
Il derby di Venegono ha confermato appieno i timori della vigilia di Andrea Ciceri, preoccupato per una squadra che continua a raccogliere meno di quanto meriterebbe sul campo. I novanta minuti dell’Elmec Solar Stadium hanno riflesso tutto ciò: osservando la prima mezz’ora di gioco, difficilmente si sarebbe potuto pronosticare un epilogo simile. I restanti sessanta, invece, hanno premiato il coraggio di una Varesina encomiabile nel restare aggrappata alla contesa a dispetto del momento buio da cui arrivava, capace poi di agguantare e ribaltare il match (3-1 il finale) sfruttando la spietata legge dell’ex e blindando un successo che mancava dalla giornata inaugurale.
Se la classifica “premia” ancora il Varese (che con 13 punti resta avanti di due lunghezze rispetto ai cugini rossoblù), il quadro generale non lascia dormire sonni tranquilli a nessuno. Con Correggese e Crema a cavallo della zona playout a quota 12, sia Varese che Varesina sono chiamate a inanellare un filotto utile per staccarsi dai bassifondi. Se le Fenici si augurano che il successo di domenica sia la vera svolta del campionato, i biancorossi devono ritrovare quel sottile equilibrio (che fa tutta la differenza del mondo) tra qualità delle prestazioni e peso dei punti portati a casa.
Cosa non ha funzionato, dunque, in casa Varese? L’impostazione tattica e l’approccio alla gara erano stati pressoché perfetti: ritmo asfissiante nei contrasti, reattività sulle seconde palle e una predominanza territoriale lampante, favorita anche da una Varesina impaurita e contratta dal peso di ben otto turni senza vittorie. Poi, improvviso, il patatrac: l’ennesima pressione offensiva funziona, ma Ndagijimana sbaglia un appoggio elementare innescando la ripartenza letale delle Fenici, con l’imbucata di Banfi per il pareggio di Tentoni. Da quel preciso istante il vento del derby è cambiato.
L’ora successiva non è certo stata una Caporetto sul piano del gioco, ma laddove la Varesina trovava coraggio ed entusiasmo, il Varese perdeva certezze per strada. Il match è rimasto comunque in equilibrio senza particolari squilli e proprio questo scenario ha spinto Ciceri a intervenire per provare a vincerla: inserire un riferimento avanzato per alzare il baricentro e dare maggiore consistenza offensiva. Togliere però un equilibratore tattico come Piantoni per affidarsi a un Sovogui lontano parente del potenziale ammirato la passata stagione si è rivelato controproducente. In una manciata di secondi Banfi ha sfiorato la traversa dalla distanza (fino a quel momento Piantoni aveva sempre presidiato bene la trequarti difensiva), poi, approfittando dell’atteggiamento molle e passivo dello stesso Sovogui su un pallone vagante al limite dell’area, ha scagliato all’incrocio il destro del 2-1. Senza ampiezza nelle rotazioni (complice un’infermeria che continua a togliere risorse preziose), il Varese è rimasto aggrappato alla partita, ma l’assedio finale non è mai decollato: a inizio recupero, un buco di Costante entrato da pochi secondi ha spianato a Franceschinis la via del definitivo 3-1.
“Sembrare in controllo” non basta: le parole a caldo di Matteo Barzotti toccano il vero nervo scoperto dei biancorossi. Ciò che era riuscito con cinismo contro l’Arconatese stavolta è mancato (quasi) del tutto. Quella di Venegono era una sfida ampiamente alla portata che, al netto del campanilismo (senz’altro più sentito dalla parte opposta), andava fatta propria per allungare il passo; un blitz da piani alti si è così trasformato in un pericoloso scivolone a ridosso della zona calda. Invertire la tendenza diventa un obbligo categorico, anche perché il calendario riserverà sfide severissime: Sant’Angelo, Casatese Merate, Correggese e Pavia (prima dell’incrocio ai limite del proibitivo con la Pistoiese) imporranno una tenuta mentale e qualitativa di ben altro spessore.
Dal canto suo, la Varesina dovrà ora trovare continuità per non cadere nella trappola della scorsa stagione, quando a exploit contro formazioni blasonate facevano seguito brusche frenate negli impegni diretti per non retrocedere: la trasferta sul terreno del Tropical Coriano sarà subito un esame chiarificatore.
Matteo Carraro




















