Due regali per festeggiare il suo 83esimo compleanno. Non poteva chiedere di meglio il presidente della Pallacanestro Varese, Toto Bulgheroni, nel giorno del suo genetliaco settimana scorsa, coinciso con il passo decisivo per la chiusura dell’operazione Hunter Hale e l’ammissione del club biancorosso alla prossima Basketball Champions League.

Due situazioni che inevitabilmente fanno alzare l’asticella della società di Piazzale Gramsci e ne consolidano il progetto, sempre più virtuoso, che s’intaglia in maniera perentoria in un momento del basket italiano in cui i cambiamenti, anche radicali, sono all’ordine del giorno, come i casi di Cremona, Trieste, Brescia e Roma dimostrano. Di tutto questo abbiamo parlato proprio con “Toto” che ha tracciato come sempre con grande lucidità e competenza il quadro della situazione.

Quanto vale l’approdo diretto in Basketball Champions League per il club?
“È un passo in più per arrivare dove vogliamo essere, cioè dove eravamo tanti anni fa: ai vertici. Vincere è un discorso ma competere per vincere è ciò che conta per noi in questo momento e stiamo seguendo un percorso di crescita che possa portarci a questo livello. È un riconoscimento importante per la società e uno stimolo a proseguire il lavoro che Scola sta portando avanti.”

Non solo la BCL ma anche l’arrivo di Hunter Hale alza ulteriormente il livello della squadra…
“Lo conoscevo di fama, lo avevo visto giocare al Bahçe?ehir e sapevo che fosse un giocatore di livello superiore, in grado di dare un contributo importante alla nostra crescita. Speriamo rispetti le attese.”

Dal primo acquisto straniero del mercato alla formazione del pacchetto italiani: che valutazione ne da?
“Secondo me è molto buono e molto consistente. Parto da Villa e Ladurner: sono due ragazzi che lavorano sodo già da un anno, aiutano e contribuiscono non solo alla loro crescita, ma anche a quella degli altri. Hanno una grande etica professionale ed è un aspetto fondamentale. Ikangi e Nikolic sono due giocatori di esperienza e fisicità, grandi lavoratori. Sono convinto che abbiamo scelto due professionisti di alto livello e questo sarà importante per la crescita di tutto il gruppo. Le conferme di Alviti e Librizzi rappresentano due tasselli fondamentali e penso che poche squadre possano vantare un parco italiani come il nostro.”

Dalle operazioni finora portate a termine sembra evidente come il club abbia alzato il tiro anche a livello di budget, merito del grande lavoro che viene fatto fuori dal campo dalla società…
“Mi fa piacere che venga sottolineato il lavoro che si svolge fuori dal campo. Non sempre viene riconosciuto, ma sia Horowitz che Sogolow, insieme a Kastritis, fanno un lavoro enorme di ricerca, selezione e studio dei giocatori quotidiano e a 360 gradi. Poi c’è tutto il resto della società: dal marketing al ticketing. Su quest’ultimo c’è un po’ di rammarico per la questione dei biglietti nominativi, che impediscono a chi sottoscrive un abbonamento di prestarlo o regalarlo. A mio giudizio è un ostacolo per la campagna abbonamenti. La gente, però, si sta adeguando: non è una scelta nostra, ma una norma di pubblica sicurezza. Mi sembra comunque che il pubblico stia comprendendo la situazione e stia premiando gli sforzi che la società sta facendo.”

Come giudica il momento che sta vivendo il basket italiano?
“Queste cose sono già state dette e spiegate in tanti modi. È chiaro che nessuno è andato contro la legge, ma qualcuno ha sottovalutato o non ha considerato il valore che una società rappresenta per una città e per una comunità, soprattutto nel caso di Brescia. È legittimo che qualcuno voglia acquistare una società, ma il trasferimento del titolo sportivo, pur essendo consentito dalla legge, va contro gli interessi sportivi e sociali di una città e della sua comunità. Su Roma credo che le valutazioni siano ancora premature: oggi ci sono due società e due titoli sportivi, ma le squadre devono ancora essere costruite. Roma manca dalla Serie A da tanti anni, ma per me non conta solo la Serie A. Probabilmente sono influenzato da quello che facciamo noi, cioè dal legame con la comunità, che si costruisce attraverso il settore giovanile. Bisogna creare società che crescano dal basso e non partano dall’alto. Vedere certe situazioni mi fa effetto. Faranno bene alla pallacanestro? Non lo so. Se lavoreranno con criteri costruttivi e sapranno inserirsi davvero nel tessuto cittadino, allora sì, potranno fare del bene. A mio avviso, prima o poi, non so come né quando, alcune leggi e alcuni regolamenti dovranno essere modificati. Altrimenti si rischia di arrivare a situazioni come quelle dell’NBA, dove addirittura le squadre cambiano città. Non dimentichiamo che i Lakers si chiamano così perché originariamente provenivano dalla terra dei laghi. È un momento di grande cambiamento e mi auguro che tutti gli attori della pallacanestro sappiano coglierne gli aspetti positivi e limitarne quelli negativi.”

Alessandro Burin

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