
Ci sono saluti che vanno oltre i messaggi, gli abbracci o le strette di mano. Ci sono addii che richiamo ricordi, che suscitano emozioni fortissime, che lasciano un segno indelebile come le giocate, i sorrisi, il sudore, le lacrime di chi su un parquet ha dato tutto ed ora sa di dover salutare.
Finisce così, in un martedì di giugno la storia d’amore tra Edoardo Vescovi e la Robur Et Fides. Un sodalizio che ha portato in dote tantissimo: gioie, dolori, paura, felicità, sudore, fatica ma soprattutto una grandissima felicità per quella promozione dalla DR1 alla Serie C che ha rilanciato il club gialloblu nel panorama cestistico minors che conta.
E non sono solo parole, sono i segni che ha lasciato Vescovi nella sua avventura alla Robur con la sua iconica maglia numero 8: un professionista modello, mosso da una passione smisurata per la pallacanestro tramandata di padre, il grande Cecco, in figlio e sorella, tenuto conto che Camilla è stata giocatrice ed è oggi il volto social di Lega Basket.
Però si sa che nella vita tutto finisce ed anche questo capitolo della carriera di Edoardo termina con la consapevolezza di aver contribuito a scrivere una parte di storia per un club di Varese, nel segno di papà Cecco, in una tradizione che non smette di donare al basket varesino qualcosa, dal gesto più grande a quello che può sembrare più piccolo in un concerto di emozioni che solo la pallacanestro sa regalare.
Questo il post di saluto di Vescovi alla Robur.
Cara Robur,
sono passati tre anni intensi, ed è stato un vero piacere , oltre che un grande onore, indossare i tuoi colori.
Abbiamo condiviso tanto: gioie e sconfitte, ma soprattutto momenti indimenticabili come la promozione in C Unica, che porterò sempre con me.Un grazie speciale a tutti i miei compagni, che per me sono stati molto più di una squadra,una vera famiglia.
Un grazie va anche a tutto lo staff e la dirigenza per aver reso possibile questo mio percorso.Un pezzo di cuore resterà sempre qui.
Alè fiò
Alessandro Burin





















