
Sono i cerchi della vita, quelli fatti per aprirsi e chiudersi in un percorso condiviso che ne ha definito in maniera indelebile i passi ma sono anche i cerchi della vita, quelli strutturati attorno ad un’amicizia profonda che condivide l’amore per uno sport, la pallacanestro, che questo legame non ha fatto altro che rinsaldarlo e sublimarlo nella forma più alta che potesse mai esprimere.
Proprio quel rapporto profondo, forte e sincero è stato il centro del primo episodio di “Voci Dal Campo” il nuovo format ideato da Il Basket Siamo Noi per i propri soci, che è andato in scena oggi, martedì 22 settembre, all’Istituto De Filippis di Varese e che ha messo al centro due simboli della Pallacanestro Varese, passata (ma sempre attuale) e presente: Giancarlo Ferrero ed Amedeo Della Valle.
In un talk, condotto in maniera sublime dal collega di Varese Noi Fabio Gandini, guida fine e posata dei due amici prima ancora che giocatori, Ferrero e Della Valle hanno reso pubblico ciò che hanno di più intimamente personale, ossia la loro amicizia, uscita in maniera preponderate in un dialogo sincero, diretto e molto interessante, ricco di aneddoti e curiosità figlie di quell’amicizia nata a Casale Monferrato tra il 2009 ed il 2010 e che nella parentesi di Bresci ha trovato una nuova esplosione, sempre più forte, fino al ricongiungimento anche qui a Varese.
A introdurre la serata è stato il presidente de Il Basket Siamo Noi, Umberto Argieri, che ha sottolineato la volontà del BSN di rimettersi in gioco e di creare un appuntamento capace di guardare anche dentro la propria realtà: “Quella appena passata è stata un’estate ricca di emozioni. Anche noi, come BSN, abbiamo voluto rimetterci in gioco. Tra le cose che abbiamo rimesso in discussione, abbiamo capito che era il momento di guardarci anche dentro, creando un format per noi. Così nasce “Voci dal campo”, il basket raccontato da chi lo vive”.
Un progetto pensato anche per consolidare il rapporto con una comunità che conta circa 500 soci: “Serate come queste devono ripagare la fiducia dei nostri soci, con 150 presenti questa sera, e speriamo di riuscire ad attrarne di nuovi”.
E poi via con il viaggio nei ricordi e nei sentimenti, con Ferrero a rivivere ciò che lo ha reso il giocatore che è stato: “Ho cercato di fare ciò che potevo: essere un collante, un esempio, per quello che il mio talento e il mio fisico mi hanno permesso di fare. Qualche qualità cestistica ce l’avevo, ma fare gruppo era una delle mie qualità fondamentali: capire di cosa aveva bisogno il compagno”.
Un aspetto che, con il passare degli anni, ha assunto un significato ancora più importante: “È ciò che mi ha ridato tantissimo negli ultimi anni di carriera”.
Quando si parla di compagni capaci di essere veri leader, il pensiero per il Gianca va a nomi precisi. Kangur, innanzitutto: “Bastava uno sguardo e fulminava tutti” e poi Filloy, ricordato nell’esperienza vissuta a Trieste.
Nel racconto di Ferrero c’è spazio anche per i momenti più complicati. Uno di questi arriva durante la sua seconda stagione a Trapani, quando le prospettive per il futuro sembravano tutt’altro che chiare: “Quell’estate avevo poche proposte. Poi arrivò Bruno Arrigoni che mi disse: “Abbiamo bisogno di un cavallo di rincorsa a Varese”. Una frase rimasta impressa nella memoria di Ferrero, che racconta di essersi immediatamente immaginato al Palio di Siena. La risposta fu semplice: “Ok, arrivo”. Una scelta che avrebbe cambiato il corso della sua carriera.
E quando il basket diventava troppo pesante, il rifugio era sempre lo stesso: la palestra di Bra, il luogo dove tutto era iniziato.
“Tornare ad allenarmi dove ho iniziato a giocare. Capitava spesso quando le cose non andavano bene. Il mio posto sacro è la palestra di Bra”.
Da Ferrero a Della Valle, il racconto del neo acquisto biancorosso è passato in primis dagli anni al College in America, lui che è stato pionere di un’esperienza di vita sempre più comune tra i giovani giocatori: “Gli anni a Ohio sono stati strepitosi, mi sono ritrovato in un attimo da un paesino come Casale Monferrato ad un’Università che aveva più studenti di tutti i suoi abitanti”.
USA ma non solo, perché Della Valle ha vissuto un importante capitolo della sua carriera a Podgorica, nel pieno del periodo Covid: “E’ stata una bella esperienza, benché vissuta in un contesto molto particolare come quello del Covid. La squadra era forte, con un gruppo di montenegrini molto coinvolgente ed un grande coach a guidarci”.
Della Valle si è poi descritto come un giocatore istintivo, uno che preferisce pensare alla soluzione dell’azione piuttosto che alla responsabilità personale: “Penso di essere un giocatore istintivo, gioco per risolvere l’azione fin da quando sono piccolo. Non mi focalizzo sul prendere la responsabilità, ma sul fare il mio, un passo dopo l’altro”.
Nel suo percorso, però, non sono mancati i momenti complicati: “Ce ne sono stati tanti. A Milano, quando giocavo poco; un periodo con la Nazionale; l’addio a Gran Canaria. Non tutto va sempre liscio come uno vorrebbe, ci sono fattori che uno non può controllare”.
E poi l’estate più recente, definita una vera e propria “sberla formativa“.
“Quello che è successo quest’estate con Brescia mi ha dato una sveglia sulla vita. Andava tutto talmente bene lì che non mi sembrava nemmeno più reale. Mi ero dimenticato di tutto, sarebbe potuto andare avanti dieci anni senza che me ne accorgessi talmente era bello. Quello che è successo è stata una bella sberla formativa”.
Tra i momenti più significativi della serata c’è stata anche la testimonianza di Alessandro Pedron, vicecampione del mondo con la Nazionale italiana di basket in carrozzina, per un risultato arrivato contro qualsiasi aspettativa: “È stata un’esperienza unica, la prima medaglia della Federazione in 53 anni di storia. Non ci aspettavamo una cosa del genere, ma quando abbiamo iniziato a vincere, soprattutto contro USA e Inghilterra, ci siamo sbloccati. E questo è il risultato”.
Le parole hanno lasciato spazio ai video, come quello del saluto di Masnago a Ferrero che ha fatto emozionare tutti i presenti in sala; oppure alcune delle giocate più iconiche di Della Valle negli ultimi anni, quelle odiate per quanto tecnicamente micidiali dagli avversari ed amate dai propri tifosi, e poi le battute ed un ambiente familiare che ha trasportato chiunque fosse presente non in una sala ma in un salotto, uno di quelli familiari, di casa, com’è l’essere parte de Il Basket Siamo Noi, che è capace di creare momenti unici di aggregazione attorno ad una passione smodatamente travolgente come quella per la Pallacanestro Varese e per i suoi campioni di ieri e di oggi.
Alessandro Burin






















