ed è l’anima del tifo biancorosso. Ma il calcio è uno sport che vive di entusiasmo contagioso. Quando l’Atalanta ha scalato il calcio europeo o quando il Como ha iniziato il suo percorso, i nuovi tifosi sono arrivati a migliaia: accoglierli non significa “svendere” la propria fede o togliere valore a chi c’è sempre stato, ma permettere a una piazza di tornare a respirare grande calcio.
Il lavoro che attende mister Andrea Ciceri e il DS Alessio Battaglino si preannuncia impegnativo e affascinante al tempo stesso. La rosa potrà contare su un gruppo affiatato e su concetti di gioco già assimilati, elementi che in una categoria spietata come la Serie D rappresentano spesso un vantaggio non da poco.
La vera sfida della stagione 2026/27, tuttavia, si giocherà anche fuori dal rettangolo di gioco: nella capacità dell’ambiente di accompagnare questa squadra con un pizzico di serenità in più. Considerare il calcio per ciò che è, uno sport in cui solo una squadra vince (a maggior ragione in un format stantio e retrogrado come quello dell’attuale Serie D), permetterà di valutare il percorso con la giusta obiettività, lasciando al campo il compito di scrivere la storia di questa nuova annata. Buon lavoro al Varese Football Club, con l’augurio che possa essere una stagione ricca di soddisfazioni.
Matteo Carraro

























