
Quello per la corsa playoff del Girone X di Seconda Categoria è stato un finale thriller con più risvolti: dalla consapevolezza del Caravate alla delusione degli Eagles Caronno, passando per la gioia della Cuassese che, proprio al fotofinish, ha centrato l’accesso alla post-season grazie al 3-2 sull’Aurora Induno valso il quarto posto finale.
Quello della Cuassese non è stato solo un traguardo, ma il completamento di un percorso. E, come spesso accade, i finali più belli arrivano dopo i momenti più complicati. L’epilogo del campionato racconta di una squadra che non ha mai smesso di crederci, nemmeno quando tutto sembrava andare nella direzione opposta. I biancorossi hanno rispettato gli step di un progetto partito tre anni fa e portato avanti con coerenza, step dopo step, fino a centrare l’obiettivo dichiarato. E adesso c’è solo spazio per sognare ancora, con la consapevolezza di aver imboccato la strada giusta: domenica 10 maggio sfida a Caravate per la semifinale playoff con il Bosto già in finale ad attendere la vincitrice
“Siamo partiti con un programma triennale – ribadisce il ds Roberto Prini –: prima la salvezza tranquilla, poi il salto nella parte alta e infine i playoff. L’anno scorso li abbiamo mancati per un punto, quest’anno li abbiamo conquistati. È motivo di grande orgoglio, anche perché parliamo di una realtà che negli ultimi due campionati ha fatto 102 punti e per la maggior parte del tempo è rimasta nelle prime cinque posizioni. Non è scontato, soprattutto considerando le difficoltà che abbiamo dovuto affrontare”.
Difficoltà che hanno avuto un nome preciso: infortuni. Una vera e propria emergenza che, a più riprese, ha costretto la Cuassese a reinventarsi, trovando però sempre nuove risposte. “È stata una stagione complicata sotto questo punto di vista – conferma mister Timothy Pedoja –. Abbiamo perso tanti giocatori importanti lungo il percorso, anche per infortuni seri, e in certe fasi sembrava davvero non finire mai. Però il vero traguardo, per me, è stato vedere la crescita dei ragazzi: giovani che magari all’inizio avevano poca fiducia e che invece si sono presi in mano la squadra, diventando punti di riferimento”.
È proprio qui che si misura il valore di una stagione. Non solo nei risultati, ma nella capacità di costruire qualcosa che resti. E la Cuassese, sotto questo aspetto, ha posto basi solide. “Ci sono stati momenti in cui qualcuno ci aveva già dato per spacciati, perfino l’AI – prosegue sorridendo Prini –, ma i ragazzi hanno sempre creduto nel lavoro. Nelle ultime tre partite serviva una risposta forte e sono arrivati sette punti. Questa squadra ha dimostrato carattere, soprattutto contro avversari di livello”.
Un aspetto che diventa chiave anche in ottica playoff. Domenica prossima a Caravate sarà dentro o fuori, con un solo risultato a disposizione su un campo difficile e contro un avversario giovane e organizzato. “Non dobbiamo accontentarci – chiude il direttore sportivo –: ora che siamo arrivati qui, dobbiamo giocarcela fino in fondo. Serviranno la stessa fame e lo stesso orgoglio che abbiamo avuto nelle ultime settimane. Non abbiamo alternative: per passare dobbiamo vincere. Inevitabile che il Caravate abbia i favori del pronostico perché in casa ha sempre avuto un ottimo ruolino di marcia e i due risultati su tre possono rappresentare un’importante ipoteca”.
Dello stesso avviso anche Pedoja che guarda oltre il traguardo già raggiunto: “I playoff sono partite a sé, vanno giocate e basta. Il Caravate è una squadra forte, ben allenata, e non a caso mister Genovesi ha avuto il mio voto per la Panchina d’Oro, ma anche noi abbiamo le nostre armi. Oltretutto, i playoff a Cuasso mancavano da otto anni, da quando giocavo io (ride, ndr): all’epoca affrontammo proprio Caravate prima e San Michele poi, riuscendo a vincere. Sono contento di rifarli insieme ai vari Valaderio, Brancato, Manfredini e Franzetti: c’è ancora qualcosa di quella squadra, ma mi aspetto che siano i giovani a fare la differenza in questa fase. Arrivare fin qui è importante, ma adesso vogliamo giocarci le nostre carte fino in fondo”.
E poi, sullo sfondo, c’è anche la suggestione di una possibile finale con il Bosto. “Mi piacerebbe ritrovarmi in finale con il mio amico Davide Giardini– ammette Pedoja – perché il Bosto è la squadra che dal punto di vista tecnico/tattico mi è piaciuta di più. Oltretutto io e Davide ci siamo già sfidati qualche anno fa al “Franco Ossola” nella finale del campionato Juniores dopo che entrambi avevamo vinto i rispettivi gironi con i nostri giovani. Sarebbe una bella sfida tra due realtà che si stimano e che si rispettano”.
Prima, però, c’è da superare l’ostacolo più immediato che risponde al nome di Caravate. Senza calcoli, senza pensare troppo avanti. Perché la Cuassese, arrivata fin qui, ha già dimostrato di saper ribaltare qualsiasi pronostico. E adesso non vuole smettere di farlo. “È importante essere tornati stabilmente nelle zone alte della classifica – chiude Pedoja –: chiudiamo per il secondo anno di fila al quarto posto e, per la costanza dimostrata, ci meritiamo di essere qui. Scenderemo in campo con la voglia di dare il massimo, consapevoli che già a Caravate servirà una vera e propria impresa”.
Matteo Carraro






























