
L’orgoglio e la rabbia di una squadra rinata. La sensazione di aver trovato finalmente quello che da due anni mancava. La convinzione che da una sconfitta come quella di Trapani ci possano essere molte più note positive che negative da portarsi dietro. La frustrazione per una partita decisa non solo dalle gesta degli uomini di coach Repesa ma anche da un arbitraggio che ha lasciato assolutamente a desiderare in tantissime occasioni.
C’è tutto questo nel post Trapani – Pallacanestro Varese 106-93 che, dopo un tempo supplementare, ha consegnato una sconfitta immeritata ai biancorossi per il coraggio, la fame, l’applicazione tattica, tecnica e fisica che gli uomini di coach Kastritis hanno messo sul parquet trapanese per tutti e 45 i minuti di gioco, al di là di tutte le scelte arbitrali si sono sviluppate nella partita e che hanno inciso sull’esito della stessa.
A dirlo sono i numeri: 44 tiri liberi concessi ai siculi contro i soli 14 di Varese; 35 falli fischiati ai biancorossi (record stagionale) e due espulsioni sulle quali si può discutere e anche parecchio. Partiamo dalla prima, quella che toglie un Hands da 12 punti e 5 assist in 13′ dal campo per un tafferuglio con Alibegovic (anch’esso espulso) nel quale chi si piglia le manate in faccia per ben due volte è solo il numero 50 biancorosso, che l’unica reazione che ha è quella di mettere il corpo contro Alibegovic ma l’evidente differenza di stazza tra i due può far ben capire quale sia stato il suo impatto. La seconda: un doppio fallo antisportivo fischiato a Librizzi che di tale, ci sentiamo di affermare, abbia ben poco viste e riviste le immagini di gioco. A queste, però, si aggiungono altre scelte, che fin dai primi minuti penalizzano Varese a livello di situazione falli, vedasi Assui e Mitrou-Long messi fuori partita anzi tempo proprio per aver commesso 5 falli. E poi ancora, il fischio sulla contesa di Bradford, divenuta poi fallo, a pochi secondi dalla fine della partita che avrebbe potuto far terminare il match ben prima del supplementare agguantato da Tyus all’ultimo secondo.
Ecco da questo canestro parte la seconda valutazione della gara di Trapani di Varese: una prova, come dicevamo, che ha ridestato l’animo e lo spirito di tutta una piazza che si è finalmente tornata ad identificare in una squadra che ha lottato, sudato, combattuto e giocato anche un gran bel basket al di là degli interpreti in campo (menzione speciale per Virginio). E’ sembrato di tornare indietro di oltre due anni con la macchina del tempo e rivedere quel gruppo che conquistò la salvezza plasmato dagli ordini di coach Roijakkers. Ecco, la Pallacanestro Varese di Kastritis, oggi, non avrà colto i suoi primi due punti di gestione, ma ha centrato un obiettivo ancora più alto e che era molto più complicato da poter centrare alla sola prima gara: ovvero l’identificazione della gente della Pallacanestro Varese, in quella via di basket che tutti sanno possa essere quella giusta per conquistare la salvezza inq ueste ultime 10 giornate di campionato.
Perché al di là di tutto, della rabbia, della frustrazione, dell’amaro in bocca, resta la convinzione di aver iniziato una vera rinascita e se così sarà siamo certi l’obiettivo verrà centrato. Anche perché non è pensabile che ogni domenica ci sia un divario simile nei numeri e nelle situazioni a favore/sfavore come quello che si è verificato ieri sera.
Alessandro Burin