Un punto di riferimento per lo sport varesino, ma anche un atleta capace di farsi valere sul palcoscenico internazionale con la racchetta in mano. Il dottor Giulio Clerici, nome storico della medicina applicata allo sport all’ombra del Sacro Monte, è stato tra i grandi protagonisti della rassegna iridata della 55esima edizione dei Campionati Mondiali di Tennis per medici che si sono tenuti in Turchia dal 10 al 17 ottobre.

Una figura che non ha bisogno di presentazioni per gli appassionati della nostra provincia: per anni medico sociale del Varese Calcio, colonna sanitaria della Società Ciclistica Alfredo Binda per la Tre Valli Varesine e oggi alla guida dello staff medico della Pallacanestro Varese. Questa volta, però, il dottor Clerici ha svestito il camice e riposto la borsa medica per impugnare la racchetta, tornando a casa con un bottino straordinario: un oro mondiale nel doppio maschile Over 65 e una splendida medaglia di bronzo nel doppio misto.

Abbiamo fatto due chiacchiere con lui per rivivere le emozioni di questo trionfo.
Dottor Clerici, un oro e un bronzo mondiale: un ritorno alla vittoria dopo qualche tempo…
«Da un paio d’anni non vincevo un torneo. Però vittoria e sconfitta alla fine sono le due facce della stessa medaglia: il giorno dopo si riparte sempre dal punto in cui si è arrivati, con la voglia di impegnarsi per migliorare ancora di più, nello sport così come nella vita».

Dietro questo successo c’è stata una preparazione davvero speciale, con un’insegnante d’eccezione come Francesca Schiavone.
«Assolutamente sì. Nell’ultimo mese mi sono allenato per bene approfittando dell’amicizia e della competenza di Francesca Schiavone e del suo fido scudiero Giovanni, che mi hanno preparato a puntino per questo Mondiale. Il sudore lasciato sui campi dello Schiavone Team Lab Tennis Academy ha portato i suoi frutti: portare a casa un oro e un bronzo è una soddisfazione enorme».

Entrambe le medaglie sono arrivate nelle specialità di coppia. Che sapore ha vincere in doppio?
«Vincere in doppio e nel doppio misto è ancora più bello perché ti lega indissolubilmente a chi ti è stato accanto. Quando tu sbagli il compagno ti rincuora e dà il meglio di sé, quando l’altro cala tiri fuori tu il punto decisivo, e viceversa. Alla fine si vince e si perde insieme».

Chi si sente di ringraziare per questa cavalcata vincente?
«Un grazie speciale va al mio socio di doppio Valerio Borsetti, di Roma, con cui è arrivato l’oro Over 65, e alla mia compagna di doppio misto Cinzia Moretti, di Verona. Ma lasciatemi fare un plauso particolare all’amico Giovanni Levizzani, già medico del Milan nell’era leggendaria di Nereo Rocco: 60 anni di laurea in medicina, 86 primavere alle spalle e un altro oro al collo. Un esempio per tutti noi».

Al di là dei risultati sportivi, che esperienza umana è stata questa 55ª edizione?
«Basta guardare il medagliere e il clima sui campi per capire l’eccezionalità dell’evento. Ci siamo confrontati pacificamente con colleghi medici provenienti da Paesi e culture molto diverse dalla nostra, eppure siamo stati benissimo insieme. Voglio mandare un abbraccio particolare anche agli amici polacchi Anna Komar e Jerzy Glabisz, due splendide persone che si distinguono sempre per fair play e professionalità».

E adesso c’è già un nuovo traguardo all’orizzonte?
«Non ci si ferma. Ora si riparte con la preparazione per l’edizione del 2027 in India, dove ci aspetta già il caro amico Biju Singh, un vero fenomeno di simpatia ed estro!».

Michele Marocco

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