
Il passaggio di consegne e la cessione delle quote societarie dell’Aurora Pro Patria non mettono del tutto la parola “fine” alle tensioni che hanno accompagnato gli ultimi mesi attorno al club biancoblù. A tenere banco nelle ultime ore è lo sfogo social di Patrizia Testa, che ha affidato a Facebook un amaro e diretto punto della situazione su quanto vissuto dietro le quinte nell’ultimo periodo.
Il post su Facebook e lo striscione del contenzioso
A corredo di un messaggio al vetriolo, l’ex massima carica della società bustocca ha pubblicato la fotografia di uno striscione di cartone, simbolo tangibile delle contestazioni e delle pressioni ricevute a Busto Arsizio. Sul cartone si leggono chiaramente tre messaggi diretti a figure chiave e collaboratrici della società:

- “PATRIZIA TESTA VENDI” * “MARTINA CROSTA VATTENE” * “ROSANNA ZEMA FAI CHIAREZZA”
Accanto alla foto, la risposta senza filtri della patron biancoblù:
«La prima nominata ha esaudito la richiesta (giunta con classe prima di Natale) del candidato addetto stampa della Pro Patria e di altri leoni da tastiera! A disposizione dei curiosi e senza vincolo di riservatezza lettere di scuse e… molto altro!!»
Un’esternazione forte con cui Patrizia Testa ribadisce di aver ceduto/assecondato le richieste di disimpegno, rimarcando però come molti degli attacchi ricevuti siano arrivati da personaggi del contesto locale e “leoni da tastiera”. La promessa, o provocazione, è chiara: mettere a disposizione di chiunque voglia approfondire lettere di scuse ricevute, retroscena e dettagli finora rimasti riservati.
Le altre dichiarazioni: i sacrifici e la scelta del disimpegno
Lo sfogo social rappresenta l’ultimo atto di una riflessione maturata nel tempo e già anticipata nelle scorse settimane. Come dichiarato dalla stessa Patrizia Testa ai quotidiani locali (tra cui La Prealpina), la decisione di passare la mano e cedere le quote è stata tutt’altro che improvvisata:
«Sono decisioni frutto di un pensiero non maturato in un giorno, ma meditato da mesi. Ho sempre messo in chiaro la mia volontà di disimpegno e i miei limiti economici. Una parte della piazza è entrata in contestazione verso di me, quasi come se mi fossi disinteressata della Pro Patria o fossi qui per veicolare interessi personali. Ho subito attacchi e minacce che ritengo squallidi e inaccettabili».
L’imprenditrice bustocca ha sempre rivendicato gli sforzi sostenuti dal 2015 a oggi per mantenere la Pro Patria tra i professionisti, ricordando come il legame con la squadra della propria città sia sempre stato dettato dalla passione e non da secondi fini politici o commerciali.
Con la cessione delle quote e la nuova fase societaria, cala il sipario sull’era guidata da Patrizia Testa allo stadio “Carlo Speroni”: un’uscita di scena accompagnata però dalla ferma volontà di difendere la propria dignità personale e l’operato svolto al servizio dei colori biancoblù.
Date a Patrizia quel che è di Patrizia
All’imprenditrice bustocca si sarebbe dovuto applicare un classico “date a Cesare quel che è di Cesare”, riconoscendole l’indiscusso merito di aver rilevato e mantenuto in vita una società calcistica per oltre un decennio, garantendo solidità e professionismo alla piazza. A Busto Arsizio, invece, le cose sono andate diversamente: tra il disinteresse del tessuto imprenditoriale locale, che raramente ha risposto ai suoi appelli di supporto, e l’ingratitudine di una fetta di tifoseria che ha preferito la contestazione alla memoria sportiva, il bilancio finale lascia l’amaro in bocca. Patrizia Testa saluta la Pro Patria dopo oltre dieci anni di sacrifici economici e personali di cui oggi pochissimi sembrano volerle rendere merito, preferendo voltare pagina senza la giusta riconoscenza per chi ha salvato e custodito il pallone biancoblù negli ultimi dieci anni.
Michele Marocco
























