
“Quando in una gara ti accorgi di aver dato tutto, ma proprio tutto, tieni duro ancora cinque secondi, perché è lì che gli altri non ce la fanno più”. Alex Zanardi raccontava questa sua teoria con grande naturalezza e con la convinzione che talvolta bastino 5 secondi per cambiarti la vita. Alex Zanardi, campionissimo che non ha bisogno di presentazioni, ed uomo ancor più grande, aveva ragione. Si è spento pochi giorni fa, il 1°maggio, lo stesso giorno del suo idolo Ayrton Senna, e proprio oggi si sono tenuti i funerali in una Padova gremita di gente che gli ha voluto bene e gliene vorrà sempre. Quando sabato mattina io stessa mi sono svegliata e mi sono affacciata sul mondo social, sono rimasta attonita, incredula, convinta che fosse una fake news e che anche stavolta ce l’avrebbe fatta. Lui ce la faceva sempre. Non ho avuto la fortuna di intervistarlo, ma di viverlo sì. Io, amante dello sport fino all’esaurimento, mi sono sempre aggrappata a questi campionissimi per le ispirazioni più profonde, e forse anche stavolta, soprattutto stavolta, non poteva essere diversamente.
Quei maledetti, benedetti, cinque secondi. Bastano per credere su un pallone destinato a fondo campo, accaparrarsi un rigore, e svoltare completamente una partita, una finale, una stagione, un intero destino?
Azzardo: avanzano.
Per info chiedere a Davide Callini. Il Marnate Gorla, in finale, ce lo ha quasi portato lui, con un gol in semifinale pesantissimo, con la prima intervista della sua carriera nel post gara, e con i cori insieme alla sua gente perché “Io sono di Gorla e voglio farli felici”. Boom.
Sempre per info, poi, chiedere a Passafiume. “Quanto pesava quel pallone, ma ho avuto un solo pensiero in testa, mia figlia”. Già. Neo papà di Arianna da 2 giorni, ore di sonno nelle ultime notti forse 6 sparpagliate qua e là, e quella donnina che probabilmente è la più giovane a cui sia mai stata dedicata una rete così pesante…undici metri di gloria e rinascita. Era finita questa partita, è stata defibrillata. Proprio come quando ti amputano entrambe gli arti inferiori dopo un mostruoso incidente in Cart ed in corpo hai un solo litro di sangue (rispetto ai 5 di un adulto ndr), era tutto già finito anche lì, eppure, Zanardi resistette, magari anche solo cinque secondi…
I supplementari, c’è di nuovo luce nella notte fonda di Cologno al Serio. Denti stretti, un uomo in meno, ed un ragazzino di 40 anni che non ha ancora dato tutto. Vola Izzo, in alto, quasi sulle nuvole, il capitano sa che deve accendere le stelle per illuminare quella che è anche la sua notte. Non so quanti gol di testa abbia segnato, ma so di non andare lontana quando parlo di specialità della casa. La palla bacia la traversa e poi rotola in rete. Il resto è una corsa d’amore verso moglie e figlia, Vittoria è ancora sveglia, quelle mani a cuore sono tutte per lei. Poi c’è da difendere il sogno fino al 120’ con tutto ciò che si ha, e quello che non si sapeva d’avere. Un muro d’acciaio, il numero uno Rinaldi, che insieme a Paroni, Gjini e Stefanazzi questa finale l’ha persa 3 anni fa con la maglia dell’Union Villa Cassano, indossa il mantello da superman e sa che ora difendere quella porta è questione di vita o di morte, o di reggere ancora cinque secondi.
Il triplice fischio vale la storia. È una carezza sul sogno e su occhi stremati ma pieni, su gambe che non reggono più e cuori provati, è un mister che s’inginocchia e ride e piange, è Alessio Nardone che ha aperto le danze con una punizione magistrale e, anche lui, il cuore verso la sua famiglia. È Giuseppe Ferrenti ed un destro a fil di palo, l’ennesimo di una stagione in cui di castagne dal fuoco ne ha tolta più di qualcuna. È Emilio, un guardalinee molto più di un guardalinee, uno che Gorla se l’è cucita dentro, uno che trova sempre un minuto per tutti ed una parola buona: il nodo allo stomaco appena sceso dal bus, le lacrime al 120’ ripagano i sacrifici di una vita “Sono nel calcio da 25 anni e non avevo mai vinto niente”. Poi la società, Matteo Caristina, direttore sportivo, Paolo Semenzato spalla del mister, presidenti, dirigenti, un settore giovanile che cresce, una tifoseria un po’ matta ma presente ovunque, famiglie e compagne di vita pazienti, sugli spalti, con il sole e la pioggia, nelle sconfitte e nelle vittorie. Eppure, i sacrifici e l’amore di questa annata sono tutti in quei cinque secondi, quelli del “non ce la faccio più”, anzi, aspetta, un ultimo sforzo.
“Trovare il sorriso nelle piccole cose è la base migliore per costruire una vita meravigliosa, e non serve essere Alex Zanardi per avere una vita meravigliosa, tutti possono averla”. Niccolò Zanardi, figlio di Alex, nell’omelia odierna ha racchiuso qui il senso di tutto e forse ricordato che a uno come suo padre, nato due volte, una sola morte non basta per portarlo via da qui. E allora viva quei cinque secondi, nascita e rinascita della meraviglia assoluta, chiave per aprire la porta a tutti i bei sogni.
Mariella Lamonica




















