
Possono due risultati scardinare l’ordine mondiale del calcio? E’ una domanda forte, lo sappiamo, che apre però ad un interrogativo tutt’altro che campato per aria. Chi ama infatti il pallone non può sicuramente essersi perso quello che nella serata e notte italiana è accaduto dall’altra parte dell’oceano Atlantico, dove Germania e Olanda sono state rispettivamente eliminate dai Mondiali 2026 da parte di Paraguay e Marocco.
Due verdetti tanto inaspettati quanto forti, che aprono ad un chiaro tema su quella che era un tempo ma oggi non è più la polarizzazione del calcio mondiale rivolta all’Europa. L’uscita di scena di queste due nazionali storiche per tradizione e cultura, unita, se vogliamo, al disastro perdurante dell’Italia che da 3 edizioni non partecipa ad un Mondiale, aprono inevitabilmente un tema su quella che è una direttrice che si sta spostando dal calcio del Vecchio Continente verso altri lidi.
L’apertura sempre più ampia delle competizioni continentali e non solo ha permesso in questi anni a società e di conseguenza, calciatori, che prima erano relegati nel silenzio dei propri campionati nazionali, di mettersi in mostra, toccando con mano, o meglio con piede, il livello del calcio europeo e lavorando per cercare, piano piano, di avvicinarsi allo stesso. Un sistema che ha così creato sì grandi disparità ma che permette anno dopo anno a tante squadre di crescere perché si sa che se giochi con chi è più forte di te inevitabilmente sei portato ad alzare il tuo livello.
Ed allora, al di là di ciò che non funziona a livello globale nel mondo calcio (e c’è tanto che non va e può essere migliorato) sicuramente lo sviluppo e la crescita intrinseca che il movimento sta cercando di portare avanti sta dando i primi frutti a livello di competitività e di nuovi scenari ed assetti gerarchici che un tempo si credevano non scardinabili e che invece risultati come quelli di ieri, ma così come la grande figura fatta dal Giappone benché eliminato al 96′ dal Brasile, ci dimostrano essere possibili ed alzano inevitabilmente l’attrattività e l’imprevedibilità dell’evento, andando a così a coinvolgere sempre più pubblico e con sempre maggior intensità.
Alessandro Burin
























