
I giovani al centro di tutto. E non potrebbe essere altrimenti per il Responsabile del Settore Giovanile di Varese Basketball, Giovanni Todisco, impegnato su più fronti a tessere le fila dello sviluppo giovanile della società biancorossa ma non solo.
Sì perchè, al lavoro agonistico, viene affiancato quello educativo, culturale, sociale ed ovviamente sportivo, che son racchiusi nel progetto Varese School Cup, sempre più ampio, sempre più coinvolgente e sempre più bello.
Così la chiacchierata odierna con Todisco va dalla storica e clamorosa doppia qualificazione alle Finali Nazionali dei gruppi Under 15 di Varese Basketball al successo dell’ultima edizione della School Cup, nobilitata ancor di più dalla vittoria alla prima edizione della Super School Cup (che ha racchiuso le vincitrici del medesimo progetto di Venezia, Tortona e Trento) da parte del Daverio Casula.
Coach, partiamo dalla soddisfazione per la doppia qualificazione alle finali nazionali dei gruppi Under 15…
“È una soddisfazione enorme perché, prima di tutto, credo sia un risultato unico in Italia. Due gruppi, che in realtà fanno parte di un unico percorso di lavoro, che raggiungono un traguardo simile è qualcosa di storico. È un premio al lavoro, all’impegno e all’entusiasmo di questi ragazzi, capaci di affrontare le difficoltà con grande coraggio e personalità. Il gruppo Robur ha superato assenze importanti e ha fatto qualcosa di clamoroso, mentre il gruppo Pallacanestro Varese ha mostrato grande carattere. Parliamo di una squadra cresciuta giorno dopo giorno, che si è ritrovata a giocare partite di ottimo livello anche in Lombardia. La sorpresa può essere stata l’eliminazione di Milano, ma noi abbiamo dimostrato di meritarci tutto.”
Il valore di questo risultato?
“Il vero valore sta nel fatto che in entrambi i gruppi ci sono ragazzi con prospettive importanti e siamo stati bravi a distribuirli tra le due squadre. Se avessimo sbagliato qualcosa nella composizione, qualcuno avrebbe tolto spazio a un altro. Parliamo di elementi già inseriti nel gruppo Under 17, che hanno avuto la possibilità di svilupparsi individualmente e di alzare il livello dei rispettivi gruppi, grazie allo spazio a disposizione e alla possibilità di lavorare con serenità, senza ansie. Questo è fondamentale sia per la crescita dei singoli sia perché la loro presenza aiuta anche gli altri a migliorare. Abbiamo ragazzi che, pur partendo da un livello qualitativo inferiore, nel corso dell’anno sono cresciuti notevolmente proprio grazie al confronto con compagni più pronti. Tutto questo non sarebbe stato possibile con un unico gruppo.”
La crescita dei ragazzi che passa da un lavoro capillare dello staff tecnico…
“Abbiamo delle linee guida chiare che applichiamo a tutti i gruppi del nostro settore giovanile d’eccellenza, basate principalmente sul lavoro individuale, sia tecnico sia fisico. Questo ci consente di concentrarci sul miglioramento del giocatore senza cercare soluzioni tattiche legate alla partita. Non prepariamo le gare nel senso tradizionale, ma lavoriamo in staff con i gruppi Under 15 e Under 17, e questo approccio aiuta ad aumentare il valore complessivo dei ragazzi e delle squadre. Una situazione come questa sarà probabilmente difficile da ripetere.”
Quali sono le prospettive verso le finali nazionali?
“La composizione dei gironi alle finali è differente per le due squadre. La Robur, passando come prima, affronterà Bassano, Latina e Faenza, e ci auguriamo possa arrivare almeno ai quarti. Il gruppo Pallacanestro Varese, invece, passando da secondo, si troverà di fronte due prime di altissimo livello come Reggio Emilia e Venezia, oltre a Roma, che ha in Sarr il suo punto di riferimento e adotta spesso una difesa a zona. Il nostro percorso non sarà semplice, ma affronteremo tutto con spensieratezza, giocando a mente libera e cercando di dare il massimo.”
Prima di chiudere non possono non chiederle un commento su quella che è stata la giornata di finali della Varese School Cup e la prima edizione della Super School Cup?
“La giornata del 24 aprile non è stata improvvisata, ma nasce da un progetto costruito nel tempo e programmato fin dalla prima edizione. Le idee erano chiare su come svilupparlo e, attraverso un progressivo ampliamento delle aree di coinvolgimento degli studenti, è cresciuto anche il loro interesse. Un esempio evidente è quello delle dance crew, passate da piccoli gruppi improvvisati a realtà più strutturate e quasi professionali. È aumentato molto anche il livello della comunicazione tra gli istituti, con una sana competizione che ha portato a una maggiore esposizione mediatica e alla crescita dei follower. La componente sportiva resta centrale: senza quella, tutto il resto non esisterebbe. Abbiamo avuto la fortuna di avere squadre sempre competitive e una finale decisa ai supplementari ha ulteriormente alzato la qualità dell’evento. Abbiamo persino dovuto bloccare gli ingressi al palazzetto per l’eccessiva richiesta. È cresciuto anche il numero di collaboratori coinvolti, perché da soli sarebbe impossibile organizzare qualcosa di simile. La Super School Cup è un’altra idea nata tempo fa. È partita da un contatto con Reyer Venezia: inizialmente c’era poco credito, volevano capire cosa saremmo stati in grado di realizzare, ma vedendo il lavoro svolto il rapporto si è rafforzato sempre di più. L’obiettivo è far diventare questo evento sempre più rilevante a livello nazionale. L’idea è quella di creare una vera e propria lega scolastica, magari in collaborazione con LBA e FIP, con un appuntamento fisso per le società di Serie A, una sorta di Next Gen scolastica. È un progetto in cui ho sempre creduto: lo scorso anno è partita Trento, quest’anno si è aggiunta Tortona e speriamo di continuare su questa strada. Sono orgoglioso che la società mi abbia dato la possibilità di proseguire in questo percorso, in un territorio che vive di basket e in un progetto che coinvolge i giovani, contribuendo a formare anche i tifosi di domani.”
Alessandro Burin






















