Con l’estate che entra nel vivo e la stagione ciclistica che si avvicina ai suoi appuntamenti più importanti, è il momento ideale per fermarsi ad analizzare lo stato di salute di un movimento che da sempre rappresenta uno dei fiori all’occhiello dello sport varesino. Per farlo, non si può prescindere dall’opinione del guru di riferimento del panorama locale: Sergio Gianoli, giornalista, dirigente sportivo, organizzatore e scrittore che da decenni racconta il ciclismo attraverso libri, approfondimenti e un costante lavoro sul territorio.

Profondo conoscitore della storia e dell’evoluzione delle due ruote, Gianoli ci accompagna in una riflessione affrontando temi che spaziano dal professionismo al settore giovanile, dalla crescita della mountain bike alle difficoltà delle società sportive. Un’analisi lucida e approfondita che evidenzia punti di forza, criticità e prospettive future di uno sport che continua a rappresentare una parte fondamentale dell’identità sportiva della nostra provincia.

Facciamo un punto sul ciclismo professionistico varesino. Che stagione sta vivendo il nostro territorio?
“Attualmente Varese può contare su un solo atleta nel World Tour, Alessandro Covi. Purtroppo il suo avvio di stagione è stato complicato: ha cambiato squadra passando alla Jayco AlUla, ma una caduta lo ha condizionato per diversi mesi. In questi giorni stava gareggiando in Francia, ma si è dovuto ritirare a causa della febbre. Teoricamente dovrebbe partecipare al Tour de France, anche se finora non è ancora riuscito a esprimersi ai suoi livelli. Speriamo possa accadere proprio alla Grande Boucle”.

E alle spalle di Covi?
“Abbiamo diversi ragazzi impegnati nelle squadre Professional. Quello che ha ottenuto i risultati migliori è Christian Bagatin di Orino, che quest’anno è riuscito a conquistare una vittoria. Bene anche i gemelli Bessega, Tommaso e Gabriele, che corrono per il Team Polti VisitMalta e stanno ottenendo piazzamenti interessanti”.

Il nome su cui puntare per il futuro resta Filippo Turconi?
“Sì, probabilmente è lui il prospetto più interessante. È stato l’unico atleta della provincia di Varese a partecipare all’ultimo Giro d’Italia e, peraltro, era il più giovane corridore in gara. Corre con una squadra Professional, ma già dalla prossima stagione potrebbe compiere il salto nel World Tour. Sicuramente è uno dei ragazzi da seguire con maggiore attenzione”.

Negli ultimi anni, però, sono sempre meno i varesini e varesotti che raggiungono il professionismo.
“È vero. Il motivo principale è che il movimento giovanile si è ridimensionato dal punto di vista numerico. Rispetto al passato ci sono meno ragazzi che iniziano a praticare ciclismo e questo inevitabilmente si riflette anche sul numero di atleti che riescono ad arrivare al professionismo”.

A proposito di giovani: chi sono i talenti più interessanti del ciclismo varesino?
“Partendo dagli Esordienti, il nome di riferimento è sicuramente Manuel Pupillo di Gaggiolo di Cantello, che ha già vinto quattordici corse e domenica scorsa ha conquistato anche il titolo regionale lombardo. Tra gli Allievi stanno facendo molto bene Andrea Segato della Bustese Olonia, attuale campione provinciale, e il compagno di squadra Luca Ferro, che ha raccolto numerosi piazzamenti pur senza trovare ancora il successo. Entrambi saranno impegnati a Sabbio Chiese nel campionato lombardo”.

E nelle categorie superiori?
“Tra gli Juniores non è una stagione straordinaria dal punto di vista generale, ma spicca Ettore Martinelli della Bustese Olonia. È andato particolarmente forte nelle prove a cronometro, ha conquistato il titolo individuale Juniores e recentemente si è imposto anche in una gara nazionale. Probabilmente è il ragazzo che finora ha ottenuto i risultati più importanti tra quelli della provincia di Varese. Negli Under 23, invece, il nome più in evidenza è quello di Alessandro Cattani, ragazzo di Cislago, che ha già ottenuto una vittoria e un secondo posto. Ha avuto anche l’opportunità di gareggiare tra i professionisti e ha dimostrato buone qualità. Ci sono poi atleti come Simone Zanini che stanno vivendo una stagione decisiva per capire se riusciranno a compiere il salto definitivo nel professionismo”.

Quali possono essere gli obiettivi del ciclismo varesino nei prossimi anni?
“Obiettivi particolarmente ambiziosi oggi è difficile individuarli. Ci auguriamo che Turconi possa continuare il suo percorso di crescita e che Covi riesca a ritrovare le condizioni migliori. Dove Varese continua a essere fortissima è nell’organizzazione”.

In che senso?
“Manifestazioni come il Trofeo Alfredo Binda di Cittiglio e le Tre Valli Varesine, sia maschile sia femminile, rappresentano eventi di assoluto prestigio nel panorama internazionale. Dal punto di vista organizzativo siamo ai vertici, mentre sul piano dei risultati degli atleti stiamo vivendo una fase meno brillante rispetto ad altri periodi storici”.

Apriamo una riflessione sul movimento nel suo complesso, tra professionismo e attività amatoriale.
“Nelle categorie giovanili il numero degli atleti sta diminuendo e anche organizzare gare è sempre più difficile, sia per motivi economici sia organizzativi. Al contrario cresce il movimento amatoriale, soprattutto nelle manifestazioni non agonistiche. Le randonnée, gli eventi gravel e le gare di mountain bike stanno attirando sempre più partecipanti”.

La mountain bike può rappresentare una risorsa per il futuro?
“Assolutamente sì. Quest’anno è nato anche un settore giovanile dedicato e questo è un segnale molto positivo. Per anni la mountain bike è stata considerata quasi esclusivamente un’attività amatoriale, mentre oggi coinvolge sempre più giovani. Inoltre molte famiglie la vedono come una scelta più sicura: allenarsi e gareggiare in percorsi protetti è diverso rispetto al traffico che si incontra sulle strade tradizionali. Anche per questo motivo i numeri sono in crescita”.

Per chiudere, tra una pedalata in strada o in mountan bike e l’altra, quando uscirà il prossimo libro di Sergio Gianoli?
“Qualche idea in cantiere c’è sempre. Per ora, dopo il volume sulla Tre Valli Varesine, sto pensando a un’integrazione che comprenda gli anni successivi rispetto a quelli già raccontati inserendo anche la prova femminile, che nel frattempo ha assunto un’importanza sempre maggiore”.

Christian Benini

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