Il suo bottino di 52 punti è stato il record storico della società in Eccellenza: stiamo parlando della Vergiatese, protagonista silenziosa di un’annata oltre ogni aspettativa. Con una rosa costruita principalmente da under, affiancati da profili mirati di esperienza che hanno preso per mano il gruppo in questa grande avventura, i granata hanno sfiorato un traguardo che, solo poche settimana fa, poteva sembrare irrealizzabile, mancando solo per un punto la qualificazione ai playoff.

Al timone, il più giovane allenatore del girone: Andrea Tomasoni, all’esordio in panchina in questa categoria e per la prima volta alla guida di una Prima Squadra dai nastri di partenza del pre-season. Una settimana dopo l’ultimo triplice fischio, valso il piazzamento in quinta posizione a braccetto con il Legnano, il tecnico è passato ai nostri microfoni per rivivere il percorso compiuto, foriero di soddisfazioni per tutto l’ambiente.

Se l’8 agosto ti avessero detto che avresti fatto 52 punti, ci avresti creduto?
“A inizio anno c’era tanto scetticismo intorno a noi per il fatto di essere non solo la squadra più giovane del girone, ma anche un gruppo costruito completamente da zero. Partivamo con tanti punti di domanda, in un campionato difficilissimo, eppure i ragazzi hanno fatto un percorso importante grazie alla loro capacità di mettersi in gioco con un grande senso di rivalsa, per un motivo o per un altro; c’era chi voleva farsi valere nella categoria, chi voleva dimostrare di poterci rimanere dopo qualche stagione non particolarmente positiva, e questo ci ha dato una spinta in più per raggiungere un traguardo che per noi è un grande motivo di orgoglio. Anche durante la stagione, dopo i ventiquattro punti di fine girone di andata, c’era chi ci definiva un fuoco di paglia; invece nel girone di ritorno ne abbiamo fatti altri ventotto, e il sesto posto è un risultato incredibile frutto del lavoro mio, dello staff e dei ragazzi, sempre pronti a dare il cento per cento a ogni allenamento”.

Anche dal punto di vista personale, la stagione non poteva andare meglio per te che non avevi mai allenato in Eccellenza…
“Innanzitutto ci tengo a ringraziare la Società per questa opportunità. È vero che a Solbiate avevo vinto due campionati con la Juniores e facevo anche da collaboratore per la Prima Squadra, però non era così scontato dare fiducia a un ragazzo di trentasei anni. Ci ho messo tutto me stesso per cercare di fare il meglio possibile e la fiducia è stata ripagata. Peccato per quella traversa con il Legnano al 94′ che poteva darci l’accesso alle fasi finali, ma ci teniamo stretti questi cinquantadue punti che sono il record societario in Eccellenza”.

È stato forse con la salvezza aritmetica che è scattata in voi l’ambizione di puntare ancora più in alto?
“Fin dall’inizio abbiamo avuto un solo obiettivo, che era quello di mantenere la categoria. Certo è che non ci siamo mai trovati nella parte bassa della classifica e abbiamo continuato a ragionare partita dopo partita. Verso la fine, vedendo che stavamo ottenendo una serie di risultati positivi, abbiamo iniziato a credere nel sogno playoff che è sfumato proprio all’ultimo. Al di là di questo, resta la soddisfazione per la crescita dei ragazzi. Abbiamo tenuto testa a tutti, giocando a volte con cinque o sei giovani contemporaneamente, e anche questo di per sé è un piccolo record che deve inorgoglire tutto il movimento. Non importa quanto una squadra sia giovane; se tutti remano nella stessa direzione, si può comunque arrivare lontano”.

Cosa ti ha impressionato di più dei tuoi ragazzi?
“La disponibilità al sacrificio e al lavoro durante le sedute di allenamento, che sono state molto lunghe e intense. I ragazzi non si sono mai risparmiati e questo è stato un grande punto di merito. Ho apprezzato molto anche la loro ambizione e la voglia di dimostrare, individualmente o collettivamente, di poter appartenere alla categoria, a prescindere dalle differenze tecniche, di budget o esperienza che potevano esserci tra noi e le altre squadre. Abbiamo creato un gruppo importante, sia in campo che fuori, e questa è stata la nostra arma in più per raggiungere l’obiettivo e continuare a sognare”.

Qual è stato il momento più difficile della stagione? E quello più bello?
“Nel girone di andata c’è stata una serie di cinque partite senza vittorie, ma devo dire che nel corso della stagione ben poche volte la prestazione non è stata all’altezza. In quei momenti, siamo stati bravi a restare uniti e abbiamo continuato a lavorare serenamente, trovando la chiave per affrontare le difficoltà. Le partite sono state tutte importanti, ma di alcune in particolare ho un ricordo molto bello. A Sedriano, a inizio girone di ritorno, da 2-2 siamo riusciti a vincere 5-3 nonostante l’uomo in meno. Oppure il 3-2 alla prima giornata contro la Lentatese, finendo in nove uomini. Poi direi le due partite con la Solbiatese, soprattutto il ritorno, quando avevamo un solo risultato su tre per sperare nei playoff, e averlo centrato in quel modo, contro una squadra che in casa non aveva mai perso – anche se in quel caso si giocava a Vedano – ci ha dato ancora più fiducia per il finale”.

Guardiamo le statistiche: tra le prime sette squadre, siete stata quella con più sconfitte (12) compensate però da un bottino di vittorie (15) addirittura superiore a club come Legnano e Saronno e di poco inferiore a Solbiatese e Caronnese. Sono numeri che si commentano da soli…
“E per assurdo la finale playoff del girone sarà tra due squadre che abbiamo battuto sia all’andata che al ritorno… C’è da considerare che, essendo una squadra giovane con tanta voglia di fare, non ci accontentavamo mai del pareggio e cercavamo sempre di portare a casa il bottino pieno. Molte volte ci è andata bene, altre volte sono stati più bravi gli avversari, ma la fame di lottare su ogni pallone alla lunga ha dato i suoi frutti. Tra l’altro, due dei sette pareggi sono quelli col Magenta che ci sono costati tantissimo, dato che sono arrivati entrambi negli ultimi minuti”.

Tornando a Solbiatese e Saronno, vuoi fare un pronostico sulla sfida di domenica?
“Posso dire che sarà sicuramente una bella partita tra due squadre molto forti e attrezzate con giocatori che possono cambiare in qualsiasi momento le sorti dell’incontro. Conoscendo entrambe e considerando l’andamento del campionato, penso che la Solbiatese possa avere qualche percentuale in più di vincere, anche perché giocherà al “Chinetti”, dove quest’anno non ha mai perso, e avrà due risultati su tre a disposizione. Nelle partite secche, però, basta un episodio per cambiare tutto, e si è visto anche domenica tra Saronno e Caronnese. Diciamo che la Solbiatese partirà con il favore del pronostico, ma dovrà confermarlo sul campo”.

E da ultimo, dove ti vedi a inizio agosto?
“Intanto a luglio mi vedo in vacanza (ride, ndr). È stata un’annata impegnativa, che ha tolto molto tempo alla famiglia, e sono contento di poter stare con loro e ricaricare le pile. La stagione è finita da poco e sicuramente nei prossimi giorni incontrerò la società. Sono un allenatore giovane, con molta ambizione, e insieme vedremo come programmare il da farsi”.

Silvia Alabardi

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