Da Meda a Meda, un cerchio che si è chiuso. 10 anni di carriera fatti di tanti trionfi, dentro e fuori dal campo gara per un atleta che, come pochi altri nel corso di questo decennio, è riuscito a far innamorare della Ginnastica Artistica tantissimi ragazzi e ragazze che in lui hanno visto un esempio da seguire per professionalità, dedizione, passione e soprattutto qualità, che poi è quella che alla fine, nello sport, fa la differenza.

Ha detto basta Nicola Bartolini, che dalla stessa palestra dove è iniziato il suo percorso virtuoso nel mondo ginnico, saluta quella disciplina che per lui è stata molto più di uno sport, è stata vita. Chi infatti conosce un minimo la ginnastica sa quanto lavoro, sforzi, allenamenti ed impegno ci vogliano per arrivare poi a giocarsi tutto in pochi secondi, in un crudele gioco del destino che però è ciò che rende davvero affascinante questo sport.

Bartolini dice stop al termine Campionati Italiani Assoluti che si sono svolti nel weekend del 25 e 26 luglio in Brianza, dopo una carriera che lo ha fatto conoscere al grande pubblico prima con il reality “Ginnasti vite parallele” e poi sui campi di gara. 
L’apice di questo viaggio toccato nel 2021 con la vittoria del titolo mondiale nel corpo libero in Giappone e la finale a squadre alle Olimpiadi di Parigi 2024.
Indimenticabile, però, il rapporto con la Pro Patria Bustese, in quella che, più che una società, è divenuta casa (come raccontava in questa intervista esclusiva ai nostri microfoni qualche anno fa) dove si è trasferito giovanissimo dalla Sardegna. Una squadra ripresa dalla A-2, guidata in A-1 da capitano e poi alla conquista della salvezza superando difficoltà, infortuni, fatica, perché la ginnastica è soprattutto questo: un salto nel vuoto in grado di condensare in pochi secondi tutti gli sforzi di mesi di allenamento e per questo da gestire al meglio, come ha saputo fare Nicola che ora saluta la Ginnastica Artistica, lasciando un vuoto incolmabile ma anche il ricordo di uno degli atleti più spettacolari di questa disciplina degli ultimi anni.

Alessandro Burin
Foto Simone Ferraro FGI

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