
E sono 100. Anzi: 101. Con la doppietta all’Accademia Milano nel posticipo di domenica sera valso il ritorno alla vittoria del Varese Femminile (2-4 senza storia utile per morale e classifica), Michela Lunardi ha toccato la tripla cifra di gol segnati con la maglia biancorossa. Un traguardo tutt’altro che banale per una ragazza che il gol ce l’ha nel sangue: l’attaccante classe ’96 non ha certo bisogno di presentazioni e potrebbe tranquillamente calcare palcoscenici di categoria superiore, ma ormai da tempo ha legato indissolubilmente il suo nome a quello del Varese e, dopo una stagione ai box, è ripartita con ancor più voglia e determinazione facendo ciò che le riesce meglio: segnare.
Certo, il gol si è fatto attendere, ma è arrivato nel momento in cui serviva di più, aiutando la squadra a scrollarsi di dosso quelle inevitabili tensioni che ti accompagneranno sempre quando i risultati non rispecchiano le prestazioni. Domenica sera, invece, c’è stato: prestazione, risultato e, ovviamente, gol. “Difficile spiegare cosa provo in questo momento – esordisce Michela Lunardi – perché ho un bel mix di emozioni da esprimere. Posso dire che non ho mai vissuto la ricerca del centesimo gol come un’ossessione: ho sempre pensato che sarebbe arrivato al momento giusto, e così è stato. Sono felicissima per la doppietta, ma soprattutto per aver vinto: a tal proposito voglio subito ringraziare le mie compagne, perché gran parte del merito è loro e sono orgogliosa di poter condividere questo traguardo con loro”.
Scorrendo l’album dei ricordi di questo lungo cammino biancorosso, se dovessi scegliere, qual è o quali sono i gol a cui sei più affezionata?
“Difficile pescare in mezzo a così tante gioie, ma ci sono due reti in particolare a cui sono legatissima e che forse sono anche le più belle a livello estetico. La prima è quella segnata in Coppa contro la Riozzese, al “Peppino Prisco”, con una gran conclusione da fuori area. La seconda invece l’ho realizzata sul campo del Cantù, trovando un sinistro potente e preciso dalla trequarti che si è insaccato proprio sotto l’incrocio dei pali”.
Al di là della soddisfazione personale, la tua doppietta ha contribuito al ritorno ai tre punti dopo due turni in cui i risultati non avevano premiato le vostre prestazioni. Quanto era importante ritrovare la vittoria?
“Vincere non era importante, era fondamentale. Ne avevamo un bisogno assoluto, sia per dare valore a una settimana di lavoro davvero molto intensa durante la quale ci siamo allenate benissimo, sia soprattutto per il morale del gruppo, ritrovando entusiasmo e acquisendo ancora più consapevolezza nei nostri mezzi e in ciò che siamo capaci di fare in campo”.

Sul piano emotivo, come avete affrontato e vissuto questo ultimo periodo all’interno dello spogliatoio?
“Le abbiamo vissute un po’ sulle montagne russe: a livello personale ci sono stati inevitabili alti e bassi emotivi legati ai risultati che tardavano ad arrivare. Ciò che però non è mai venuta meno è stata la ferma determinazione di dimostrare il nostro reale valore, lavorando a testa bassa con la voglia di fare bene e di tornare a conquistare punti pesanti”.
Il calendario proporrà ora l’esame Rhodense, senza dubbio il banco di prova più atteso e sentito di questa prima metà di campionato. Quali sono le aspettative?
“Arriviamo a questa partita senza caricarci di inutili aspettative, ma con una certezza granitica: sappiamo di non essere inferiori a nessuno e siamo consapevoli di poterci giocare le nostre carte a viso aperto contro chiunque. Daremo tutto per strappare l’intera posta in palio. Io purtroppo domenica non sarò della partita per motivi personali, ma anche da lontano farò sentire tutto il mio sostegno e sarò idealmente in campo al fianco delle mie compagne”.
Dove può arrivare questo Varese?
“Non amo fare proiezioni o pensare a dove potremo trovarci a fine corsa: preferisco concentrarmi su una partita alla volta, vivendo appieno il percorso per poi tirare le somme al termine del campionato. È naturale che l’ambizione sia quella di tagliare il traguardo più prestigioso possibile, ma il focus deve restare sul presente. Cosa ci manca per stare lassù? Per come vivo lo spogliatoio, credo che l’unico vero tassello da colmare sia la piena consapevolezza del nostro potenziale. E poi mi piacerebbe che anche dall’esterno ci fosse un seguito maggiore: servirebbe che più persone credessero con convinzione nel nostro progetto e dessero maggiore fiducia all’intero movimento del calcio femminile”.
Facciamo un piccolo passo indietro: dopo una stagione passata lontano dal campo hai scelto di rimetterti in gioco. Cosa ha riacceso la scintilla?
“La verità è che avevo deciso di smettere perché la serie di infortuni subiti mi aveva logorato profondamente, sia dal punto di vista fisico che sotto l’aspetto mentale. Sono rimasta ferma ai box per un anno intero affrontando anche un intervento chirurgico, e proprio durante quella lunga lontananza ho iniziato ad avvertire una mancanza viscerale del campo. Mi sono detta: “Adesso penso al matrimonio – (“mi sono sposata e l’obiettivo primario era non arrivare a quel giorno zoppicando, aggiunge ridendo, ndr”) – poi ci riprovo e vediamo come risponde il fisico: se va male appendo definitivamente gli scarpini al chiodo, se invece il corpo regge vado avanti”. È andata bene, ed eccomi ancora qui”.

Che spogliatoio avevi lasciato e che ambiente hai ritrovato al tuo rientro in gruppo?
“Ho ritrovato gran parte del gruppo storico, ma l’ho trovato ancora più unito e affiatato, arricchito da qualche volto nuovo. Diverse ragazze le conoscevo già bene avendoci giocato insieme in passato, ed è stato bellissimo riabbracciarle; con una di loro in particolare avevo già uno splendido legame fuori dal campo ed è stato davvero speciale ritrovarsi. Sono estremamente felice di far parte di questo gruppo”.
Che impressione ti ha fatto mister Faccone?
“Con il mister mi trovo davvero molto bene. Avevo già avuto modo di scambiare qualche chiacchiera con lui durante la passata stagione, pur non giocando. È un tecnico estremamente disponibile al dialogo, sa ascoltare le giocatrici e, soprattutto, ha idee chiare e sa perfettamente cosa fare… o per lo meno è quello che vuole farci credere (ride, ndr)!”.
Cosa significa per te giocare per il Varese?
“Vestire questa maglia significa tantissimo. Quando sono arrivata a Varese anni fa ero reduce da un infortunio pesante e qui ho trovato l’ambiente perfetto per risollevarmi: ho riscoperto la pura gioia di giocare, la voglia di rimettermi in discussione e di divertirmi, condividendo ogni momento con un gruppo fantastico. Indossare il biancorosso significa sentirsi parte di una famiglia: voglio continuare a dare il mio massimo contributo per ripagare la fiducia che sia la società sia le compagne hanno riposto in me concedendomi questa splendida seconda possibilità”.
Qual è il prossimo traguardo che hai messo nel mirino?
“Rispondere che punto ad andare in doppia cifra in campionato sarebbe banale e scontato. Quest’anno non mi sono prefissata alcun record personale: il mio unico pensiero è mettermi al servizio della squadra per centrare le vittorie, che io riesca a segnare o meno. Chiudo però con un pensiero che mi sta particolarmente a cuore: ci tengo a mandare un abbraccio immenso a Mati e Cami, che stanno attraversando un momento non facile”.
Matteo Carraro































