
L’attacco funziona, la difesa ancora non del tutto. Il tema di dibattito dal post sconfitta per 99-105 della Pallacanestro Varese contro Maxima Roma di sabato scorso, nell’ultima amichevole della preseason per i biancorossi, giocata sul parquet dell’Itelyum Arena di Masnago, in una notte che ha anche visto andare in scena la presentazione ufficiale della nuova squadra ai tifosi, sta tutto qui.
Un punto di analisi che non riguarda ovviamente solo la partita con Roma ma bensì tutta la preseason della Openjobmetis fatta di 6 vittorie in 8 partite, con 760 punti segnati (pari ad una media di 95 a match) e 673 subiti (pari a 84 punti di media a partita). Numeri che fotografano al meglio la realtà del momento in casa biancorossa e che si possono considerare più che soddisfacenti se si pensa che caoch Kastritis non ha mai potuto allenare e disputare una partita con la squadra al completo finora.
L’ATTACCO GIRA A MERAVIGLIA
Ciò che si nota in maniera oggettiva e che soddisfa parecchio l’allenatore greco, come espresso in conferenza stampa post partita con Maxima Roma, è come la squadra, nonostante i tanti infortuni e le assenze avute durante la preseason, abbia già costruito un impianto offensivo di primo livello. Tante le bocche da fuoco di casa varesina che si sono già alternate nel corso delle varie partite: non solo i designati Alviti, Della Valle ed Hale, ma anche Duke Jr, Librizzi e Nikolic hanno saputo dare, sebbene in misura minore rispetto ai primi tre, un impulso importante alla mole di punti segnata dai biancorossi. Mole di punti figlia non solo delle giocate individuali dei singoli quanto di una condivisione maggiore di responsabilità e di palloni, con la squadra che cerca in maniera costante un coinvolgimento totale dei 5 giocatori in campo quando deve attaccare, rinunciando a volte anche ad un tiro facile (com’è capito in più occasioni con Roma) per cercare un assist al compagno più libero e magari invece che segnare due punti, farne tre.
LA DIFESA VA RIASSETTATA: MA DAVVERO VA COSì MALE?
84 punti di media subiti in preseason sono parecchi ma nemmeno poi così tanto se si pensa, come dicevamo prima, al fatto che Varese non ha mai avuto l’organico completo a disposizione e soprattutto ha dovuto spesso fare a meno di interpreti principali del roster più che delle seconde linee. Ed allora è facile capire come un sistema di reparto sul quale gli equilibri contano in maniera preminente e che richiede un lavoro meticoloso fatto con grandissima attenzione ogni giorno in palestra possa soffrire maggiormente di queste assenze rispetto all’attacco dove talvolta basta il talento del singolo a svoltare un match. Così sicuramente Varese ha da lavorare sulle transizioni difensive, sulle rotazioni a difesa schierata e sui rimbalzi, mentre è già assimilata l’intensità e l’aggressività con cui i biancorossi attaccano il diretto avversario per sporcarne un passaggio o rubare palla. E’ chiaro che per quella squadra che l’anno scorso per lunghissimi tratti della stagione è stata la miglior difesa del campionato e che fa di questa fase di gioco il suo credo principale subire 84 punti di media non è una cosa accettabile ma è altrettanto evidente come la propensione al lavoro che viene fatto da tutti nella propria metà campo non possa fare altro che ben sperare in vista dell’inizio della stagione.
L’IMPORTANZA DI MCDOWELL-WHITE
In entrambe le fasi di gioco rientra in maniera preponderante l’importanza della presenza sul parquet di William McDowell-White: in attacco per dettare ritmo e tempi di gioco ai compagni, andando sempre più ad affinare quell’asse play-pivot con Kamagate che può risultare veramente devastante; in difesa per guidare la squadra nei movimenti e sulla prima pressione, oltre che fungere da jolly da poter sfruttare su tutto il perimetro, grazie alla fisicità anomala dell’australiano per essere un playmaker. C’è però una conditio si ne qua non perché tutto si realizzi: la salute fisica di un giocatore che si è già scoperto fragile muscolarmente e che dovrà essere dosato al meglio per poterne sfruttarne al massimo il potenziale senza rinunciarci per lunghi periodi, perché da lui passerà molto delle fortune o sfortune della stagione bosina.
Alessandro Burin






















