Tre anni fa ha appeso le scarpette al chiodo, iniziando una nuova avventura ma rimanendo nella stessa casa, oggi è pronto a voltare pagina e a mettersi in gioco altrove, per una nuova sfida personale, andando a caccia di nuovi stimoli: Riccardo Carini, direttore sportivo della Valceresio, punta ad un orizzonte diverso per la sua carriera, ma non lo fa a cuor leggero e senza ringraziare la “famiglia” che lo ha cullato e cresciuto per 10 anni e a cui ha dato tutto ciò che aveva: “Sogno di chiudere in bellezza portando questa società dove merita”.

Partiamo dalla stagione ancora in corso: che annata è stata per la Valceresio?
“È stata un’annata particolare, anche per l’inserimento delle squadre comasche nel girone. All’inizio è stato strano, perché ci siamo trovati ad affrontare realtà nuove, che non conoscevamo. Però, alla lunga, devo dire che è stato anche stimolante e piacevole. Il livello era molto equilibrato: non ho visto una squadra ammazza campionato, ogni domenica era un’incognita. Ha vinto l’Ardita Cittadella, la più costante, quella che ha sbagliato meno, anche se non necessariamente la più forte”.

E qual è il vostro bilancio?
“Direi positivo. Per il secondo anno consecutivo centriamo i playoff, e non era certo scontato. Sappiamo che potevamo fare meglio, l’unico rammarico è non aver mai avuto la rosa al completo, ma non cerco alibi e non rimprovero nulla ai ragazzi, hanno dato tutto. Sono convinto che ai playoff riusciranno a mettere ancora qualcosa in più. Con il mister abbiamo fatto una scelta chiara ad inizio anno: prima gli uomini, poi i giocatori, adesso è il momento di dimostrarlo.”

Facciamo un passo indietro e parliamo di questi tre anni da direttore sportivo, che percorso è stato il tuo?
“Un percorso intenso. Io ho smesso di giocare qui dopo sette anni, sei dei quali da capitano. In realtà avevo già dentro di me quella mentalità da direttore sportivo. La società mi ha dato fiducia in un momento molto difficile, forse il più buio degli ultimi quindici anni, dopo la retrocessione in Seconda Categoria. Sono partito praticamente da solo, con il supporto del presidente Cantelmo, che non mi ha mai fatto mancare la sua fiducia e non ringrazierò mai abbastanza la società per avermi dato quest’opportunità”.

E poi?
“Poi è arrivato mister Efrem, una scelta fondamentale. Si è calato subito nella realtà e abbiamo lavorato in totale sintonia. Abbiamo ricostruito una ‘Valceresio 2.0’, partendo dalle macerie. Vincere subito la Seconda Categoria non era facile, ma ci siamo riusciti. E non solo: abbiamo vinto anche la Coppa Varese e la finale provinciale con il Marnate. Il nostro ‘triplete’, chiamiamolo così. È stata un’annata straordinaria che non dimenticherò mai”.

Poi il ritorno in Prima Categoria…
“Abbiamo mantenuto gran parte della squadra, inserendo giocatori importanti come Vezzoli, Di Iorio e Ippolito, che già ci conosceva. Da neopromossi abbiamo centrato subito i playoff, giocandocela a viso aperto con il Tradate, una grande squadre. Quest’anno siamo partiti con l’obiettivo di alzare l’asticella, ma come ho detto ci sono stati parecchi infortuni, sarebbe potuto essere una stagione diversa secondo me se avessimo avuto tutti a disposizione, ma i se e i ma non mi interessa, alla fine ci ripetiamo e siamo ancora ai playoff, l’unica varesotta, tra l’altro, su due gironi”.

Hai detto prima “è tempo di vedere gli uomini”, che Valceresio vedremo?
“Una squadra che vuole arrivare in Promozione. È il nostro sogno. Affronteremo l’Itala, una formazione forte, entusiasta e di qualità, che ha lottato fino all’ultima giornata per il campionato. Sarà una partita a viso aperto, senza calcoli. Noi abbiamo un solo obiettivo: vincere”.

Qualche settimana fa hai parlato con la società e annunciato loro che lascerai la Valceresio. Quanto è stata difficile questa scelta?
“Difficilissima. Non è stata una decisione presa a cuor leggero, anzi. Dopo sette anni da giocatore, di cui sei da capitano e tre da direttore sportivo, questa società è un pezzo di cuore. Però sentivo il bisogno di nuovi stimoli e di esprimere nuove idee che qui non collimano più con parte della dirigenza. Ci sono stati confronti, anche momenti emotivamente forti, ma credo che dopo tre anni in cui abbiamo dato tanto e raggiunto gli obiettivi prefissati, fosse il momento giusto per cambiare e mettermi in gioco altrove”.

Cosa ti lascia questa esperienza?
“Mi viene il magone. Io sono un uomo vecchio stampo, sono attaccato ai valori, per me il calcio passa ancora da lì, e faccio fatica anche a raccontare della Valceresio. Ho dato tanto e ricevuto ancora di più, lascio un pezzo di cuore. È un addio? Non lo so, non ce la faccio a dire addio a questa società”.

E il futuro?
“Prima voglio chiudere nel miglior modo possibile: portare la Valceresio dove merita. Questa società fa sacrifici enormi e lo merita, dal presidente Cantelmo al vicepresidente Fabio Cardelli, passando per tutto lo staff, da Filippo Ferrarotto ad Alberto Tagliabue ed anche Lorenzo Bianchi, fino a chi lavora dietro le quinte, citarli tutti è impossibile. Ma permettimi un ringraziamento speciale a mia moglie Ambra e ai miei figli, sono la mia forza, mi seguono e mi supportano sempre”.

E dopo il playoff?
“Mi piacerebbe continuare a fare il direttore sportivo in una realtà seria, con idee chiare e rispetto dei ruoli. Voglio mettermi in gioco, dimostrare qualcosa anche in un contesto diverso. Ho entusiasmo, voglia e valori che porto con me da questi dieci anni, mi piacerebbe poterli esprimere altrove”.

In tutti questi ringraziamenti, però, non hai citato mister Efrem…
“Gli auguro il futuro che merita. So che anche lui ha preso la decisione di chiudere il suo ciclo in Valceresio in questa stagione, e so anche la voglia e la professionalità che metterà fino all’ultimo. È una grande persona e un ottimo allenatore. In questi tre anni abbiamo costruito tanto insieme, c’è grande stima. Se ci fosse la possibilità di lavorare ancora insieme? Sarebbe bellissimo, perchè no”.

Infine: che messaggio vuoi lasciare?
“Auguro a tutti il meglio possibile, sia a chi continuerà questa avventura e sia a chi intraprenderà altre strade, ma lo auguro anche a me stesso, perché arrivo da tre anni positivi e vorrei costruire ancora molto in questo calcio. Io ho dato tutto per la Valceresio e sono orgoglioso di quello che abbiamo costruito insieme. Adesso però voglio continuare a crescere e fare la mia strada”.

Mariella Lamonica

Articolo precedenteAlla scoperta dei sentieri e delle cime del territorio Varesino: al via le otto escursioni guidate firmate Fondazione Varese Welcome e Club Alpino Italiano
Articolo successivoRovera nella “sua” Spa per la seconda del FIA WEC con la Ferrari

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui