Grazie Varese, ma devo seguire la mia strada. Voglio chiudere al meglio”. Con queste parole, nel dicembre 2024, Miriana Romeo annunciava di voler appendere gli scarpini al chiodo per concentrarsi sulla propria carriera accademica/lavorativa. Poi, però, il destino ha seguito un’altra strada che ha riportato la centrocampista classe ’00 a vestire ancora una volta la maglia biancorossa e riassaporare le atmosfere di campo 14 mesi dopo l’infortunio di inizio 2025 che l’aveva messa fuori dai giochi.

“Non ci ho propriamente ripensato – esordisce Romeo –. Anzi, proprio recentemente ho riletto quella intervista: gli obiettivi che mi ero prefissata erano ben diversi e volevo arrivare a luglio in un certo modo. E, invece, il 12 gennaio mi sono rotta il crociato del ginocchio sinistro e i menischi. Questa cosa mi ha dato molto fastidio perché volevo smettere per una decisione mia, non essere costretta a fermarmi dall’oggi al domani rinunciando allo sport che, da quando avevo 4 anni, è sempre stato parte di me”.

Come hai vissuto l’infortunio?
“Male, com’è inevitabile che sia. Chi ha vissuto una cosa simile sa di cosa parlo, chi invece ha avuto la fortuna di non affrontare un infortunio del genere può solo immaginare, senza però comprendere. Sei da sola: la squadra c’è ed è al tuo fianco, ma non puoi fare fisicamente parte. Inizi a riflettere, a chiederti se tornerai come prima, ne va anche della tua salute personale e della tua vita quotidiana, e capisci cosa significa davvero smettere di fare sport. Sono stati mesi davvero difficili: ho tenuto le stampelle per un mese, avevo bisogno di aiuto anche per le cose basilari e, sembrerà strano, ma dover reimparare a camminare quanto di più difficile possa esistere. Non è facile rimettere il piede a terra e sperare che la gamba regga”.

Oltre a questo, tra i motivi che ti avrebbero spinto a dire basta, c’era anche l’Erasmus in Spagna: che esperienza è stata?
“Bellissima. A Oviedo mi sono trovata benissimo, ci tornerei anche adesso, e ne ho approfittato per rimettermi in forma: andavo in palestra per allenarmi tre o quattro volte a settimana, correndo tantissimo per rinforzare la gamba. Ovvio, giocare è tutta un’altra cosa, ma non ho nemmeno provato a bussare alle porte del Real Oviedo: parliamo di una squadra di Serie B, sono umile e riconosco di non essere a quel livello (sorride, ndr). Volevo comunque tornare qui il più in forma possibile”.

Domenica, pur non entrando in campo, sei tornata ad assaporare l’emozione del campo. Come l’hai vissuta?
“Mi mancava provare la classica ansietta pre-partita. La squadra è di fatto quella dello scorso anno, ma è cambiata; quindi, mi sono soffermata a osservare le nuove, le diverse scaramanzie e respirare un clima differente rispetto a quello cui ero abituata. Al di là del risultato, devo dire che è stato piacevole. Sulla partita c’è poco da dire: nel primo tempo potevamo portarla a casa anche in maniera relativamente semplice, poi nel secondo tempo è subentrata la classica giornata storta, per meriti anche delle avversarie ovviamente, che ha condotto alla sconfitta”.

Tutte le tue compagne hanno parlato di quanto sia facile inserirsi nel gruppo; re-inserirsi com’è stato?
“Facilissimo. Certo, ci vuole del tempo per conoscere tutte e, inizialmente, la sensazione di sentirsi un pesce fuor d’acqua c’era. Tuttavia, solo il fatto di vedere la felicità delle “vecchie” nel riavermi in spogliatoio è stato bellissimo e anche le nuove compagne sono davvero divertenti”.

Che Varese hai lasciato e che Varese hai ritrovato?
“Lo scorso anno eravamo in trincea, era un Varese dimezzato con tante problematiche, anche e soprattutto di numero, che portavano nervosismo e negatività. Ho ritrovato una squadra molto più serena, con una rosa più lunga e serena, che vive con leggerezza ogni cosa; aspetti che aiutano ad arrivare al risultato, cosa che comunque anche la scorsa stagione arrivava. Il mister? Molto disponibile e preparato: ovvio, lo conosco ancora poco, ma mi ha fatto un’ottima impressione e, per come sono fatta, la sua pacatezza si sposa con il mio carattere”.

Qual è la prima cosa che ti ha colpito?
“Il pochissimo spazio nello spogliatoio (ride, ndr). Abituate ad essere in poche, ritrovarsi in così tante è difficile gestire gli spazi. Al di là di questo, c’è proprio un clima positivo che mi aspettavo, perché comunque sono sempre stata in contatto e, quando tornavo in Italia, non mancavo mai di venire qui”.

Domanda scontata: qual è l’obiettivo?
“Ritornare in forma e giocare qualche minuto. Mi fermo qui, anche perché l’anno scorso non ha portato bene definire l’obiettivo…”.

L’obiettivo te l’ha definito Claudio Vincenzi: segnare almeno una rete… e non smettere di giocare”.
“Immaginavo che l’avrebbe detto (ride, ndr)! Ci proviamo, dai: iniziamo a vedere come va, penso a questi due o tre mesi che mi aspettano, e poi deciderò”.

Domenica c’è la Doverese: partita non certo banale.
“È da anni che la sentiamo particolarmente: la Doverese è una squadra forte ma non imbattibile, che contro di noi vince sempre per il rotto della cuffia. Giochiamo bene e puntualmente ci purgano; è un fastidio che ci portiamo dietro da anni e speriamo di invertire il trend”.

Prima di chiudere, so che c’è un saluto particolare che vuoi fare…
“Assolutamente sì, a SHUDRA, il mio gruppo dell’Università di cui fa parte anche un certo Matteo Vedovato degli Eagles Caronno. Mi sfottono sempre per le interviste che faccio (ride, ndr), a maggior ragione per questa che mi è stata comunicata proprio quando ero in Università”.

Matteo Carraro
Foto d’archivio

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