Di questi tempi, costruire un sogno e trasformarlo in realtà non è mai semplice. Ma la Ternatese, al termine di una stagione lunga, intensa e ricca di significati sportivi ed emotivi, ce l’ha fatta: la vittoria nella finale playoff contro il Ceresium Bisustum vale la promozione in Seconda Categoria. Un traguardo inseguito, voluto e conquistato con il cuore, al termine di un percorso che ha saputo unire campo, società e un intero paese.

Una finale playoff da batticuore, decisa all’ultimo respiro, ha consegnato ai ragazzi di mister Baratelli il salto di categoria, coronando un’annata vissuta sempre sul filo dell’equilibrio e della determinazione. In un contesto già di per sé carico di tensione e significato, la Ternatese ha trovato la forza per scrivere la pagina più importante della propria recente storia calcistica.

A raccontare tutta l’essenza di questa impresa è il vicepresidente rossoblù Donato Lacerenza, che ripercorre un anno tutt’altro che semplice, trasformato però in un successo straordinario: “Quella di domenica è stata una nottata lunga, ma di quelle belle, di quelle che ti porti dentro per sempre. Dopo dieci anni riportiamo la Ternatese in Seconda Categoria e lo facciamo al termine di un anno tutt’altro che semplice, segnato anche da episodi difficili e spiacevoli, tra cui quanto accaduto a dicembre, qualche sfortuna, l’inibizione del presidente e un avvio complicato. Eppure, proprio da queste difficoltà è nata una forza incredibile. Questa è una vittoria che rappresenta una ricompensa enorme per tutto lo sforzo fatto. Siamo partiti in un contesto particolare, non eravamo probabilmente la realtà più strutturata del girone, ma grazie al lavoro mio e del direttore sportivo Arosio, che hanno dovuto prendere in mano la situazione in un momento delicato, siamo riusciti a costruire qualcosa di importante nonostante la poca esperienza iniziale con le prime squadre. Il merito è soprattutto di un gruppo straordinario e di un allenatore, Baratelli, che è una persona splendida oltre che un grande tecnico: il rapporto con lui è stato fondamentale“.

Questo è un gruppo veroprosegue Lacerenza, basti pensare che ieri su undici titolari ben sette arrivano dal settore giovanile della Ternatese: un segnale fortissimo di appartenenza. E poi c’è tutto il resto: il tifo, con oltre 120 persone presenti e un pullman da 54, il sostegno del Comune e del sindaco in primis. È stato un progetto che ha coinvolto davvero tutta la comunità di un paese di 2700 anime. Lunedì mattina, al bar del paese per il caffè, ricevere i complimenti degli anziani è stata un’emozione bellissima. Ma soprattutto è la dimostrazione che la Ternatese non è solo una squadra: è un’identità che ha saputo unire tutti in un’unica grande gioia. E questa, per noi, è la soddisfazione più grande“.

Parole che raccontano perfettamente il senso di un progetto che va oltre il rettangolo di gioco e che trova nella crescita del gruppo e nel senso di appartenenza la sua vera forza motrice. Un percorso costruito giorno dopo giorno, anche nei momenti più complicati, sempre con l’obiettivo chiaro di portare la Ternatese ancor più in alto. A sottolineare la portata del lavoro svolto è anche il direttore sportivo Massimiliano Arosio, che rimarca la solidità del percorso e la crescita costante della squadra nel corso della stagione: “È stata una stagione bella e intensa, il coronamento di un piccolo sogno nato da un progetto avviato tre anni fa. Voglio ringraziare tutti i giocatori e lo staff che hanno fatto parte della rosa in questa annata, perché ognuno ha dato un contributo fondamentale. Un ringraziamento doveroso va alla società Ternatese e a tutti i collaboratori che credono in questo percorso di crescita, che è soltanto all’inizio e che coinvolge sempre di più anche il settore giovanile, cuore del nostro futuro”.

Una promozione che vale doppio, non solo per il risultato sportivo ma per il significato umano e collettivo che si porta dietro. La Ternatese sale in Seconda Categoria, ma soprattutto conferma di essere una realtà viva, partecipata e profondamente radicata nel proprio territorio. E questa, più di tutto, è la sua vittoria più grande.

Matteo Carraro

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