
Salone Estense gremito di protagonisti, istituzioni, addetti ai lavori e, soprattutto, cittadini. Il tutto, inevitabilmente, con l’attenzione altissima. La risposta della città di Varese alla serata dedicata al futuro dell’ex Aermacchi è stata probabilmente il primo dato significativo emerso dall’incontro pubblico andato in scena lunedì sera nel cuore della Città Giardino. Un segnale forte, che testimonia quanto interesse e quante aspettative ruotino attorno a uno dei più importanti interventi di rigenerazione urbana che il capoluogo abbia conosciuto negli ultimi decenni.
Moderato dal direttore di VareseNews Marco Giovanelli, l’appuntamento organizzato in sinergia con il Consiglio di Quartiere di Masnago ha permesso di fare il punto sullo stato di avanzamento dei lavori e sugli obiettivi di un progetto destinato a cambiare radicalmente il volto dell’area. Ad aprire la serata è stata proprio una rappresentante del Consiglio di Quartiere, che ha raccolto e portato all’attenzione dei presenti la voce della comunità. L’ex Aermacchi, per decenni, ha rappresentato una parte importante della storia industriale e sociale della città e proprio per questo le scelte legate al recupero dell’area non sono state semplici. L’auspicio condiviso resta quello di vedere nascere un nuovo luogo di aggregazione e socialità, capace di coniugare memoria, identità e futuro.
Il primo intervento è stato quello di Paolo Orrigoni, imprenditore e presidente di Tigros, protagonista dell’operazione che sta finanziando interamente la riqualificazione. “La partecipazione di questa sera è il simbolo dell’interesse che c’è attorno a quest’area – ha esordito -. L’abbiamo acquisita tra il 2018 e il 2019 con idee completamente diverse rispetto a quelle che vediamo oggi. Inizialmente pensavamo solo di insediare un nostro punto vendita, ma ci siamo resi conto che il contesto urbano e le indicazioni previste per quell’area ci imponevano una riflessione diversa. Nel tempo il progetto è cambiato radicalmente“. Orrigoni ha sottolineato come l’intervento sia stato sostenuto integralmente da capitali privati e come la determinazione abbia avuto un ruolo fondamentale per arrivare all’attuale fase dei lavori: “È un intervento al 100% privato. Più che di collaborazione parlerei di una forte determinazione da parte di tutti nel voler raggiungere l’obiettivo. L’Amministrazione Comunale ci è sempre stata vicina e questo ha consentito di affrontare un percorso molto complesso“.
Tra gli aspetti più delicati, inevitabilmente, le operazioni di bonifica di un’area rimasta inutilizzata per molti anni: “Abbiamo rimosso una tonnellata e mezzo di amianto dai tetti e molto altro materiale che si trovava nel sottosuolo. Le bonifiche sono ormai praticamente concluse e questo rappresenta un passaggio fondamentale per il futuro dell’intervento“. Il cuore del progetto, però, va ben oltre il semplice recupero edilizio: “Abbiamo immaginato due anime complementari: una commerciale e una sportiva-sociale. L’obiettivo era realizzare qualcosa che potesse attrarre persone, famiglie e cittadini per praticare sport, vivere il quartiere e creare aggregazione. Come famiglia riteniamo di avere avuto la fortuna di nascere in un territorio che ci ha dato tantissimo e sentivamo il dovere di restituire qualcosa. Oggi un supermercato non è più soltanto un luogo dove si entra per fare la spesa e si esce. Abbiamo cercato di costruire un modello evoluto, capace di coinvolgere più attività e più generazioni. Da questa visione è nata anche l’idea del centro sportivo e del coinvolgimento della Robur et Fides. Da una parte ci saranno le strutture, dall’altra le persone che le vivranno ogni giorno e che daranno loro un’anima“.
Sul fronte delle tempistiche Orrigoni ha fissato una doppia scadenza: “Entro la fine di quest’anno contiamo di completare la costruzione delle strutture. L’obiettivo è terminare tutto entro la fine del 2027. Restano alcune incognite legate ad autorizzazioni e collaudi che dipendono da enti terzi, ma stiamo lavorando intensamente per rispettare il cronoprogramma. Mi auguro che tra un anno e mezzo i cittadini possano entrare in quest’area e giudicare se abbiamo lavorato bene“.
Parole che hanno trovato continuità nell’intervento dell’architetto Gino Garbellini, visibilmente colpito dalla grande partecipazione registrata in sala: “Questa risposta della città mi emoziona. Stasera parlo poco da architetto e molto da cittadino. Varese si sta avvicinando sempre più a una dimensione europea e la rigenerazione urbana rappresenta uno degli strumenti più importanti per costruire questo percorso“. Garbellini ha allargato il discorso proprio al significato più profondo del progetto. “Quando si parla di rigenerazione urbana non si parla soltanto di edifici. Entrano in gioco la comunità, il fattore umano, la storia e il rapporto tra le persone e i luoghi. L’Aermacchi ha una storia straordinaria e oggi abbiamo l’opportunità di restituire questo spazio alla città e alle nuove generazioni“.
I numeri aiutano a comprendere la portata dell’intervento. “L’area misura circa 30mila metri quadrati ed era occupata per il 90% da edifici – prosegue Garbellini –. Il progetto non si limita a inserire un supermercato e un centro sportivo: il vero obiettivo è la restituzione della memoria e dello spazio pubblico. Sono state individuate strutture che meritavano di essere conservate per il loro valore storico. Attorno a queste nasceranno nuove funzioni in grado di dialogare con il quartiere e con la città. Alla fine dell’intervento oltre due terzi dell’area saranno restituiti alla comunità. Su 30mila metri quadrati, circa 20mila diventeranno parco e piazza pubblica. È qui che si gioca la vera sfida: creare spazi che appartengano ai cittadini e che vengano vissuti quotidianamente. Non vedremo grandi parcheggi in superficie. La quasi totalità dei posti auto sarà interrata. Stiamo parlando di circa 500 stalli che consentiranno di liberare spazio in favore delle persone e del verde“.
A seguire è intervenuto l’Assessore all’Urbanistica Andrea Civati, che ha evidenziato il valore del lavoro svolto da tutti gli attori coinvolti: “C’è un grande interesse non soltanto da parte del quartiere di Masnago ma dell’intera città. Per questo mi sento di ringraziare la proprietà, l’operatore, i professionisti e tutti gli uffici comunali che hanno lavorato in questi anni. Spesso dall’esterno non si percepisce quanto sia complesso realizzare interventi di questa portata. Le difficoltà sono state numerose e restituiscono il valore dell’impresa“.
La chiusura è spettata al sindaco Davide Galimberti, che ha collocato l’operazione ex Aermacchi all’interno della più ampia strategia urbanistica cittadina. “Questo progetto è realtà grazie alle persone che sono qui questa sera. Gli strumenti e gli incentivi promossi dall’amministrazione hanno favorito processi che hanno consentito di rigenerare circa 250mila metri quadrati di aree distribuite sul territorio comunale“. Per il primo cittadino l’intervento rappresenta molto più della futura piscina olimpionica: “Non sarà soltanto una piscina. Parliamo di ambiente, sostenibilità, qualità urbana e benessere. È una trasformazione che migliorerà complessivamente la città“.
Galimberti ha poi definito l’ex Aermacchi come una sorta di banco di prova per il futuro urbanistico di Varese: “Questa operazione rappresenta un test importante rispetto ai contenuti del nuovo strumento urbanistico che stiamo approvando. In questi anni abbiamo costruito un patrimonio di conoscenze e soprattutto di condivisione. Il fatto che questa sala sia così piena dimostra che la cultura della rigenerazione urbana e del consumo zero di nuovo suolo è ormai patrimonio della città. Lo sport sarà uno degli elementi qualificanti del progetto e rappresenta ancora una volta la vocazione di una città di cui siamo orgogliosi. Proprio in virtù del senso della serata propongo di ribattezzare la nuova piazza che sorgerà con il nome di Piazza della Pace“.
Tra memoria industriale, sostenibilità, servizi e aggregazione, il cantiere dell’ex Aermacchi continua dunque a prendere forma. E se i tempi annunciati verranno rispettati, entro la fine del 2027 Masnago potrà definitivamente voltare pagina, trasformando una delle grandi aree dismesse di Varese in uno spazio multifunzionale aperto alla città. E gli applausi con cui ogni intervento è stato salutato e con cui la serata si è chiusa testimoniano quanto la città di Varese abbia voglia di arrivare a vivere una nuova parte di sé stessa.
Matteo Carraro





























